Bondi: guerra civile. L’ira del Quirinale Oggi Pdl in piazza per Berlusconi

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Il Colle: parole irresponsabili. Alle 18 la manifestazione
a palazzo Grazioli. Attesi oltre 500 pullman da tutt’Italia

2 GIUGNO: NAPOLITANO, LAVORARE INSIEME PER SICUREZZA E BENESSEREROMA Il primo week end di questo strano agosto italiano è iniziato con Sandro Bondi, uno dei coordinatori del Pdl, che parla di possibili «forme di guerra civile» se non si dovesse trovare una soluzione politica ai guai giudiziari di Silvio Berlusconi.

La sortita fa letteralmente infuriare il Quirinale. Che con una nota bolla comme «irresponsabili» le parole di Bondi mentre più tardi il capo dell’esecutivo, Enrico Letta, chiederà di «tener fuori il Quirinale da questa questione e di smetterla di tirarlo in ballo in modo improprio e ricattatorio».

Capitolo «guerra civile» a parte (Bondi ha fatto sapere che nessuno gli potrà tappare la bocca), la giornata di ieri è vissuta tutta intorno alla manifestazione del Pdl indetta per le 18 e che improvvisamente, nonostante l’annuncio di ieri a carattere cubitali su una pagina de «Il Giornale», è stata spostata da Piazza Santi Apostoli a Palazzo Grazioli. Una decisione che ha fatto nascere un giallo. Una mossa di marketing politico o la presa d’atto che ad agosto è impossibile un’ampia partecipazione ad una manifestazione pubblica?
E’ un fatto che dopo la nota del Quirinale i ministri del Pdl avevano fatto sapere che non avrebbero partecipato alla manifestazione e gli stessi organizzatori avevano iniziato a parlare più di un sit-in che di una vera e propria mobilitazione. Era sembrato che la manifestazione attenuasse il suo profilo un po’ con l’obiettivo di calibrare la «rabbia del popolo di Berlusconi» ma soprattutto per rabbonire l’irritazione di Napolitano e per venire incontro a Letta che nel frattempo aveva detto di «voler ascoltare con attenzione» le ragioni dell’adunata.

E’ certo infatti che il Quirinale terrà d’occhio la manifestazione di oggi nei suoi toni e nelle sue forme anche in vista del calendario degli incontri politici che Napolitano terrà nei prossimi giorni. All’evento non dovrebbe essere presente Berlusconi che però sarà a Roma. Non è escluso dunque che il leader del Pdl alla fine si conceda al suo popolo. E per questo gli organizzatori stanno lavorando a raggiungere il traguardo di una consistente partecipazione popolare. E così nella seconda metà del pomeriggio il profilo della manifestazione è tornato a salire. Nessuno più ha parlato di sit-in e anzi è cominciata a circolare la voce dell’arrivo di ben 500 autobus da tutt’Italia.

LA CONTA
A dire il vero Questura e Campidoglio si stanno attrezzando all’arrivo di un centinaio di pullman e la Polizia di Stato si attende la partecipazione di una decina di migliaia di persone (risultato, se raggiunto, di tutto rispetto considerato il mese e il week end). In Questura si fa sapere che il livelo di sicurezza sarà fissato sugli standard consueti ma che non sarà consentita alcuna «fuoriuscita dai binari». E il riferimento va alla voce, circolata ieri mattina, di una possibile estensione della protesta con un minicorteo silenzioso che avrebbe potuto raggiungere il Quirinale.

Mobilitazione generale o si-in che sia comunque la decisione di scendere in piazza a sostegno dell’ex premier rappresenta, nella strategia berlusconiana, un ulteriore strumento di pressione per tenere alta l’attenzione sulla battaglia per chiedere la concessione della grazia. L’annuncio, fatto l’altro ieri nel corso della riunione dei parlamentari dai due presidenti Renato Schifani (Senato) e Renato Brunetta (Camera), è stata al centro del summit serale a palazzo Grazioli con lo stato maggiore di via dell’Umiltà, l’ex capo del governo ed i due figli maggiori.

La strategia per ora rimane quella di alzare la voce senza però far precipitare gli eventi. Il Cavaliere avrebbe chiesto ai suoi di tenersi pronti anche alle urne a ottobre, consapevole però che la strada è tutt’altro che semplice. Nonostante il pressing dell’ala dura del partito, l’ex premier sottolinea a tutti coloro che hanno potuto parlargli che non essere più «azionista» del governo può essere un rischio.
D.Pir.

http://www.ilmessaggero.it/

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