In fuga dall’Ucraina: a Pasqua arrivano trenta bambini malati e disabili

La solidarietà corre a Missaglia, lungo il confine tra le province di Lecco e Monza

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Un lungo viaggio per scappare dalle zone di guerra. Un percorso che durerà l’intero fine settimana.

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Poi domenica sera l’arrivo a Monza.

Dove troveranno finalmente le cure di strutture adeguate e di famiglie amorevoli che li aiuteranno a dimenticare gli orrori della guerra.

Saranno circa una trentina – ma i dettagli sono in fase di definizione proprio in queste ore – i bambini che la sera di Pasqua arriveranno a Monza dall’Ucraina. “Una sorta di miracolo di Pasqua – spiega Agostino D’Antuoni, l’avvocato monzese che dall’inizio della guerra ha un filo diretto con l’Ucraina per mettere in salvo e portare in Brianza donne, bambini e malati -. Si tratta di bambini malati, alcuni con serie malattie neurologiche e alcuni con disabilità. Tutto è nato per caso, grazie a un contatto con Fabio Agostoni un collega di Lecco. Nella giornata di venerdì da Missaglia partirà, grazie a Fiorenzo Bedendo, una cordata di pullmini carichi di vestiti e medicine diretti al confine con l’Ucraina. Quando ho saputo che, una volta scaricato il materiale sarebbero ritornati in Italia vuoti, mi sono subito organizzato con le autorità locali per riuscire a portare in Italia quei bambini disabili e malati che non erano ancora riusciti a fuggire”.

I furgoni, una volta scaricato al confine gli scatoloni pieni d’aiuti, ritorneranno verso l’Italia con quei bimbi e ragazzi bisognosi di cure. “Nel frattempo mi sto organizzando con la Fondazione Papa Giovanni XXIII per trovare adeguate sistemazioni a quei minori – aggiunge D’Antuoni -. Servono strutture specializzate, ma anche famiglie in grado di seguire questi bimbi che necessitano particolari cure e attenzioni. Sono davvero emozionato: anche questa volta la Provvidenza ci ha assistito e ci ha permesso di poter salvare altre vite”.

Intanto nei giorni scorsi la Fondazione Azimut ha consegnato a D’Antuoni oltre 5mila euro di buoni pasto da destinare alle famiglie italiane che stanno ospitando i profughi. E continua anche il progetto “Adotta una famiglia” promosso dall’avvocato monzese. Alla base la richiesta di pacchi alimentari da destinare alle famiglie che ospitano le persone fuggite dalla guerra, ma anche tempo per accompagnarle nel disbrigo delle pratiche burocratiche e delle visite mediche.

 

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