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I bambini sani vanno in Europa, quelli gravemente disabili rimangono a Kiev. 

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di Angela Napoletano, Londra

È l’amara decisione, maturata con la guerra in diversi orfanotrofi ucraini, che ha esasperato le difficoltà degli istituti di accoglienza dei minori, in gran parte risalenti al regime sovietico, che spesso, già prima del conflitto, lamentavano carenza di cibo e medicine. Lo ha rivelato, ieri, l’associazione Disability rights international (Dri) presentando i risultati delle ispezioni effettuate a fine aprile in sette strutture dell’Ucraina occidentale. Le condizioni in cui sono stati relegati i piccoli costretti a restare perché affetti da gravi deficit fisici e cognitivi, sintetizza il rapporto, possono essere «atroci».

I dettagli dell’inchiesta parlano di bambini disabili abbandonati a se stessi sui lettini ammassati in stanze senza aria e senza luce. Di corpi maleodoranti, immobili da chissà quanto, feriti dalle piaghe. Di braccia strette in camicie di forza. Dei lamenti di un idrocefalo a cui da tempo non vengono somministrati i farmaci. Orrore. Sulla descrizione del dramma pesa l’idea che alcuni di questi piccoli siano stati trasferiti a ovest di Kiev dalle regioni orientali, quelle più esposte ai bombardamenti dell’esercito russo, con un viaggio che avrebbe invece potuto portarli fuori dall’Ucraina, in Italia, Polonia o Germania, come avvenuto per gli altri minori evacuati. Perché, ci si chiede, non è stata data anche a loro questa opportunità? La disabilità grave, soprattutto cognitiva, è purtroppo fonte di paura e pregiudizio in ogni società. Nella regione del conflitto tra Mosca e Kiev, spiega Eric Rosenthal, è considerata come «non recuperabile». Ci si preoccupa solo di tenerli in vita, aggiunge, «di assicurare ai bambini, se possibile, il cambio del pannolino e della coperta».

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha stimato che il numero di bambini ucraini affetti da grave deficit sia di almeno 100mila. Alcune Ong ritengono invece che siano il doppio, circa 200mila. Sono il volto forse più sofferente della guerra: piccoli, fragili e soli. Il conflitto in corso compromette non solo la fornitura di cibo e medicinali ma anche di personale addetto alle minime pratiche di cura e assistenza. Vittime due volte di questa guerra, in quanto bambini e in quanto disabili.

Il rapporto di Dri denuncia, per esempio, che l’unico psichiatra in organico in una delle strutture ispezionate dall’associazione nell’ovest è ora arruolato nell’esercito. Nessuno lo ha sostituito. A occuparsi dei bambini sono, oggi, in prevalenza volontarie. Donne – eroiche – che prestano servizio gratuito negli istituti delle loro comunità locali. «L’importante – sottolinea Halyna Kurylo, responsabile Dri a Kiev – è solo tenerli in vita». La Bbc è entrata in una delle dimore finite sotto esame raccontando per suoni e immagini la «normalità» vissuta dai 22 disabili ospiti: la passeggiata in giardino, le attività in palestra, la lettura dei libri. I piccoli, il giorno dopo – a telecamere spente, denunciano – erano tornati all’oblio del mondo.

Il direttore dell’istituto, Vasyl Markulin, ha sottolineato l’«egoismo» di chi, nel mezzo della guerra, glieli ha lasciati senza alcuna indicazione sulle condizioni dei pazienti, tra cui epilettici e autistici. «Sono corsi via – ha sottolineato – più veloce che potevano». A Ovest, lontano dal fronte caldo del conflitto, si stanno intanto già costruendo gli orfanotrofi destinati ad accogliere i piccoli, disabili e no, che sopravvivranno ai bombardamenti ma senza più famiglia.

Illustra questo articolo il video pubblicato sul canale YouTube di Dri Ucraina; le immagini sono forti, ma Avvenire.it ha deciso di proporle ai suoi utenti per dare riscontro alla denuncia dell’associazione sulle condizioni dei bambini disabili gravi in Ucraina.

 

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