“Be my eyes” è un’app pensata per aiutare persone non vedenti o ipovedenti. Essa ha l’obiettivo di offrire aiuto a tutti coloro che necessitano di una specie di guida visiva.

di Valentina Dentato

L’app, sfruttando la tecnologia delle videochiamate e la connessione umana, permette di portare la vista alle persone che purtroppo l’hanno persa.

Il suo ideatore è Jorgen Wiberg che all’età di 25 anni ha iniziato a perdere la vista. Essendo egli consapevole che il suo problema sarebbe peggiorato, mentre faceva volontariato presso l’associazione danese dei ciechi, ha sviluppato l’idea. Wiberg ha pensato di connettere, tramite l’app, i non vedenti a dei volontari h24, abbattendo la paura e il disagio di dover chiedere aiuto o assistenza. In questo modo Wiberg voleva offrire agli utenti anche un po’ di indipendenza, perché chiederlo a qualcuno significa che quel qualcuno deve essere sempre vicino. Con l’app, però, questo problema viene superato, perché ci sono sempre dei volontari disponibili e pronti a dare un mano ai non vedenti.

Come funziona l’app?

“Be my eyes” è un’app gratuita, disponibile sia su App Store, che su Play Store. Una volta scaricata, ci si può registrare come “Non Vedente” o come “Volontario”. È estremamente semplice: dal lato non vedente, vi è una funzionalità che permette di far partire la chiamata a un volontario della stessa lingua, dal lato volontario è invece possibile accettare o meno la chiamata. Se questa viene rifiutata, l’applicazione la invierà a un altro volontario e, in questo modo, ci sarà sempre qualcuno disponibile ad aiutare! Incrociando anche fusi orari diversi, grazie all’app, i non vedenti potranno avere assistenza anche di notte. Il primo volontario che risponde, viene connesso con l’utente non vedente che ha effettuato richiesta e, ricevendo il segnale dalla camera posteriore del telefono dell’utente, può aiutarlo anche con l’ausilio della connessione video.

L’ingresso sul mercato di Be My Eyes

Nel 2015 l’applicazione ha fatto il suo ingresso sul mercato. 150 Paesi hanno aderito all’iniziativa, favorendo la nascita di una vera e propria comunità. L’app ad oggi conta 104 mila utenti, tra cui 1500 italiani e 1,8 milioni di volontari, tra cui 22000 italiani. I volontari sono così tanti che l’unico sforzo richiesto per partecipare attivamente è l’avere uno smartphone e una connessione ad internet, cosa ormai accessibile a tutti. Gli aiuti possibili da offrire sono tantissimi: dal controllo della scadenza del cibo, alla ricerca di un oggetto in casa, all’aiuto per leggere un biglietto o ‘vedere’ una foto, risolvere problemi al pc, acquistare cibo, trovare la strada da soli o distinguere diversi oggetti. Diverse le testimonianze di come l’app abbia aiutato tanti utenti non vedenti.

Shaun dal Michigan, ha usato l’app per trovare da solo la strada per arrivare all’università. Sul sito dell’azienda ha scritto: “Mi sono sentito indipendente. Sono riuscito ad arrivare dall’altra parte del campus senza che nessuno mi tirasse per il braccio. Avevo una guida invisibile”. Ancora, Bryan dall’Arizona racconta di aver avuto paura, in un primo momento, ad usare Be My Eyes. Racconta, infatti: “Temevo che mi avrebbero riso in faccia perché chiedevo aiuto per compiere azioni che per altri sono normali: tipo fare una tazza di tè”. Ma si è subito ricreduto in quanto i volontari prendono il lavoro molto seriamente e non ci sarà mai nulla di troppo stupido per cui gli utenti possano chiedere una mano!

“Avere un paio d’occhi sempre nella tasca di chi ne ha bisogno”

L’obiettivo dell’ideatore dell’app Wiberg non è solo quello di abbattere i muri sociali creatisi tra le persone, ma anche quello di far capire alle persone che chiedere aiuto non è sbagliato. Infatti, siamo sempre portati a pensare che fare tutto da soli sia la strada migliore da perseguire, e che chiedere aiuto è sbagliato o vergognoso, ma non è così. Credo che questa applicazione debba essere solo una delle tante che possa aiutare le persone a vivere senza preoccuparsi delle proprie disabilità. Tutte le app dovrebbero nascere per essere usate anche da non vedenti o non udenti. La tecnologia deve essere per tutti e, quando non è così, crea muri. Per il momento, nell’attesa che le cose migliorino, ci accontentiamo di quest’applicazione che permette di “avere un paio d’occhi sempre nella tasca di chi ne ha bisogno”.

 

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