Delitto Moro, Cossiga arrivò prima della telefonata Br

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Ancora misteri sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. L’ultima arriva da un’inchiesta di Manlio Castronuovo e Paolo Cucchiarelli

Ancora misteri sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. L’ultima arriva da un’inchiesta di Manlio Castronuovo e Paolo Cucchiarelli che, ascoltando le testimonianze di quell’epoca, rilevano che quando arrivò la telefonata al professor Tritto da parte di Morucci con l’annuncio della morte del presidente Dc e il luogo del ritrovamento, probabilmente per canali confidenziali, la notizia era già nota alle autorità che si trovavavano in via Caetani sapendo cosa ci fosse dentro quella Renault rossa.

Uno scoop? Non è il primo e non sarà l’ultimo. Comunque la magistratura ha aperto un’inchiesta per verificare la veridicità della rivelazione. Se questa differenza d’orario fosse vera si potrebbe far strada l’idea che qualcuno, che faceva parte delle istituzioni, sapeva. Insomma che ci fossero dei canali confidenziali e segreti. L’ex giudice Imposimato va oltre, rivelando alcune confidenze secondo cui era stato individuato il covo dei brigatisti e le forze speciali erano pronte a intervenire. Tesi che naturalmente non hanno ancora riscontri dalle indagini ufficiali. Così come i contatti diretti con i rapitori.

Certamente permangono lati oscuri. Come la presunta seduta spiritica che indicò in Gradoli il luogo dov’era sequestrato lo statista Dc. Le ricerche portarono alla località e non alla strada a nord di Roma dove in seguito fu trovato un covo ancora caldo delle Br. Se le indagini fossero state rivolte subito alla ricerca dell’appartamento forse la storia avrebbe avuto un esito diverso. Nella vicenda permangono misteri, alcuni senza fondamento, altri senza spiegazioni, ma dalle indagini giudiziarie non sono emersi elementi concreti che possano far pensare a coinvolgimenti diretti di uomini dello Stato, a reticenze o coperture. L’unica cosa certa è il tentativo di trattativa con lo scambio di detenuti con Moro, la discussione all’interno della Dc portò a far prevalere della linea della fermezza, contestata da Moro che, nelle sue lettere accusò i vertici del suo partito fino ad annunciare le sue dimissioni. Per il resto siamo nel campo delle ipotesi.

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Via Gaetani, Roma

Certamente Moro, stando alle testiminianze degli stessi rapitori, fu ucciso nella Renault rossa la mattina presto, forse anche prima delle 9. L’auto fu portata in via Caetani a non più di 100 metri dalle sedi della Dc e del Pci di Piazza del Gesù e di via Botteghe Oscure. Un ultimo affronto allo Stato perché il corpo di uno degli autori di quella grande coalizione che governava allora il Paese fu fatto ritrovare proprio tra le sedi dei due maggiori partiti italiani. Ufficialmente la notizia fu data da quella drammatica telefonata intercettata dalla polizia in cui le Br annunciarono al professor Tritto, uno dei collaboratori di Moro, la morte del politico e il luogo del ritrovamento. Tritto non riuscì a completare la telefonata e passò il microfono al padre. Immediato l’allarme e l’arrivo sul posto dei massimi esponenti politici.

Ai fotografi e alle tv apparve quel corpo rannicchiato nel portabagagli dell’auto. Gli italiani videro quelle immagini intorno alle 14. Ma forse qualcuno aveva saputo prima. Un mistero in più, ma forse non il più importante. Più importante sarebbe sapere con certezza che fu fatto tutto il possibile per salvare Moro. Le ulteriori indagini dovrebbero avere questa finalità. Forse le autorità italiane fecero del loro meglio pur commettendo errori, ma non furono loro a condannare lo statista. A uccidere lui e la sua scorta furono le Br. Forse è bene non dimenticarlo e ben vengano le indagini giudiziare a cancellare, se possibile, ogni dubbio.

Giuseppe Sanzotta

http://www.iltempo.it/

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