Svizzera. “Lo Stato paghi le prostitute ai disabili”

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Proposta choc da Basilea Città. Le reazioni dal Ticino: “Giusto parlare pubblicamente di sesso e handicap”

LUGANO – Prostitute pagate dallo Stato per fare vivere la propria sessualità ai disabili. La proposta arriva dal granconsigliere di Basilea Città Eric Weber e sta facendo discutere tutta la Svizzera. Di certo riapre una questione considerata spesso tabù.

Una scena del film "The Session" di Ben Lewin che affronta il rapporto tra handicap e sessualità
Una scena del film “The Session” di Ben Lewin che affronta il rapporto tra handicap e sessualità

“La vedo come una bella provocazione – sostiene Michele Vismara, direttore dell’istituto OTAF di Sorengo –. Di certo è giusto che si parli di questo tema, perché la sessualità è un diritto di tutti”. “Inserire una cosa simile a livello legale è difficile – commenta Danilo Forini, direttore di Pro Infirmis per Ticino e Moesano –. In ogni caso il dibattito va affrontato a livello globale”.

Assistente sessuale – Oltre San Gottardo, in alcuni cantoni come ad esempio a Ginevra, la figura dell’assistente sessuale è già una realtà, seppur contestata, da qualche anno. “Non si tratta di prostituzione – dice Forini –, ma di persone appositamente formate per quanto concerne i problemi di natura sessuale dei disabili. In Ticino questa figura non c’è. È una questione di numeri, ma anche di cultura. Siamo latini, certe cose sono tabù”.

Reazioni forti – In Ticino il tema è comunque caldo. Se ne discuterà proprio lunedì alla SUPSI di Manno, in un pomeriggio dedicato a chi lavora nel settore della disabilità. “Quando in questo ambito si parla di sessualità – sottolinea Vismara – ci sono sempre reazioni forti, frutto anche del nostro tipo di educazione, della nostra morale”. Donatella Oggier-Fusi, segretaria dell’associazione Atgabbes, si occupa da 15 anni della tematica e boccia l’idea del granconsigliere basilese: “Impensabile attuare soluzioni standard statali per una questione che è privata. Gli stessi assistenti sessuali introdotti in Svizzera interna sono stipendiati a livello privato. In Ticino si pensa piuttosto a offrire al disabile un percorso personalizzato, che coinvolga genitori ed educatori. La sessualità non va vissuta come semplice orgasmo. Ci sono altre sfaccettature. Sessualità può significare fare parte di una storia, vivere una dimensione affettiva”.

Approccio psicologico – Per Forini il concetto di sessualità è ampio. “Non esiste una sola sessualità. E non deve passare il messaggio che avere un handicap significhi avere problemi di natura sessuale. Ogni individuo ha la sua storia e merita un approccio personalizzato”. In sostanza però l’approccio ticinese è più psicologico, mentale. “Abbiamo il ruolo di accompagnatori – puntualizza Oggier-Fusi –, non offriamo soluzioni concrete, ma strumenti utili per capire la propria sessualità e il proprio corpo”.

Sfera intima – A Basilea Città, però, Weber propone di andare ben oltre. E di fare ricorso a professioniste del sesso per soddisfare le esigenze sessuali dei disabili. “In un certo senso – sostiene Vismara – è una proposta che ci fa riflettere sull’introduzione generalizzata della figura del cosiddetto assistente sessuale. Personalmente, io non sono contrario. Ma è difficile, ci sono tante resistenze”. “Al di là dell’assistente sessuale – aggiunge Forini – ci sono lati della sessualità che possono essere affrontati anche concretamente grazie all’aiuto di un famigliare o di un professionista. Il problema tocca la sfera intima ed è etico. Bisogna chiedersi fino a che punto si deve spingere l’aiuto di terzi per quanto riguarda la sfera sessuale”.

P.M.

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