Giuria popolare, storia di una ragazza sorda che ce l’ha fatta

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di Ivano Abbadessa

Per la prima volta nella storia dell’Australia una ragazza sorda è entrata a far parte della lista dei possibili membri di una giuria popolare.

Un fatto per niente scontato. Le persone con questo tipo di disabilità, infatti, hanno bisogno di un traduttore della lingua dei segni che li accompagni durante tutta la fase del giudizio. Una circostanza che la maggioranza degli ordinamenti giuridici guarda con sospetto. Vista la possibile “influenza” che il traduttore potrebbe esercitare sul giurato non udente.

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Alla fine Drisana Levitzke-Gray, questo il nome della detentrice di questo primato, non è stata nominata per essere parte di una giuria presso il tribunale di Perth – l’estrazione casuale dei giurati è avvenuta fra 43 nomi, e il suo non è stato pescato. La sua rappresenta comunque una vittoria importante per l’intera comunità dei sordi del continente australiano. E non solo.

“Questo è un enorme passo avanti per la comunità dei non udenti di Perth, ma soprattutto dell’intera Australia.Solo Stati Uniti e Nuova Zelanda insieme a una manciata di altri paesi permettono alle persone sorde di entrare a far parte delle giurie” ha dichiarato Drisana. “Sono estremamente fiduciosa che la mia esperienza aprirà la strada a un aumento nel numero di persone non udenti che verranno accettate per adempiere a un dovere civico così importante.”

E in effetti su questo tema la situazione a livello internazionale si presenta abbastanza complessa. Anche in Europa. Particolarmente discriminatorio fu il caso – accaduto nel Regno Unito poco più di un anno fa – di Emma Ferguson-Coleman. Che dopo aver ricevuto una convocazione per prestare servizio come giurato decise di scrivere al ministero della Giustizia per metterlo al corrente della sua condizione di non udente. E la conseguente necessità di usufruire di un interprete per seguire i procedimenti giudiziari e le deliberazioni in camera di consiglio. La risposta è arrivata tramite una lettera che la informava circa l’impossibilità di accettarla come membro della giuria a causa della sua disabilità. La ragione principale del rifiuto è stata quella per cui solo i giurati sono autorizzati a essere presenti nella camera di consiglio.

Un interprete, insomma, sarebbe stato di troppo. Eppure, secondo molte organizzazioni, questa visione è equivoca. Non risultano prove scientifiche, infatti, che consentono di affermare che avere una persona sorda e un interprete presenti contemporaneamente in sala di deliberazione possa avere un impatto negativo sull’intero procedimento giudiziario.

http://www.west-info.eu/

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