Il ministro Idem si dimette «L’avevo deciso già da tempo»

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Un’ora e un quarto faccia a faccia con il premier Enrico Letta a spiegare fin nel minimo dettaglio la sua posizione, illustrando carte, documenti sulla casa-palestra della sua città, ma soprattutto per dire che ha preso la sua decisione. Si dimette, lascia la sfida iniziata da appena 50 giorni.

di Maria Zegarelli

Josefa Idem
Josefa Idem

A questo gioco qui, spiega, non è abituata, alla gogna mediatica, gli insulti personali, lei, che ha passato una vita al duro allenamento e ha conosciuto gli onori delle Olimpiadi, si sottrae. La ministra Josefa Idem presenta le sue dimissioni e si allontana da Palazzo Chigi sola nell’automobile che la porta nella sede del suo ministero e non rilascia dichiarazioni. Consegna ciò che ha da dire ad una nota: «Come ministra ho tenuto duro in questi giorni perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del “gioco”.

La “persona” Josefa Idem, già da giorni invece, si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli insulti espressi nei suoi confronti. Quando sono salita dal Presidente Letta avevo già maturato la decisione di dimettermi, ma ho comunque voluto condividere con lui l’attenta valutazione del quadro venutosi a creare ed esporgli la scarsa rilevanza di quanto imputatomi.

Confermo quindi le mie dimissioni, augurando buon lavoro al Presidente del Consiglio Enrico Letta al quale rinnovo la mia più profonda stima». Enrico Letta l’ha ascoltata con attenzione, convinto «della correttezza di fondo» della ministra, ma accetta le dimissioni e ne informa il Colle. A chi lo ha visto «freddino» già nei giorni scorsi, risponde un suo stretto collaboratore: «Enrico non vuole che ci siano ombre di alcun tipo sul suo esecutivo».

Chi conosce la ministra, invece, racconta della grande amarezza di questi ultimi giorni, perché «Josefa ha passato anni e anni ad allenarsi con tenacia e grandissima fatica, non ha mai seguito queste cose». «Ho una mia idea: che Josefa non sapesse assolutamente nulla e che non abbia condiviso nulla – dice Franco Chimenti, presidente di Coni Servizio -. Vivo nel mondo dello sport, quando gli atleti sono impegnati lo sono veramente, soprattutto ai livelli in cui era lei. Avrebbe dovuto sostenere che lei non si è mai interessata di queste cose e se, al limite, qualche responsabilità ci fosse, ce l’avrebbe suo marito. È una persona talmente perbene, non minimamente censurabile. Se lascia, perdiamo una persona per bene al ministero».

Letta poco dopo l’incontro in un comunicato dice di aver «preso atto della volontà irrevocabile del ministro Idem», di essere sicuro che «emergeranno rapidamente, e in tutta la loro limpidezza, la correttezza e il rigore morale che conosco essere fra i tratti distintivi di Josefa Idem e per i quali l’ho scelta e le ho chiesto di entrare a far parte del governo», si augura che venga preservata la sua vita privata e aggiunge che saranno distribuite le deleghe della ministra al Cdm. Sembra rispondere indirettamente così anche a chi, come Daniela Santanché, lamentava quel posto in quota Pdl. La sottosegretaria alla Pubblica amministrazione Michaela Biancofiore, che a causa della sua infelicissima frase sui gay è stata spostata dalle Pari opportunità, si smarca immediatamente: «Io sono stata sbeffeggiata e punita per una semplice dichiarazione personale, «Purtroppo qualcuno nasce con una natura diversa», ndr)… ho sempre pagato le tasse al mio Paese».

Il pressing sulla campionessa olimpionica è stato fortissimo per tutto il giorno anche da sinistra: «Il ministro Idem si deve dimettere perché così si fa. Ma è paradossale che la campagna sia stata orchestrata dai giornali di quello che probabilmente è uno dei più grandi evasori della storia d’Italia», dice in mattinata Nichi Vendola. Il M5S torna all’attacco e fa sapere che sta passando al setaccio tutte le carte relative alla discussa casa-palestra insinuando irregolarità con le norme della Ausl di Ravenna. Francesco Storace twitta che «non bastano le medaglie per scansare la giustizia. Si scusi, se ne vada».

Le associazioni Lgbt stigmatizzano «la deriva misogina che questa vicenda ha raggiunto nei commenti di alcuni rappresentanti della politica». Sottolineano che «Josefa Idem ha mostrato in pochissimo tempo di voler affrontare con serietà e dedizione temi urgenti da troppo tempo accantonati nel nostro Paese, primo fra tutti quello dei diritti delle persone omosessuali e transessuali». La difende anche il socialista Riccardo Nencini, «è già stata condannata da garantisti a senso unico, rigorosi solo quando non si tocca il loro leader». Ma è nello stesso Pd che si registra prudenza. E in ogni caso se l’altro giorno in conferenza stampa Josefa Idem aveva lasciato intendere che non avrebbe mollato, nelle ultime ore ha preso la sua decisione. A questo «gioco» si sottrae.

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