Gelata sulla birra Vendite a picco

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Profitti in calo per Heineken e Carlsberg a causa del calo dei consumi e della concorrenza

LUCA FORNOVO
TORINO – Non vanno più a «tutta birra» i bilanci di due colossi della popolare bevanda bionda, l’olandese Heineken e la danese Carlsberg. Per entrambe la causa del calo dei consumi starebbe nella primavera fredda e umida in Europa, oltre che nella crisi che gela i bilanci delle famiglie e la concorrenza asiatica sempre più agguerrita a colpi di prezzi bassi.
In Russia Carlsberg soffre per la stretta sugli alcolici
In Russia Carlsberg soffre per la stretta sugli alcolici

Heineken nel primo semestre 2013 ha perso il 17% di utili netti, che sono stati 639 milioni di euro, contro i 766 milioni di euro dello stesso periodo del 2012. Un risultato che si rivela decisamente inferiore alle attese di molti analisti e il titolo Heineken in Borsa ha chiuso la seduta in rosso. La società ha inoltre annunciato un dividendo di 0,36 euro ad azione, un po’ più basso del previsto. E anche i ricavi che sono aumentati del 3% a 10,4 miliardi di euro, non soddisfano i broker perché questa crescita è esclusivamente legata all’acquisto da parte del colosso olandese della Asian Pacific Breweries, il produttore asiatico della birra della Tigre. E all’orizzonte non sembrano esserci miglioramenti in vista (almeno a breve).

Jean Francois van Boxmeer, l’amministratore delegato del terzo produttore mondiale di birra, si aspetta che sui mercati rimangano ancora incertezza economica e consumi deboli nel secondo semestre, anche se a luglio i volumi di vendita sono lievitati grazie alla calda, seppure breve, estate. Secondo il colosso olandese Heineken a penalizzare i consumi sarebbe state anche l’aumento delle tasse su birra a alcolici imposte dal governo francese, anche se benefici sono arrivati dai Paesi emergenti. Gli analisti tuttavia si aspettavano risultati migliori e il titolo ha perso terreno alla borsa di Amsterdam.

Anche negli Stati Uniti, Heineken è stata colpita dal rallentamento dell’economia e dal clima poco favorevole. Tuttavia i marchi Dos Equis, Tecate Light e il sidro Strongbow sono tutti cresciuti. Mentre i volumi della birra Heineken sono calati.

Performance poco effervescente anche per la concorrente danese Carlsberg, che si è vista ridurre del 6% i consumi nel mercato dell’Europa occidentale, il più ricco del mondo, con un calo dell’1% di utili a 3,44 miliardi di corone danesi (461 milioni di euro), ben lontano dalle aspettative degli analisti più ottimistiche, quantificabili in 3,55 miliardi di corone. Nel trimestre i ricavi sono stati di 19,64 miliardi.

 

«Le difficili condizioni di mercato sostengono l’importanza dei nostri costanti sforzi per rendere l’azienda più efficiente» commenta Joergen Buhl Rasmussen, numero uno del gruppo danese. Carlsberg d’altro canto sua continua a soffrire, sul grande mercato della Russia, della stretta del governo di Mosca contro i consumi di alcolici.E i buoni risultati in Asia non hanno compensato l’atonia delle vendite in Europa.

Intanto dall’Australia, dove la birra è la bevanda nazionale, arriva una notizia che non solo farà discutere ma che potrebbe cambiare i metodi di produzione della bionda. Gli scienziati dell’Università Griffith in Queensland hanno trovato un sistema per migliorare gli effetti idratanti della bevanda. Aggiungendo elettroliti, un ingrediente comunemente contenuto nelle bevande per sportivi, e riducendo il contenuto alcolico, i ricercatori guidati dal professor Ben Desbrow, della Scuola di nutrizione e dietetica dell’ateneo, hanno dimostrato che la birra può diventare ancor più rinfrescante, senza che cambi il sapore.

http://www.lastampa.it

 

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