Trasporti smart e patenti speciali Anche i disabili chiedono strada

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L’Italia dei paradossi: più cresce la tecnologia (arriverà l’auto che si guida da sola), meno diventa accessibile la mobilità.

Se non si inverte la rotta nei prossimi 40 anni, se non si procede fin da ora allo studio di soluzioni volte all’integrazione e alla tecnologia, la fruibilità dei mezzi pubblici e delle città si ridurrà a sfavore delle persone più fragili per condizione o per il crescere dell’età. Lo dimostra lo studio realizzato da Fondazione Unipolis, in collaborazione con l’ANGLAT (Associazione nazionale guida legislazioni andicappati trasporti), che proietta l’analisi avanti sin nel 2060.

Complice una minore natalità e un allungamento della vita, per quella data, le persone con disabilità o con ridotta mobilità cresceranno del 25% passando dai 2,8 milioni di oggi a quasi 4. In particolare aumenterà del 51% il numero delle persone con disabilità over 64 (da 2 a 3 milioni) e, fra queste, gli over 74 passeranno da 1,5 a 2,5 milioni. Toccheranno il milione le patenti speciali in circolazione anche grazie al perfezionamento di numerosi adattamenti alla guida che negli ultimi 20 anni hanno subito un’evoluzione incredibile consentendo a persone con fragilità importanti di rendersi autonome. E saranno quasi 2 milioni le persone con esigenze speciali che usufruiranno del servizio di trasporto pubblico.

A fronte di questi numeri però, dice lo studio presentato in occasione della Settimana Europea della Mobilità 2020 e nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS, «il diritto negato alla mobilità sostenibile per le persone con disabilità si aggraverà nel 2060 se l’Italia non sceglierà con decisione la via dello sviluppo sostenibile». Il che si traduce in uno sforzo ulteriore verso tecnologie, come strade connesse e intelligenti, auto a guida autonoma, e una politica sostenibile creando un ecosistema pubblico/privato capace di interagire e supportarsi vicendevolmente. Scelte che andrebbero impostate fin da ora, anche magari attraverso l’ormai famoso Recovery Fund che l’Europa elargirà, dopo la presentazione di progetti credibili, a partire dal 2021.

Scelte che andranno a beneficio di tutte le persone: «Accessibilità per i più fragili significa migliore accessibilità per tutti in tutte le fasi della propria vita, con una generale e complessiva miglior qualità della vita, riduzione dei fattori di stress e di condizioni in cui risorse/competenze e talenti possono essere impiegati al meglio», sostiene Marisa Parmigiani, direttrice di Fondazione Unipolis. «Non essere accessibile per una città significa condannarsi a non valorizzare tutte le opportunità, significa quindi essere meno attrattiva e così competitiva».

 

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