Il detentore di 4 record italiani di atletica e vincitore di due medaglie agli Europei di Berlino: “Fisicamente non sono al top ma ho la fortuna di avere accanto una persona che mi ha riportato alla vita. Se qualcosa va male penso: ‘chi se ne frega, andrà meglio qualcos’altro'”

È NATO in Sardegna ma è cresciuto a Velletri, dove vive: di sicuro, rientrando “nel continente”, Diego Gastaldi ha portato con sé la caparbietà propria di quegli isolani orgogliosi e tenaci, perchè è grazie alle sue indiscutibili doti che questo atleta, classe 1984, detentore di 4 record italiani di altetica, è riuscito a vincere due medaglie agli Europei di Berlino 2018. A lui però essere considerato “un esempio di vita” non piace: “Per tutti io sono un grandissimo atleta, un campione. C’è gente che mi ferma mentre sono al supermercato e si complimenta perché faccio la spesa, o che mi incontra in palestra e mi dice che sono un punto di riferimento. In realtà sono un ragazzo normale, che grazie e a causa della disabilità ha avuto l’opportunità di partecipare a eventi speciali, come le Paralimpiadi”.

Vittima di un incidente stradale nel 2011, Diego negli anni ha provato la carabina e il canottaggio ma è sulla pista di atletica che ha ritrovato la passione che aveva da ragazzo, tanto da specializzarsi nei 100, 200, 400 e 800 metri in carrozzina, discipline nelle quali detiene il record italiano della propria categoria. È anche uno degli atleti di punta del team Obiettivo 3, centro d’ascolto nelle disabilità ideato da Alex Zanardi.

Diego Gastaldi. Foto di Marco Mantovani

 

È stato un anno molto duro, per lei?

“Durissimo. Mi è mancato non tanto allenarmi, perché io correndo in carrozzina sono riuscito a farlo comunque costruendomi dei rulli, quanto la motivazione: non ci sono gare, è stato tutto rimandato, e mi fa male non vedere i miei amici. Senza considerare la situazione economica. Ancora non abbiamo un calendario di gare ufficiali e il sogno di tutti naturalmente sono le Olimpiadi”.

Le aspetta con ansia.

“Certo, anche se è un sogno che purtroppo si è un po’ allontanato, perchè in questo anno così altalenante ho subìto un grosso crollo fisico e ora sto lavorando per cercare di recuperare. La mia condizione al momento è lontana da quella che avevo l’anno scorso in questo periodo e ancora di piu nell’agosto del 2019, quando avevo raggiunto un livello veramente alto. Alla fine purtroppo il crollo c’è stato. Vedremo come andrà”.

 

Diego Gastaldi. Foto di Marco Mantovani

 

Come immagina l’esperienza in Giappone?

“All’insegna della massima sicurezza: quel Paese è una garanzia, da questo punto di vista. Unica cosa che temo, essendo stati investiti moltissimi soldi, sono le forzature”.

In che senso?

“Beh, il mondo paralimpico è pieno di forzature. Qualunque cosa faccia, ad esempio, io sono bravo, un fenomeno, un campione: sono sempre stato contrario a questa cosa perché mi vedo come una persona normale che ottiene questi risultati perché si allena, stop. La disabilità mi apre delle porte che prima dell’incidente mi erano chiuse, certo, anche il solo fatto di partecipare alle Paralimpiadi, ma questo accade perché nel nostro campo c’è meno concorrenza, si parla di due ordini di grandezza totalmente diversi rispetto ai normodotati. Però qualunque cosa faccia un disabile viene vista come straordinaria”.

 

Diego Gastaldi. Foto di Marco Mantovani

In Italia secondo lei manca un po’ la cultura della disabilità?

“Le cose stanno andando molto meglio, devo dire. Da quando ho fatto l’incidente, più o meno 10 anni fa, ho visto cambiare tantissimo il nostro Paese: prima non sapevo neanche cosa fosse il mondo della disabilità, avevo 27 anni, ero un toro, non avevo mai visto un medico, era una cosa completamente lontana da me e il fatto che fosse lontana dipendeva appunto dalla mancanza di cultura. Oggi nel mio piccolo noto una grande attenzione: prima mi vedevano come un alieno, adesso molto meno, trovo sempre meno barriere architettoniche. Poi è tutto migliorabile, certo. Tornando al Giappone, è un Paese che in questo senso sta avanti anni luce”.

Malgrado il tracollo fisico la sento comunque di ottimo umore.

“La verità è che ho la fortuna di avere accanto a me una persona che mi ha riportato al mondo: è il mio sole che mi illumina e mi dà gioia. Da quando siamo insieme sono pieno di vita e se c’è qualcosa che va male penso: ‘chi se ne frega, andrà meglio qualcos’altro’. Quindi sì, sono positivo e pieno di progetti”.

Ci salverà l’amore, insomma.

“Assolutamente sì. Io, almeno, ci credo tantissimo”.

 

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