Esposito, giudice Mediaset e pm nei guai. Doppia grana per padre e figlio

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Processo disciplinare al giudice di Berlusconi. E il pm è indagato. Il più anziano deve rispondere dell’intervista dopo l’udienza in cui Berlusconi fu condannato

Il giudice Antonio Esposito
Il giudice Antonio Esposito

Milano, 6 marzo 2014 – I guai passano di padre in figlio. Da una parte il giudice della Cassazione, Antonio Esposito, che ha confermato la sentenza di condanna per Silvio Berlusconi sul caso dei fondi neri per i diritti televisivi di Mediaset, che dovrà rendere conto alla sezione disciplinare del Csm dell’intervista al Mattino di Napoli nella quale «spiegava» il perché della sentenza, uscita il giorno dopo l’udienza finale del processo.

Dall’altra parte il figlio del magistrato, Ferdinando, che di mestiere fa il pubblico ministero a Milano. Per lui, la notizia dell’avvio di un procedimento penale a Brescia, dove si fanno le indagini sui giudici del capoluogo lombardo. Storia di denaro e di presunte frequentazioni imbarazzanti.

Ad accusare Esposito jr, un avvocato lombardo che sostiene di aver fatto dei favori al pubblico ministero, di avergli dato dei soldi che avrebbe rivisto soltanto in parte, di aver ricevuto pressioni per pagare l’affitto al giovane pm, ma soprattutto di aver accompagnato il figlio del giudice di Cassazione ad Arcore, a casa di Silvio Berlusconi, nei giorni caldi del processo Ruby, il 22 maggio 2013. Scopo dell’incontro? Ancora non si sa.

Di certo, si conosce che il legale è stato ascoltato dalla Procura di Milano, che ha spedito — per competenza — le carte a Brescia, dove la patata bollente è finita sul tavolo del pm Silvia Bonardi. Dentro le carte, le dichiarazioni dell’accusatore, tutte da verificare, che asserisce di essersi deciso a parlare perchéEsposito non gli avrebbe reso i soldi prestati, 7mila euro, che il magistrato avrebbe usato per finanziare un costoso tenore di vita.

Lo stesso pm milanese, peraltro, era stato visto nel 2012, in compagnia di Nicole Minetti, indagata nella vicenda Ruby. E la storia era finita al centro del gossip cittadino. In attesa delle verifiche dei pm di Brescia, ma anche della Procura della Cassazione e del ministero della Giustizia per un eventuale procedimento disciplinare, l’indagato, che è anche nipote dell’ex procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, mostra tranquillità. «Sono provato ma sereno. Mi sono sempre comportato correttamente e credo verrà provata la mia estraneità sia a livello disciplinare sia penale».

Intanto, passo a passo, prosegue anche la vicenda del padre di Esposito, Antonio, che sedeva nel collegio del periodo «feriale» che inflisse la pena definitiva a 4 anni all’ex premier per frode fiscale. Il caso dell’intervista in cui parlava di «Berlusconi condannato perché sapeva, non perché non poteva non sapere», era già stato archiviato il 13 novembre il Plenum di Palazzo dei Marescialli, per la pratica del trasferimento. Ma furono rilevati «profili di natura disciplinare e deontologica da valutare nella sedi competenti». Ora il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani ha chiesto il processo disciplinare per il magistrato. Si attende che la versione del giudice di Cassazione venga ascoltata dalla sezione disciplinare del Csm. Red.Mi.

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