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di Danilo Forini, direttore cantonale Pro Infirmis

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Molte persone sorde non si definiscono persone con disabilità – Non abili a far che? –. A determinate condizioni, una persona sorda può essere infatti perfettamente in grado di svolgere tutte le azioni della vita quotidiana.

La forma scritta – mail, sms, Whatsapp sono sempre più usati da tutti – è naturalmente di grande aiuto. E per la comunicazione orale esiste la lingua dei segni. Non un mezzo ausiliario, non una “stampella”, ma una vera e propria lingua a sé, del tutto simile e allo stesso tempo alternativa alla lingua orale.

È un dato di fatto, tra due persone che comunicano con la lingua dei segni oppure con la presenza di una traduzione simultanea, non esiste nessuna disabilità. Quindi, come una persona sorda potrà leggere senza problemi questo mio scritto, allo stesso modo potrà capire l’allocuzione del primo agosto del Presidente della Confederazione, se adeguatamente tradotta in lingua dei segni. Possiamo applicare lo stesso approccio a qualsiasi tipo di danno alla salute: una persona con problemi motori in assenza di barriere architettoniche potrà muoversi ovunque, una persona con disabilità cognitiva grazie alla Lingua facile potrà capire meglio le informazioni scritte, una persona con un disagio psichico se adeguatamente sostenuta e accolta potrà continuare ad avere un ruolo attivo e dignitoso nella società.

La nozione di disabilità è fortemente legata non solo alla persona stessa, ma al contesto, all’ambiente. La medesima persona paraplegica che utilizza una sedia a rotelle è perfettamente abile ad andare a visitare una mostra all’accessibile Masi di Lugano, mentre non potrà visitare il museo archeologico al Castello di Montebello di Bellinzona pieno di scale e scalini, diventando così disabile.

Risulta quindi evidente che la vera differenza la facciamo noi tutti assieme, abbattendo le barriere fisiche e mentali. Non si tratta più di “insegnare ai diversi” a integrarsi in una presunta “normalità”, ma di fare in modo che tutti abbiano uno spazio, un posto all’interno della società. È necessario modificare le nostre abitudini sviluppando un’attitudine inclusiva: smussare uno scalino, installare un ascensore, accogliere senza pregiudizi una persona con disagio psichico, permettere a una persona con deficit cognitivo di scegliere autonomamente, tradurre in lingua dei segni un discorso.

Il 30 ottobre le cittadine e i cittadini ticinesi saranno chiamati a inserire nella Costituzione cantonale il riconoscimento formale della Lingua dei segni, ma non solo. Nel nuovo articolo 13a c’è molto di più. Altri importantissimi capoversi che sanciscono un cambiamento fortunatamente già in corso: non più un approccio assistenzialistico, ma il diritto delle persone con disabilità a vivere una vita autodeterminata. Si sancisce che è responsabilità di Cantone e Comuni eliminare il più possibile gli ostacoli che impediscono di partecipare attivamente a tutti gli ambiti della vita. Non sta solo alle persone con disabilità di adattarsi agli altri, ma anche alla collettività di promuovere un contesto facilitatore.

La modifica costituzionale è un primo importante passo. In seguito sarà indispensabile concretizzare questi principi ammodernando man mano le varie leggi, sia quelle direttamente legate al tema che soprattutto introducendo i necessari correttivi in tutto l’apparato legislativo cantonale e comunale.

Ma con le sole leggi non andremo molto distanti. Solo con una profonda presa di coscienza di tutta la popolazione, potremo un giorno dire che – anche se le malattie croniche e i deficit esisteranno sempre malgrado i progressi della medicina – la disabilità in realtà non esiste più.

 

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