Reportage Norberto in Tanzania

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Cristian Calestani 

«I diversamente abili sono una risorsa per la società. Anche in Africa».
E’ questo il messaggio che Norberto De Angelis, 49enne varanese, sta trasmettendo in Tanzania, dove la disabilità è ancora un tabù, è considerata come frutto del malocchio ed è un fardello per chi la vive.
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Lo sta facendo nel modo più semplice e diretto: attraverso lo sport,  spingendo con le sue possenti braccia da ex campione di football americano e di campione italiano di distensione su panca la sua handbike, diventata celebre dopo la precedente impresa del 2009 durante la quale aveva percorso quasi 4mila km sulla Route 66 negli Usa.
In questi giorni – dopo aver completato le prime tappe di un percorso che si concluderà l’8 novembre nella capitale Dar es Salaam – ovunque Norberto arrivi trova sempre una grande folla gioiosa ad attenderlo, entusiasta del suo passaggio in handbike e curiosa di capire il motivo di una sfida del genere, mai avvenuta prima, attraverso la Tanzania, per 750 km.
Norberto vuole dimostrare che si può e si deve reagire, si può e si deve dire no al pregiudizio e all’ignoranza. Per questo è tornato in Tanzania, il luogo dove vent’anni fa, durante un’esperienza di volontariato per l’associazione Cefa Onlus, fu vittima dell’incidente che oggi lo costringe sulla sedia a rotelle.
«Era la mia prima vita» ha ricordato più volte Norberto. Ora invece, nella sua seconda esistenza, è in Tanzania per sostenere il progetto Less is more, creato sempre dal Cefa che rischia però, per mancanza di fondi, di dover sospendere le attività di formazione e l’inserimento lavorativo di molti disabili, persone che in Africa, più che altrove, hanno bisogno di credere in loro stesse e di capire che, se si vuole, tutto è possibile.
Sono tante le storie raccontate a Norberto durante il viaggio. Storie come quella di Andrew, il ragazzo sordo che ha frequentato i corsi organizzati dal progetto Less is more ed è appena stato promosso chef.
O come quella di David e Barack sempre in giro con il loro bajaj (ape-car) e la carrozzina per ottenere diritti per i disabili e l’abbattimento delle barriere architettoniche. «In questi giorni – spiega Norberto – visitando il progetto che coinvolge anche le madri di bambini disabili in attività di artigianato,  sto prendendo lezioni di vita».
La partenza della traversata è avvenuta da Matembwe, il paese dove vent’anni fa Norberto aveva operato da volontario e dove ancora oggi la comunità locale e la diocesi gestiscono un mangimificio, un allevamento di polli e una piccola centrale idroelettrica realizzate da Cefa.
Dopo parecchie ore su strade sterrate e spesso sconnesse, Norberto ha raggiunto Njombe, dove Cefa ha creato una latteria sociale che fornisce latte di qualità alle scuole locali e formaggi ai ristoranti e alberghi di Dar Es Salaam e Zanzibar, dando un mercato alla produzione di latte e garantendo agli allevatori locali prezzi stabili ed equi.
E sempre a Njombe, Norberto è stato protagonista di una delle visite più intense: ha incontrato 105 bambini non udenti della scuola primaria e secondaria fondata dalla chiesa luterana. 
«Con coraggio e determinazione, e con il vostro talento – ha detto Norberto ai bimbi attraverso il linguaggio dei segni – voi potete diventare una risorsa per la vostra comunità. Io ce l’ho fatta attraverso lo sport e credendo in me stesso».
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