“Pedana disabili, ancora una volta promesse non mantenute”

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Riceviamo e pubblichiamo –  3 settembre, ore 16. Qualche giorno fa ho comprato i biglietti per la pedana riservata ai disabili, quindi vado con il mio accompagnatore direttamente ad una zona che, sin dalla mattina, era segnalata e recintata, appena davanti via Cavour in prima fila.

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Le tribune a piazza del Comune

Dopo circa un’ora però capisco che c’è qualcosa che non va: le persone in quello spazio sono diventate ben più delle trenta consentite (dovevano esserci 15 posti per disabili e 15 per gli accompagnatori).

Inizio a pensare che effettivamente quella non sia la “vera” pedana; provo a chiedere ad un volontario della protezione civile, ma niente, non sa di cosa stia parlando, né dei biglietti, né della pedana, come le altre forze dell’ordine a cui mi ero rivolto la mattina, del resto. Alla fine scopro che la pedana giusta (tra l’altro non segnalata) non è quella e che l’altra è una zona riservata a persone sordomute.

Con l’aiuto di alcuni dei presenti finalmente mi libero e vado ad occupare il posto tanto sofferto. Dieci metri più indietro però. Perciò oltre al rischio corso in quella zona, anche la beffa di non stare davanti, di non poter anch’io incitare i facchini, come invece mi era stato assicurato al momento della vendita del biglietto. Il servizio sulla pedana sembra effettivamente impeccabile, ma poco prima dell’arrivo della Macchina al mio accompagnatore viene tolta la sedia, perché “non ce ne erano abbastanza”.

Per il secondo anno consecutivo quindi ciò che era stato promesso non c’è stato.

Scrivo questo articolo per evidenziare un problema e porre una domanda che da ieri ho in testa, non di certo per suscitare la compassione di nessuno, dato che non mi ritengo una “persona sofferente”, come qualcuno su questo sito ha scritto.

Perché chi sta in piedi sta davanti e chi sta seduto si ritrova dietro, in fondo alla piazza?

Stefano Conversi

http://www.tusciaweb.eu

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