Turchia, rimosso il divieto di velo negli uffici pubblici

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Cade anche l’ultimo bastione della Turchia laica disegnata e voluta dal padre della patria kemal Ataturk. E cade per mano di colui che, da più parti, viene da sempre tacciato di voler “reislamizzare” la Turchia; Erdogan mette in pratica uno dei suoi intenti primari, ovvero riportare Ankara ad uno stato di “equilibrio” fra la dimensione statuale e quella religiosa.

Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan
Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan

Dimensione che Ataturk aveva tenuto nettamente distinte grazie ad un’opera di “occidentalizzazione” della Turchia che era così divenuta un modello di Paese che non allontana la religione, musulmana in questo caso prevalente, e il diritto ma che le tiene nettamente separate grazie ad una legislazione che si avvicinava più alla Svizzera che non ai paesi arabi.

Da oggi, secondo le nuove disposizioni emanate dal governo a guida Erdogan, si potrà reindossare il velo negli uffici pubblici, abolendo così un divieto che era un po’ il simbolo della Turchia, capace di distinguerla dalla galassia degli Stati a maggioranza musulmana. La misura, che arriva in un “pacchetto democratizzazione” voluto da Erdogan, sta già facendo molto discutere.

Uscito sostanzialmente sconfitto dalle proteste di Gezi Park e dalle decisioni successive del Tribunale che ha reso la piazza e il parco praticamente intoccabili, il premier turco prova ora la mossa dell’avvicinamento anche alla minoranza curda del Paese; che però non appare soddisfatta delle misure a suo favore.

Studiare in curdo, ripristinare nei documenti pubblici alcune lettere che dall’alfabeto turco erano state eliminate perché curde e la possibilità per i partiti di fare campagna elettorale in curdo; misure che potrebbero allentare la tensione e favorire il processo di pace con il Kurdistan, da sempre spina nel fianco di Ankara. Erdogan si prepara per la corsa alla presidenza del 2014.

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