Bilancio, troppi emendamenti, Marino chiama il prefetto per evitare il commissariamento

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Un appello al prefetto affinché intervenga per sbloccare lo stallo sul bilancio di previsione 2013 del Comune di Roma.

di Michela Giachetta e Fabio Rossi

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L’iniziativa, partita dai consiglieri del Pd, dovrebbe portare Ignazio Marino a confrontarsi già in mattinata con Giuseppe Pecoraro sulla situazione che si è venuta a creare in consiglio comunale, quando mancano appena quattro giorni alla scadenza dell’ultima proroga concessa dal Governo per l’approvazione della manovra. L’occasione sarà la riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Al ministero degli Interni verrà chiesta un’interpretazione delle norme che regolano l’approvazione delle delibere da parte dell’assemblea capitolina. E che, in questo momento vede il bilancio fermo, a pochi giorni dal possibile commissariamento del Campidoglio, di fronte a una massa di 125 mila ordini del giorno (di cui 62 mila della Lista Marchini) e 35 mila emendamenti presentati dall’opposizione, ai quali potrebbero aggiungersene altri questa mattina, prima dello stop definitivo. A Pecoraro si rivolgerà anche il centrodestra con una lettera che, nelle intenzioni di Sveva Belviso (Nuovo centrodestra), servirà «a chiedere l’intervento del prefetto sulle gravi forzature fatte dalla maggioranza già nella seduta di domenica».

La bagarre. Il vero problema sono gli ordini del giorno che, come stabilito dal Consiglio di Stato nella passata consiliatura (sulla delibera per la creazione della holding capitolina), devono essere necessariamente votati prima della delibera a cui si riferiscono. Il Pd punta a eliminarne una buona parte con i 42 atti presentati dai democrat, che recepiscono tanti ordini del giorno della minoranza causandone la decadenza. Ma alcuni consiglieri dell’opposizione, con Alessandro Onorato e Marco Pomarici in testa, hanno chiesto di poter vedere gli atti, per ridurre al minimo il taglio. Insomma, per poter votare tutti gli ordini del giorno bisognerebbe andare ben oltre la scadenza del 30 novembre. E allora si punta a una soluzione politica: ieri si sono moltiplicati i contatti tra la maggioranza – con il coordinatore Fabrizio Panecaldo e il capogruppo democrat Francesco D’Ausilio – e l’opposizione, per cercare una soluzione che consenta di approvare la manovra. Ma i primi segnali non sono buoni: ieri, a un vertice sull’urbanistica con la minoranza, convocato da Marino e dall’assessore Giovanni Caudo, si sono presentati solo Gianni Alemanno e Mino Dinoi, del gruppo misto. «La Lista Marchini vuole salvare Roma: per questo oggi abbiamo presentato 13 proposte di delibera, esattamente il doppio di quanto hanno fatto Marino e la sua giunta negli ultimi sei mesi», sottolinea Onorato. Giovanni Quarzo (Forza Italia) nel suo intervento ha invece elencato tutti i contratti per assunzioni a termine e consulenze esterne fatte dalla giunta in questi mesi. Botta e risposta, intanto, tra il sindaco e Alfio Marchini, a riprova di un clima avvelenato. Marino ironizza sulle torri dell’Eur abbandonate: «Ma Marchini, Alfio Marchini quello di Amo Roma? O un omonimo o un parente. Ma non posso crederci, non sarà l’Alfio Marchini quello che ama Roma che lascia questa visione tipo Beirut all’Eur». Replica l’imprenditore: «Come già abbiamo avuto modo di chiarire più volte pubblicamente durante la campagna elettorale, Alfio Marchini purtroppo non possiede le Torri delle ex Finanze, come afferma con la consueta inadeguatezza e superficialità il sindaco uscente Ignazio Marino».

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