Mani, braccia e gambe robotiche che comunicano con il cervello

0
1.722 Numero visite

robotic_arm_cup_jh-300x168Da Oscar Pistorius (prima che diventasse un assassino) ad Alex Zanardi, abbiamo visto tutti quanti, in televisione, persone con un qualche arto amputato che riescono comunque a compiere imprese eccezionali, ma avete mai pensato a come sarebbe la vostra vita se veniste privati di una parte del vostro corpo? Anche le azioni più banali potrebbero risultare difficili, se non addirittura impossibili. Eppure sono migliaia le persone che ogni anno vengono private di un arto. In loro soccorso viene una delle branche più innovative della ricerca: la biorobotica.

Immagine-300x201La biorobotica è quella parte della robotica che cerca di sviluppare robot che si comportino come degli organismi viventi, o parti di essi, ed è un campo di ricerca estremamente promettente. Negli ultimi anni sono stati sviluppate diverse protesi robotiche in gradi di rispondere perfettamente al cervello del paziente. Questo si può ottenere collegando la protesi tramite degli elettrodi ai nervi che controllavano l’arto amputato, i quali sono anch’essi amputati. Gli stessi nervi sono responsabili della così detta “sindrome dell’arto fantasma“, provata dal 50-80% delle persone a cui è stato amputato un arto, ovvero il paziente è in gradi di “sentire” l’arto rimosso, proprio perché i nervi tronchi comunicano ancora col cervello. Quindi, se questi nervi sono ancora in gradi di mandare segnali al cervello, sono anche in grado di riceverne e comandare la protesi.

Recentemente molti giornali hanno riportato la storia di Leslie Baugh, un signore a cui furono amputate entrambe le braccia, e a cui i ricercatori della John Hopkins University ne hanno donate un paio nuove, che possono essere controllate esattamente come delle braccia vere. Ma al contrario di quanto si è letto questo non è il primo caso al mondo, esistono diversi casi simili sia per quanto riguarda le braccia che per gambe o mani.

bior2-kAcG-U430503288452529ZC-593x443@Corriere-Web-Sezioni-300x224La Swiss Federal Institute of Technology ha messo a punto, all’inizio del 2014, una protesi robotica di una mano che, oltre ad essere controllata dal cervello, è anche in grado di mandare una risposta sulle caratteristiche di ciò che si sta toccando, il paziente è stato in grado di riconoscere consistenza e forma di vari oggetti. Hugh Herr invece, all’ MIT, ha sviluppato protesi robotiche delle gambe che reagiscono esattamente come delle gambe vere, ed hanno permesso ad una ballerina che aveva perso una gamba nell’attentato di Boston di ricominciare a ballare. Anche l’Italia è presente nel panorama della biorobotica, con un centro di eccellenza come l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il quale sta portando avanti, tra gli altri, progetti su protesi sia di mani che di gambe robotiche.

L’immaginario fantascientifico di poter sostituire parti del nostro corpo con protesi robotiche quindi non è affatto lontano dalla realtà, e la biorobotica consentirà a centinaia di migliaia di persone di recuperarsi da un handicap che, fino ad oggi, costituisce un ostacolo insormontabile per condurre una vita normale.

Francesco Starinieri

http://versusgiornale.it

Newsletter