Luca Parmitano, il primo italiano a passeggiare nello spazio

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ROMA – Il quadretto “Casa dolce casa” lo potrà appendere subito a destra nell’ingresso. Davanti alla porta, invece, niente zerbino: volerebbe via, perché il maxicamper in cui andrà ad abitare e lavorare Luca Parmitano viaggia a 28mila chilometri orari. Sembra un film montato alla rovescia, ma il sesto astronauta tricolore decollerà da Baikonur (Kazakistan) il 28 maggio su una Soyuz russa per attraccare sei ore dopo alla Stazione spaziale internazionale e ritrovarsi così esattamente in Italia.

di Paolo Ricci Bitti

International Space Station crew pass exams

Ormai più della metà dei moduli abitativi pressurizzati del laboratorio è “made in Italy” dalla progettazione alla costruzione?
«Sì – racconta il pilota siciliano al telefono da Star City a Mosca, in sottofondo le vocine allegre delle figlie Maia e Sara, 3 e 6 anni – Mi ritroverò in orbita circondato da tecnologia italiana, segno che il nostro settore della ricerca e dell’industria e il coordinamento dell’Agenzia spaziale italiana hanno sempre più crediti nel ristretto club dei paesi che si occupano di spazio. Il ruolo dell’Italia, evidente anche nell’ideazione degli esperimenti, è importante sia nella realizzazione dall’A alla Z di parti della stazione, sia quale paese guida di molti progetti dell’Agenzia spaziale europea, ad esempio la Cupola, il luogo più spettacolare dell’Iss».

Già, è la bow window con la più grande finestra (80 cm di diametro) finora mai costruita per lo spazio: il posto migliore per godersi le 16 albe e i 16 tramonti riservati ogni 24 ore ai pur indaffaratissimi inquilini della stazione vasta come un campo di rugby. Poco il tempo libero dunque nei 180 giorni della missione?
«Pochissimo. La nostra giornata è molto piena: ci sono da seguire oltre 150 esperimenti scientifici, c’è da curare e sviluppare la parte tecnologica della stazione e infine ci sono compiti legati ai futuri scenari esplorativi che già adesso creano i presupposti per raggiungere nei prossimi anni altri pianeti».

Il tempo per un paio di passeggiate, però, lo troverà.
«Sì, sposterò radiatori, sistemerò telecamere, recupererò moduli per esperimenti piazzati all’esterno della stazione».
Ma tutte queste faccende non cancelleranno mica l’emozione di galleggiare nello spazio protetto solo dalla tuta? Non era mai capitato a un italiano e non per niente la sua missione si chiama “Volare”.
«Macché, ci mancherebbe, non vedo l’ora: per chi, come me, ama da sempre staccare l’ombra da terra, sembra già il massimo decollare per lo spazio, poi mi è capitato il privilegio delle “passeggiate”. Vi racconterò che cosa vuol dire muoversi “in libertà” nello spazio dopo averlo sognato fin da bambino e dopo essermi fatto tante volte la domanda “chi c’è a guardarci da così in alto?”».

Ha detto privilegio?
«Sì, e aggiungo anche responsabilità. In queste missioni si rappresenta la propria nazione e migliaia di persone che lavorano nelle aziende e nelle università. Quindi ci si allena per anni, ci si fa centrifugare, si passano giorni in piscina con la tuta e sempre con il massimo impegno per rispettare le aspettative e far fruttare gli investimenti. E poi noi astronauti abbiamo anche un compito educativo…».

In cattedra nello spazio?

«Nei tanti incontri con gli studenti organizzati dall’Asi si scopre che dietro al fascino dello spazio, dietro alla domanda “Come si diventa astronauti?” c’è in realtà il nostro futuro. Ai ragazzi tento di dimostrare che la passione per lo studio, per un’impresa, è la chiave per la riuscita della propria esistenza e con la possibilità di aiutare il progresso».

A costo di enormi investimenti.

«Che daranno enormi risultati. Che cosa si aspetta chi pianta il seme di una quercia? Con queste missioni contribuiamo a costruire un futuro migliore e non solo perché con il lavoro di oggi qualcuno domani potrà andare su Marte. Grazie agli esperimenti sulla Stazione spaziale si stanno raccogliendo importanti risultati ad esempio per la medicina, vedi le cure per l’osteoporosi, dato che in assenza di peso le ossa si indeboliscono. E poi si lavora per migliorare la lotta all’inquinamento, per scoprire nuovi carburanti ecologici con test che possono essere eseguiti solo in assenza di gravità. Per i frutti di tanti di questi esperimenti sarà necessario attendere anni, forse decenni, ma è questo il modo di procedere della ricerca che non si può fermare».

Nemmeno un po’ di paura? Lei è sposato e ha due figlie.
«Con la paura si impara a convivere già per diventare pilota militare. E si impara anche a condividere questa esperienze con la famiglia. Le mie figlie fanno un sacco di domande, è meravigliosa la loro curiosità».

Sull’Iss ci sono i doppi servizi, ma non la doccia; il menu, nonostante la location, non vale nemmeno una stella, per non dire dei rifiuti liquidi che vengono riciclati e riusati come acqua potabile.
«Ci si abitua, ci si abitua. E poi là troverò anche una chitarra».

Giusto, abbiamo visto e sentito il suo collega Chris Hadfield cantare Space Oddity con cosmici commenti di David Bowie.
«Chris è bravissimo, io replicherò con Dalla, Battisti e i Litfiba. Suonare la chitarra mi ha aiutato parecchio durante le fasi più dure dell’addestramento».
Allora aspettiamo “Futura” di Lucio Dalla: da lassù non sarebbe male.

CHI E’ LUCA PARMITANO
E’ nato 36 anni fa a Paternò, è sposato con Kathy e ha due figlie di 3 e 6 anni. Si è diplomato al liceo scientifico Galilei di Catania e si è laureato in Scienze Politiche a Napoli frequentando al tempo stesso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Nell’Arma azzurra ha raggiunto il grado di maggiore e conta oltre 2.000 ore di volo con abilitazione al pilotaggio di 20 modelli tra aerei ed elicotteri. Fa parte degli astronauti dell’Agenzia spaziale europea dal 2009.
LA STAZIONE ISS
La Stazione spaziale internazionale (Iss) è vasta come un campo di rugby, pesa 500 tonnellate ed è in orbita, con il suo nucleo primario, dal 1998. Dal 2000 è abitata senza soste (fino a 8 astronauti) e l’anno prossimo dovrebbe essere completata per restare in esercizio fino al 2028. Visibile a occhio nudo dalla Terra, viaggia a una velocità media di quasi 28mila chilometri orari ad un’altezza che varia tra i 278 e il 460 chilometri. Compie 16 volte al giorno un’orbita completa. Alla realizzazione e al funzionamento del grande laboratorio di ricerca scientifica contribuiscono Nasa (Usa), Rka (Russia), Esa (Europa, ovvero Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera), Jaxa (Giappone) e Csa (Canada). I costi stimati dell’Iss sono di circa 100 miliardi di euro nei 30 anni di attività.

GLI ASTRONAUTI ITALIANI
Il primo astronauta italiano è stato Franco Malerba il 31 luglio 1992. Poi toccò a Umberto Guidoni, Maurizio Cheli, Paolo Nespoli e Roberto Vittori. E dopo Luca Parmitano sarà la volta, l’anno prossimo, di Samantha Cristoforetti, la prima astronauta tricolore. Parmitano diventerà inoltre il primo astronauta italiano ad aver compiuto una passeggiata nello spazio e a restare per sei mesi in orbita.

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