Priebke, è scontro sui funerali a Roma

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L’ex capitano delle SS, morto all’età di 100 anni, era stato condannato all’ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Nell’ultima intervista choc aveva detto: “L’Olocausto? Propaganda”

Priebke: 'onore' e una svastica, scritta vicino casa sua

Si svolgeranno a Roma, probabilmente martedì, i funerali di Erich Priebke, l’ex ufficiale delle SS morto nella capitale all’età di 100 anni. La cerimonia funebre sarà celebrata in una chiesa del centro della Capitale. Lo ha riferito Paolo Giachini, avvocato di Priebke. Il sindaco capitolino, Ignazio Marino, ricordando “che Roma è una città antinazifascista”, ha fatto sapere che in accordo con Prefettura e Questura “vieterà qualsiasi forma di celebrazione in forma solenne” dei funerali di Priebke. Il Vicariato inoltre sottolinea che non sono previste esequie in una chiesa romana, smentendo così quanto dichiarato dal legale dell’ex SS.

Anniversario della deportazione degli ebrei
Se saranno confermati, i funerali dell’SS Erich Priebke si svolgeranno alla vigilia dell’anniversario della deportazione degli ebrei dal Ghetto di Roma, avvenuta il 16 ottobre 1943. Quest’anno è il 70esimo anniversario della razzia.

L’Argentina aveva rifiutato la salma
Il ministro degli esteri dell’Argentina Hector Timerman aveva dato ordine “di respingere ogni procedura che possa permettere l’ingresso nel paese del corpo del criminale Erich Priebke”. Lo aveva reso noto il ministero, precisando che “gli argentini non accettano questo tipo di offese alla dignità dell’uomo”. Priebke voleva essere sepolto accanto alla moglie a Bariloche, nella città argentina dove si era rifugiato anni fa.

Condannato all’ergastolo per le Fosse ardeatine
Priebke aveva 100 anni. Militare tedesco durante la seconda Guerra Mondiale, capitano delle SS in Italia, era stato condannato all’ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. L’ex ufficiale scontava la sua pena agli arresti domiciliari a Roma, nel quartiere Aurelio. Per lui non sarà allestita alcuna camera ardente.

Via Rasella, poi la rappresaglia
Dopo l’armistizio del’8 settembre 1943 e fino al maggio 1944 Priebke era a Roma sotto il comando di Herbert Kappler. Dopo l’attentato di via Rasella ai danni di una compagnia del battaglione Bozen – messo a segno dai Gap, Gruppi di Azione Patriottica – il 23 marzo 1944, Kappler ordinò le esecuzioni di 335 ostaggi, da fucilare per rappresaglia dentro le Fosse Ardeatine. L’operazione venne condotta da Priebke.

La cattura
Nel 1994 Priebke viene rintracciato da una televisione americana e poi arrestato dalla polizia argentina a Bariloche, in Argentina. L’Italia ne chiede l’estradizione, che avviene l’anno successivo. A maggio del ’96 inizia il processo militare e nel ’97 arriva la sentenza di primo grado: Priebke viene condannato a 15 anni (10 dei quali condonati). Nel ’98 la Corte Militare d’Appello lo condanna all’ergastolo. Dal ’99 Il tribunale militare di sorveglianza concede a Priebke la detenzione domiciliare per motivi di salute.

Lettera testamento: non rinnego il mio passato
L’ex SS, nella lunga intervista testamento scritta in occasione dei suoi 100 anni, non rinnega il suo passato. “Ho scelto di essere me stesso”. Alla domanda se si sentisse ancora nazista, rispondeva: “La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung ed ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionasocialismo è scomparso con la sconfitta e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare”. E ancora: “Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau”.

Pacifici: farà i conti con gli angeli delle fosse Ardeatine 
“Esistono delle certezze nella religione. Quelli delle Fosse Ardeatine sono degli angeli e si occuperanno di lui per l’eternità. Priebke farà i conti con loro nell’altro mondo”. Così il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici sulla morte di Erich Priebke.- “E’ difficile provare emozione di fronte alla morte di un criminale – continua Pacifici – un soggetto che nell’arco della sua vita, e qui rimane l’amarezza, non ha mai mostrato nessun momento di cedimento e non ha mai confessato i suoi peccati di gioventù. Non si è mai pentito delle azioni criminali, non ha mai avuto pietà per le sue vittime e neanche per i loro familiari”. “Io personalmente oggi non riesco né a ridere né a piangere”, conclude Pacifici.

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