Giubiano, fa tappa la nazionale più bella: «Noi, sordi e felici di imparare il rugby»

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Sono le dieci del mattino, splende il sole a Giubiano ed è una giornata perfetta per giocare a rugby. Ed i ragazzi della nazionale di rugby sordi, infatti, sono già in campo. Corrono, sudano, si chiamano, si cercano. Seguono con attenzione le direttive dell’allenatore.

di Alberto Coriele

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La voglia di giocare a rugby e di imparare si legge nei loro occhi. Quasi da rimanere incantati, per la passione e la grinta che ci mettono tutti quanti. Si allenano per farsi trovare pronti oggi, domenica 27 settembre, nel triangolare che li vedrà opposti, a partire dalle ore 10 nell’ambito del Memorial Lucio e Gianni Sacchetti, agli Under 18 del Rugby Varese e del Cus Milano.

Video. La Nazionale rugby sordi al Levi di Giubiano

 

Da tutto lo Stivale

Mischia, raggruppamenti, giro palla: le provano tutte. Vogliono diventare una squadra vera, si sentono compagni ed amici. Vengono un po’ da tutta Italia, chi da Ancona, chi da Jesi, chi da Imola. E chi da Varese, come Michele Ponti, che è proprio cresciuto nelle giovanili del Rugby Varese.
Sono ancora ai primi passi, qualcuno gioca a rugby da poco, sta ancora imparando. Il capitano Loris Landi, che ha voluto con tutte le sue forze che questa squadra nascesse, dà indicazioni, aiuta i compagni, li incita uno ad uno, spiega loro i movimenti, è un leader incontrastato.
Giubiano pian piano si sveglia e l’Aldo Levi, tirato a lucido, si popola in vista del pienone di oggi. Il campo è perfetto, verde come non mai, non c’è un filo d’erba fuori posto. In una pausa, che i ragazzi sfruttano per bere, ne approfittiamo ed entriamo sul terreno di gioco.
Si mettono in posa per una foto di gruppo, scherzano, si buttano per terra. Tra un sorriso ed una battuta, troviamo anche il tempo per scambiare due parole. Si presenta per primo il capitano Loris Landi, che ci chiede quale idea ci siamo fatti di loro: è curioso di sapere se da fuori sembrano bravi e forti. Lo sono, e oggi lo dimostreranno.
Proprio da Loris è partita l’idea di far nascere questa squadra, nel 2008. Racconta: «Pensavo di essere l’unico sordo a giocare a rugby. Poi ho conosciuto un altro ragazzo, sordo come me, che giocava. Da quel momento, nel 2011, ho iniziato a cercare altri ragazzi ed il gruppo si è allargato fino a 22 giocatori».
La cosa bella è che «molti di questi ragazzi inizialmente neanche sapevano cosa fosse il rugby, e adesso stanno imparando piano piano. Il gruppo si sta allargando, siamo contenti. Io gioco a rugby da 15 anni, mentre qualcuno è agli inizi. Però ad ogni raduno si nota sempre un miglioramento, sia tecnico che di comunicazione in campo tra di noi».

L’esordio in 14

Gli fa eco il presidente, Francesco Di Stefano, che arriva da Ancona e fa anche il giocatore: «Al primo raduno, a Padova, l’anno scorso, eravamo in 14: ce ne mancava uno per scendere in campo, ma abbiamo giocato lo stesso con un uomo in meno e ce la siamo cavata. Quest’anno siamo aumentati, e anche cresciuti a livello tecnico».
L’anello di congiunzione tra la nazionale sordi e il Rugby Varese è stato Michele Ponti: «Ho fatto la mia parte. Sono contento perché grazie anche all’aiuto di Mauro Brughera, il Ciba, siamo riusciti a portare qui la mia nazionale. Li abbiamo convinti».
Sono ospiti da venerdì dell’oratorio di Giubiano e degli alpini, e resteranno fino ad oggi. Stamattina, come detto, alle 10 ci sarà la possibilità di vederli all’opera nel primo dei due triangolari organizzati nell’ambito del Memorial Lucio e Gianni Sacchetti. Dopo questo primo appuntamento, sarà quindi la volta, alle 14.30, del secondo triangolare, che vedrà coinvolti Rugby Varese, alla prima uscita stagionale all’Aldo Levi, Paganica e Cus Milano. A seguire, festa e terzo tempo per tutti.

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