Diffamazione: rischio nuove modifiche alla Camera, tempi lunghi per approvazione

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Nessuna approvazione in tempi rapidi. Nessuna ratifica celere da parte di Montecitorio in modo da trasformare al più presto in legge il ddl che abolisce il carcere per i giornalisti. È il concreto rischio che corre la riforma della diffamazione, che oggi ha ricevuto il via libera del Senato. A un anno esatto dal disco verde della prima lettura, il testo che nei prossimi giorni tornerà alla Camera potrebbe essere oggetto di un nuovo esame. Conseguenza: nuove estenuanti trattative fra i partiti, nuove modifiche, un ulteriore passaggio a Palazzo Madama. E tempi ulteriormente dilatati per l’entrata in vigore. A quanto risulta al VELINO, infatti, le modifiche che ieri sono state introdotte dall’Aula del Senato hanno creato molto malumore all’interno di Forza Italia e, soprattutto, del Nuovo centrodestra. Uno in particolare il punto che non è andato giù all’alleato di governo del Pd: l’approvazione di un emendamento del democratico Felice Casson al codice di procedura civile che, in caso di lite temeraria, lascia al giudice la facoltà di prevedere un risarcimento al giornalista.

Una modifica riformulata (la versione originaria dell’emendamento la rendeva obbligatoria e stabiliva anche la percentuale) ma che secondo il centrodestra è troppo sbilanciata a favore della categoria: la riforma abolisce il carcere e lo sostituisce con sanzioni pecuniarie, oltre non ci si può spingere. Tanto più, viene osservato dall’ex Pdl nel suo complesso, che quella modifica dovrebbe riguardare il processo civile e non può valere unicamente per la categoria dei giornalisti. Insomma, a detta del centrodestra rischierebbe addirittura di essere incostituzionale. Di qui la probabile decisione di tornare “all’attacco” a Montecitorio, per espungere quella previsione.

“In commissione alla Camera quella modifica non era passata non casualmente, ma perché sulla lite termaria si era raggiunto un equilibrio secondo cui se ne deve parlare in sede di riforma generale del processo civile, visto che non può valere solo per la diffamazione a mezzo stampa – riconosce la presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (Pd) -. Non si tratta, insomma, di un tema dimenticato ma che era volutamente rimesso a un discorso più generale. Vedremo cosa ne deriverà”. Se si decidesse di rimettere in discussione l’accordo “politico” che era alla base della riforma, non è escluso che si giunga a intervenire anche sulla recidiva, che può portare all’interdizione temporanea dalla professione giornalistica: nel testo uscito dalla Camera era previsto infatti che fosse sufficiente quella “semplice”, al Senato è stata trasformata in “reiterata”.

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