Anziani e disabili, a Codogno centri al collasso: costi aumentati e stop ai nuovi ospiti

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Il grido d’allarme delle strutture socio-assistenziali

Codogno (Lodi), 11 luglio 2020 – Grido d’allarme da parte delle strutture socio assistenziali per anziani e disabili che, nel dopo lockdown, stanno seriamente rischiando di non reggere il peso economico della ripresa, a causa dei costi aumentati e dello stop agli accessi di nuovi ospiti. Troppe incertezze e soprattutto scarsità di fondi stanno creando preoccupazioni.

Ieri mattina l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ha incontrato i presidenti delle Rsa del Lodigiano dopo una breve visita all’Asp San Giorgio. “Il Lodigiano ha una ricchezza di servizi per i più deboli che affonda le radici nel tempo, ma oggi rischia di essere eliminata, spazzata via. Mettiamoci tutti insieme, creiamo un tavolo allargato alle istituzioni e ai politici di tutti gli schieramenti. Occorre un piano Marshall per salvare il settore” ha ribadito Francesco Chiodaroli della Fondazione Danelli di Lodi.

Monica Giorgis, direttrice della Cooperativa Amicizia di Codogno, ha messo sul piatto una serie di criticità. “Le residenze sanitarie per disabili e le Rsa non sono uguali. Abbiamo esigenze diverse, mentre la delibera regionale sul ripristino delle attività socio sanitarie ci accomuna. Occorre pensare a strutture residenziali piccole, come le nostre, che in caso di emergenza possono adattarsi alle disposizioni sanitarie e occorrerebbe potenziare i percorsi integrati tra le strutture del territorio e l’ospedale e l’accesso alla diagnostica”

Dalla fondazione Santa Chiara si chiedono maggiori indicazioni. “Oggi, non domani, dobbiamo conoscere cosa la Regione ha intenzione di fare. Molte strutture stanno pensando alla cassa integrazione. E la nuova delibera sui ripristini degli accessi alle Rsa pone tempistiche lunghe e ulteriori oneri”.

«Le dimensioni ridotte delle case di riposo del territorio sicuramente ci hanno agevolato in questo contesto – ha ribadito il direttore di un paio di Rsa di Maleo, Eugenio Aimi – così come le rette di degenze sono contenute rispetto ad altre zone: questo aspetto ha portato a una saturazione elevata, pari ad oltre il 99 per cento. Ma questo equilibrio, nel periodo della quarantena, è stato alterato: su sedici Rsa nella provincia, sei hanno sede nell’ex zona rossa. La crisi di questo periodo si è abbattuta su una situazione già compromessa. Noi avremo costi per l’acquisto di dispositivi di protezione pari a 120 mila euro”.

Gallera è rimasto sul vago. “Abbiamo il compito dell’organizzazione della sanità e gestiamo le risorse dello Stato” le quali “negli ultimi nove anni sono state tagliate rispetto alle esigenze”. L’assessore ha ribadito che “i soldi oggi ci sono”, ma al centro dell’attenzione “non c’è il socio sanitario”.

 

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