Alice, la ragazza che insegna la lingua dei segni ai neonati

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ODERZO. Chi ha bimbi piccoli lo sa bene: uno dei problemi più grandi, almeno finché non iniziano a parlare, è capire cosa cerchino di trasmettere agli adulti.

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A cercare di «agevolare» questo percorso arriva ora Alice Preo, giovane pordenonese che mercoledì 17 gennaio sarà al negozio “Il Fanciullino” di Oderzo per esporre un metodo di comunicazione che si propone l’ambizioso programma di abbattere le barriere fra i bambini fino ai 2 anni e i loro genitori. Il progetto si chiama “Baby Signs” ed è sviluppato a livello nazionale: «L’esperienza è nata una trentina d’anni fa negli Stati Uniti ed è arrivata in Italia da un paio d’anni» spiega Alice. Gli istruttori certificati Baby Signs sono una trentina in tutto lo Stivale, tanto che Alice è la responsabile del Veneto Orientale e del Friuli.

«Cerchiamo di insegnare ai genitori come stabilire un contatto con i loro bambini finché questi non possono avere la parola». Il come è più facile di quel che si possa pensare: i segni che vengono suggeriti ai genitori sono quelli della Lis, la lingua italiana dei segni: «I bambini per comunicare possono usare solo il loro corpo, ed iniziano ad indicare le cose da quando hanno più o meno 8 mesi» spiega Alice. «Vivono un mondo che gli adulti non possono conoscere, ma in questo modo i genitori possono capire meglio il proprio bambino». Alice Preo non si è certo improvvisata istruttrice.

La sua carriera universitaria le ha dato l’occasione di specializzarsi in questa attività. Si è laureata proprio nella Lingua Italiana dei Segni, e durante i suoi studi ha iniziato ad informarsi sull’attività di Baby Signs Italia. Anche se non è mamma, la sua piccola “cavia” è stato il suo nipotino: «Ho sperimentato su di lui il metodo Baby Signs e ho visto da una posizione privilegiata degli ottimi e costanti progressi.

E non è vero che i bambini si impigriscano con l’indicare le cose invece che impararne il nome: fior fiore di studi dicono che l’uso dei segni favorisce l’utilizzo della parola». Il secondo incontro sarà invece un workshop a pagamento, sabato 10 febbraio dalle 10

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