I significati universali nelle lingue dei segni

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Lingue dei segni diverse codificano tutte nello stesso modo i verbi telici, che denotano cioè un evento che culmina in un preciso momento, come “decidere” o “vendere”: questi verbi possono essere riconosciuti in una buona percentuale di casi anche da soggetti che non conoscono alcuna lingua dei segni.

Il risultato, emerso da un nuovo studio sperimentale, suggerisce che la telicità sia un’unità di significato universale(red)

© Turbo/Corbis
© Turbo/Corbis

Secondo una scuola di pensiero che risale ad Aristotele, i verbi possono essere classificati in due grandi categorie: telici, come per esempio “decidere” o “vendere”, che denotano eventi con un punto culminante, e atelici, come pensare o correre, che denotano un evento che potrebbe continuare indefinitamente.

Un nuovo studio sperimentale pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Brent Strickland del “Laboratoire Psychologie de la Perception di Parigi e colleghi di una collaborazione internazionale, dimostra ora che le lingue dei segni, utilizzate dai soggetti sordomuti per esprimersi, codificano la telicità in modo apparentemente universale. Anche soggetti che non hanno mai imparato alcuna di queste lingue, se posti di fronte a una persona che si esprime a gesti, distinguono infatti tra verbi telici e non telici.

Decenni di ricerche di linguistica hanno dimostrato che le lingue umane sono plasmate sia da fattori biologici, che riguardano per esempio caratteristiche sensomotorie e fonologiche comuni a tutti gli esseri umani, sia da fattori culturali, che spiegano gran parte delle differenze tra le lingue.

Non è chiaro tuttavia se esistano specifiche unità di significato, come per esempio la telicità, che possano essere considerate universali, perché vengono espresse nello stesso modo in diverse lingue.

La ricerca di queste unità universali è più facile nel caso delle lingue dei segni. Esse hanno molto in comune con le lingue parlate: sono caratterizzate da una struttura morfosintattica complessa, sono diverse tra loro e coinvolgono circuiti neurali simili a quelli usati nelle lingue parlate. Hanno inoltre il vantaggio di rendere spesso evidenti alcuni elementi di significato che possono essere morfologicamente nascosti nelle lingue parlate.

Strickland e colleghi hanno condotto un test sulla telicità coinvolgendo alcuni soggetti di madrelingua inglese che non conoscevano alcuna lingua dei segni e hanno mostrato loro dei video in cui una persona pronunciava alcuni verbi in diverse lingue dei segni: italiana, turca e olandese. Ai soggetti era richiesto di provare a intuire se si trattasse di verbi telico o atelico.

L’analisi statistica delle risposte ha mostrato che i soggetti coinvolti indovinavano la risposta corretta nel 90 per cento circa dei casi. Ciò indica secondo gli autori che la telicità dei verbi è probabilmente un’unità universale, codificata dagli stessi movimenti in lingue dei segni diverse

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