Cina: disabili discriminati, analfabeti e poveri

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l Governo stanzia quasi 100 mld di yuan, ma Human Rights Watch denuncia le carenze, 40% analfabeti, 15 milioni poveri

Lea Vendramel

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Negli ultimi cinque anni il Governo cinese ha stanziato 11 miliardi di yuan per la causa dei disabili, mentre altri 85,2 miliardi sono arrivati dai Governi locali. Le cifre sono state rese note nelle scorse settimane dal vice direttore della Federazione dei disabili cinese, Cheng Kai, che ha messo l’accento su quanto è stato fatto grazie a questi fondi diretti a promuovere la tutela dei diritti e degli interessi dei disabili cinesi. Secondo Cheng Kai, attraverso interventi legislativi mirati, la Cina ha rafforzato le tutele. In particolare, sono state messe in atto misure volte al miglioramento delle infrastrutture, all’acquisto di servizi e alla formazione di organizzazioni professionali per i disabili. Tutto questo, ha spiegato Cheng Kai, ha permesso di facilitare l’accesso dei disabili ai servizi pubblici fondamentale, tutelando quindi i loro diritti e garantendo risposte più adeguate alle loro esigenze.

Ma dietro i numeri e le misure riferite dal vice direttore della Federazione dei disabili cinesi, qual è la situazione dei disabili cinesi? Nella realtà è veramente garantito loro l’accesso ai servizi pubblici? E i loro fondamentali diritti sono tutelati davvero? A questi interrogativi ha risposto, almeno in parte, un rapporto pubblicato da Human Rights Watch, che ha puntato la lente di ingrandimento sulla situazione del sistema scolastico, mettendo in luce gli ostacoli che i disabili cinesi si trovano davanti e che spesso li costringono a rinunciare ad un’istruzione e a restare fuori dal sistema educativo. Nonostante, infatti, il Governo qualcosa abbia fatto, soprattutto dopo il 2008, anno in cui l’attenzione sul tema è stata accesa dalle Paraolimpiadi e dalla ratifica della Convenzione Onu dei diritti delle persone disabili, la strada da fare è ancora lunga. La Convenzione stabilisce l’impegno a garantire un sistema educativo in cui i portatori di handicap siano integrati, accompagnati nel processo di apprendimento e abbiano la possibilità di avere strutture adeguate ad accoglierli. Condizioni che, stando al rapporto di Human Rights Watch, in Cina oggi non sono ancora garantite.

L’organizzazione newyorkese che si batte per i diritti umani ha raccolto oltre sessanta testimonianze di disabili e delle loro famiglie e le ha incrociate con i dati ufficiali e le opinioni di esperti. Le conclusioni a cui è arrivata sono allarmanti. «I bambini con handicap leggeri devono affrontare una vera sfida nelle scuole cinesi, mentre quelli con disabilità più serie sono completamente tagliati fuori dal sistema», ha sottolineato la responsabile di Human Rights Watch per la Cina, Sophie Richardson.
In Cina vivono almeno 83 milioni di portatori di handicap, pari al 6,3% della popolazione. Stando ai dati ufficiali del Governo di Pechino, il 75% dei disabili vive nelle zone rurali del Paese, oltre il 40% delle persone disabili sono analfabete e 15 milioni vivono con meno di un dollaro al giorno. La maggior parte, circa 25 milioni, sono persone che presentano disabilità fisiche, seguite da quelle con disabilità che riguardano l’udito, la vista, ritardi mentali, difficoltà nel linguaggio o con disabilità multiple. Se si considerano i bambini disabili, il 28% non frequenta la scuola.

A sbarrare il loro accesso alle aule scolastiche le linee guida emanate dal Governo e adottate dagli istituti in base alle quali viene negata l’iscrizione ad aspiranti studenti con problematiche fisiche e mentali. Al momento dell’iscrizione all’Università, poi, quando il candidato per essere ammesso deve superare anche un esame fisico, vengono elencati nel dettaglio i «difetti fisiologici» e le «malattie» che si ritiene non consentirebbero a uno studente di essere autosufficiente o di riuscire a completare il normale percorso di studio. Un esempio? A uno studente non vedente sono precluse una dozzina di specializzazioni e molte altre sono sconsigliate, come ad esempio il diritto e l’ecologia. In particolare, tra le testimonianze raccolte dal rapporto dell’organizzazione per i diritti umani, si legge che in una famosa università pubblica di Pechino «non sono ammessi gli studenti con disabilità al tronco o agli arti». O ancora, in un’Università della Provincia del Fujian, si richiede un’altezza superiore al metro e sessantacinque, una funzionalità epatica normale, una buona vista e nessun problema di daltonismo.

E se anche il candidato riuscisse a dimostrare la sua «capacità di adattamento» all’ambiente e all’apprendimento, in altre parole di essere in grado di seguire gli studi e il regolare percorso scolastico, mancano comunque strutture e servizi adeguati ad accoglierlo e a sostenerlo in questo percorso. Un genitore ha raccontato all’organizzazione che in un istituto scolastico gli è stato esplicitamente detto che se il bambino viene inserito in «un ambiente normale», è il bambino che deve adattarsi non il contrario. Proprio per questo un altro ha dovuto sopperire in prima persona, affiancando personalmente suo figlio a scuola per accompagnarlo su e giù per le scale visto che l’aula e il bagno si trovavano in piani diversi.

Ciò che emerge è che gli insegnanti non hanno nessuna competenza specifica e di conseguenza sono portati a ignorare gli alunni disabili. Il ruolo dell’insegnante, invece, è fondamentale per realizzare l’integrazione scolastica. «In ogni classe ci sono bambini con una diversa gamma di capacità di apprendimento e gli insegnanti devono avere la capacità di incoraggiare l’apprendimento e lo sviluppo di tutti – ha spiegato Sophie Richardson – ampliare la formazione degli insegnanti, quindi, sarebbe l’inizio di un lungo cammino verso la risoluzione delle problematiche di esclusione».

Una netta discriminazione, quindi, che non garantendo la possibilità di accedere all’istruzione si traduce in un isolamento e un abbandono totale dei disabili e delle loro famiglie. L’unica possibilità è l’iscrizione ad istituti speciali, che offrono un’istruzione limitata.«I bambini con disabilità hanno il diritto di frequentare le scuole normali come tutti gli altri bambini e hanno diritto al sostegno per le loro particolari esigenze di apprendimento», ha proseguito Richardson, puntando il dito contro quelle scuole che «non riescono – o semplicimente si rifiutano – a fornire a questi studenti ciò di cui hanno bisogno».

La strada indicata da Human Rights Watch è quella dell’inclusione. È necessario rivedere leggi e normative vigenti e apportare modifiche che tengano conto della Convenzione Onu, istituire un sistema di monitoraggio, introdurre strumenti di tutela nei casi di discriminazione e mettere a punto programmi di sensibilizzazione per i genitori di bambini portatori di handicap, in modo che siano informati dei diritti dei loro figli e delle diverse possibilità di istruzione. «L’istruzione scolastica non è solo un obbligo di legge – ha chiosato la responsabile Cina di Human Rights Watch – ma è anche fondamentale per sconfiggere gli stereotipi e la discriminazione e per riuscire a costruire una società tollerante e inclusiva».

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