Il territorio? Abusivismo, incapacità degli amministratori, logica della clientela

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Al secondo workshop dedicato al turismo verde nel Lazio qualcuno denuncia cosa non và

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13 febbraio 2014. Si è svolto presso la Fiera di Roma, in occasione di Outdoors Experience, il secondo Workshop dal titolo “L’elogio del Camminare”, organizzato dalla Commissione Cultura del Consiglio Regionale del Lazio.

Molti i relatori in rappresentanza delle varie anime del Turismo Verde, e varie le sessioni tematiche. Dai “Cammini della Fede”, al “Turismo itinerante”, il “camminare” si è rivelata un’attività diffusa e articolata, mossa da tante ragioni diverse.

Ai lavori ha partecipato, con il suo Presidente Rodolfo Lorenzini, anche la Società Italiana del Cavallo e dell’Ambiente onlus, che da molti anni svolge attività culturale nel settore del Turismo Equestre e del Turismo Verde (l’ultimo prodotto realizzato è il Grande Anello dei Parchi del Lazio, percorso di circa 750 chilometri dedicato al turismo a piedi, a cavallo e in bicicletta).

Con il suo intervento Lorenzini ha voluto sottolineare le grandi difficoltà che bloccano lo sviluppo del turismo rurale nella Tuscia, nel viterbese e nell’alto Lazio. Difficoltà -secondo Lorenzini- dovute soprattutto al degrado del territorio colpito da abusivismo sulla rete viabile rurale ed alla incapacità degli amminstratori locali e regionali  di provvedere sia al censimento della rete potenzialmente fruibile al servizio del turismo verde, sia di creare le condizioni per cui questa rete, con forti valenze storiche e culturali, sia realmente messa a disposizione del territorio.

Questi problemi determinano negativamente lo sviluppo stesso delle attività turistiche che  ruotano  attorno al percorso della Via Francigena, ad esempio, che è afflitto dalla carenza di criteri manageriali di gestione.

“Ma il vero dramma”- ha concluso Lorenzini-  “è che spesso gli interlocutori vengono scelti dalle istituzioni non sulla base di seri criteri meritocratici, ma sulla base di clientele territoriali. Questi soggetti molte volte non hanno neanche le competenze tecniche per occuparsi dei problemi, e come è emerso nei commenti del pubblico in sala, spesso coloro che si occupano e si sono occupati di territorio, nascosti dietro sigle altisonanti, non sono neanche usciti dal loro ufficio e non conoscono le realtà operative ed i complessi problemi reali della ruralità. Il caso della Via Francigena è eclatante: secondo dati del ministero dell’Ambiente, riferiti in un convegno nel 2006, in Italia sono stati investiti 840 milioni di euro. Nonostante questo da una indagine condotta dalla Sica onlus su 108 tour operator stranieri presenti ad Agri and Tour, è risultato che nessuno di loro era a conoscenza del marchio Francigena”.

Ufficio Stampa Sica onlus

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