«Ancora» è un pugno, «grazie» una carezza: la lingua dei segni per far «parlare» i bimbi

Una rete di asili e corsi insegna un sistema di comunicazione tra genitori e figli nato negli Usa: «Crea un legame profondo e facilita l’apprendimento del linguaggio verbale»

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Uno dei laboratori dedicati ai genitori (foto segni di bambino)
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Chissà quante cose fanno paura ai bimbi ancor prima che riescano a esprimerle a parole.

di Federica Nannetti

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Sicuramente tante più di quante sia possibile immaginare. Ad esempio, una semplice spia accesa che fino a qualche giorno prima non c’era: qualcosa di nuovo e inaspettato che può provocare timori che i piccoli non possono comunicare. E come fanno per esprimere invece il desiderio di ricevere un pezzo di biscotto o fare qualcosa un’altra volta? Come poter dire «ancora» quando non si è in grado di formularlo a parole?

Una lingua dei segni

Per permettere anche ai più piccoli, dagli zero ai 24 mesi, di esternare le proprie emozioni, le proprie necessità e bisogni è arrivato in Italia (in realtà già da qualche anno ma è sempre più diffuso) Baby Signs, un programma di comunicazione gestuale per bebè già molto in uso negli Stati Uniti e oggi capillare anche nel Nord del nostro Paese. Attraverso le manine, sarà dunque possibile capire meglio ciò che sente in un preciso momento o anche, semplicemente, da cosa sia incuriosito, superando così quel senso di frustrazione dovuto all’impossibilità di capire nel profondo cosa stia cercando di trasmettere prima dell’arrivo delle parole. Un sentimento, quest’ultimo, che finiscono per provare sia i genitori che i bambini.

Dagli oggetti ai sentimenti

Se, da una parte, è più facile immaginare la codificazione di segni legati a oggetti o azioni concrete, dall’altra lo è sicuramente meno quella per sentimenti o concetti astratti; eppure il programma Baby Signs è articolato per entrambe le sfere: prendendo in prestito alcuni segni dalla Lis, lingua italiana dei segni, è infatti in grado di unirvi anche gesti meno convenzionali ma pur sempre codificati e stabilizzati tra genitori e figli, inserendoli dunque nelle comunicazioni naturali e quotidiane. Uno degli aspetti più importanti del programma, infatti, è proprio quello «della ripetitività nel tempo – ha spiegato Jennifer Zanetti, psicologa e referente Baby Signs per il territorio di Forlì-Cesena –. Ciò significa che ogni gesto deve essere conservato nel lungo periodo», persino se estrapolato dalla gestualità naturale del bambino.

Propedeutico al linguaggio verbale

Ma i vantaggi del programma sono anche altri, dallo stimolo dello sviluppo cognitivo all’autocontrollo del comportamento e delle emozioni, dal consolidamento del rapporto tra genitori e figli all’aumento dell’autostima fin dai primissimi mesi di vita. E, per quanto i dubbi a riguardo da parte di mamme e papà non siano pochi, soprattutto inizialmente, è qualcosa che «facilita l’apprendimento del linguaggio verbale – ha continuato Zanetti –, assolutamente non lo rallenta», ma nemmeno è un modo «per farli parlare prima e di più – ha precisato Mariapaola Scuderi, logopedista e referente nazionale di Baby Signs Italia –. È semplicemente un programma per portarli a comunicare tutto ciò che provano fin da subito, farli entrare in concetti profondi».

Una rete di asili nido

Su quest’ultimo aspetto, in particolare sul senso della condivisione, hanno iniziato a lavorare anche alcuni asili nido certificati (45 in totale e concentrati nei territori del Veneto, della Lombardia, del Friuli e del Piemonte), cercando di trasmettere attraverso le mani il bisogno, per esempio, di «fare piano – ha continuato Scuderi –. La calma è un modo per inibire gli atti irruenti e aggressivi, dunque la forma di condivisione della vita per eccellenza. I bambini sono in grado di comprendere questi valori» e, dunque, di portarli con sé anche al di fuori della scuola. Il cuore di Baby Signs è Padova, da dove coordinano appunto le attività Scuderi e suo marito, che hanno portato il programma nel nostro Paese esattamente sei anni fa, nel novembre 2015, con il primo workshop per genitori. Se nella quasi totalità dei casi gli incontri sono destinati alla coppia di genitori, ci sono anche alcune sperimentazioni con la partecipazione dei bambini, come nel caso dei laboratori “Segna, canta e gioca” condotti da Sara Andreozzi, terapista delle neuro e psicomotricità, nonché referente per la città di Parma.

Il pugno per dire «ancora»

Ma quindi, come può un bimbo comunicare il desiderio di mangiare “ancora” un po’ di biscotto? «Il segno di “ancora” è rappresentato dal pugno chiuso che si abbassa davanti al viso – hanno spiegato Zanetti e Scuderi – mentre “paura” è un simbolo “baby friendly” estrapolato dai gesti naturali dei bambini, ovvero la manina sul cuore che batte forte. C’è poi “per favore”, una carezza sulla guancia, o “scusa”», un colpetto sul mento con il pugno chiuso. «La potenza di Baby Signs – ha concluso la referente nazionale – è quella di dare al genitore la consapevolezza di quanta ricchezza mentale vi sia nei propri bimbi, dai pensieri ai ricordi, fino alla capacità di mettere insieme concetti anche complessi. Una comunicazione che crea fiducia reciproca e un legame fortissimo».

 

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