Ungheria, offensiva del sorriso

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Imporre o sedurre: il Governo ungherese cerca di uscire dall’isolamento

Imporre o sedurre: sono da sempre le due opzioni preferite in diplomazia. Quando non si hanno gli strumenti per la prima, si fa di necessità virtù, scegliendo la seconda.

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Così un Paese piccolo, ma particolarmente bersagliato dalle critiche in quasi tutte le capitali occidentali, come l’Ungheria, decide di trasformare la sua adesione solenne al progetto Expo Milano 2015 in un’offensiva del sorriso.

Giovedì scorso presso la prestigiosa Società del Giardino, a Milano, a Palazzo Spinola, l’Ungheria ha firmato il contratto di partecipazione all’Expo, diventando il 53mo Paese su 128 ad aver formalmente siglato l’intesa.

La cerimonia si è svolta alla presenza del Commissario unico per l’Expo Giuseppe Sala e del Commissario governativo ungherese Geza Szocs, che tra l’altro è anche il primo consigliere del premier ungherese.

Non c’è forse un altro Paese dell’Unione Europea il cui Governo abbia ricevuto le critiche e le condanne a cui viene sottoposto quasi quotidianamente l’esecutivo magiaro di centro-destra guidato da Viktor Orban, il quale nel 2010 ha assunto il potere, conquistando la maggioranza assoluta alle elezioni legislative.

Accuse di condotta autoritaria, di modifiche costituzionali al di fuori delle regole democratiche, di sospetta tolleranza verso espressioni e manifestazioni a carattere ultranazionalista, razzista, antisemita: i capi d’accusa non si contano più. Sono giunti dai vertici Ue, dal Governo di Angela Merkel, da Parigi, da Vienna, dal Congresso americano, dal Congresso ebraico mondiale, dal Consiglio d’Europa, da organismi internazionali impegnati sul fronte della difesa dei diritti umani.

Il premier Orban ha sempre ripetuto che si tratta di una campagna alla cui base ci sono le scelte di politica economica e finanziaria del Governo ungherese che rifiuta i diktat del Fondo monetario internazionale, come quelli dell’Unione europea, e intanto vara imposte ai danni delle multinazionali operanti nel Paese, annuncia l’intenzione di accrescere considerevolmente la fetta di proprietà delle banche in mano ungherese, riduce alcune forme di tassazione, alza il salario minimo e la pensione sociale.

Orban ha affermato in una recentissima intervista radiofonica che Bruxelles sollecita costantemente che il suo Governo sottragga beni e risorse ai cittadini magiari, «le dispute tra Bruxelles e l’Ungheria sono tutte dovute a questo, le altre questioni che vengono sollevate, che si tratti di diritti umani, di temi politici o di altro, sono solo dei pretesti».

Geza Szocs ci dice a Palazzo Spinola, dopo una serata di presentazione ungherese applauditissima dai rappresentanti della Milano che conta, che una volta si definiva “tutta da bere”: “Siamo venuti con l’intenzione di mostrare che siamo la patria di Ferenc Liszt, portando con noi una modella sordomuta (Fanni Weisz) come ambasciatrice del Paese per illustrare che da noi anche una persona come lei ha un futuro, esibendo le migliori portate della cucina magiara, per cercare di ribaltare un’immagine che certi ambienti economico-finanziario- politici sono riusciti a far passare nei grandi media internazionali, presentando l’Ungheria come la terra dell’intolleranza”.

A fine serata un avvocato milanese, visibilmente commosso dalla Rapsodia ungherese di Liszt esibita magistralmente dal pianista Gergely Boganyi, su di giri per le delizie della tavola ungherese appena assaggiate – preparate da due chef del Parlamento di Budapest fatti arrivare a Milano appositamente – si è avvicinato al console generale ungherese a Milano per dirgli con un largo sorriso “Io sono di origine triestina, noi ci capiamo bene”.

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