I disabili insoddisfatti da Expo: “Pochi servizi, è tutto in ritardo”

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Le associazioni di rappresentanza: siamo amareggiati dai problemi. La replica degli organizzatori: li stiamo risolvendo, pronti entro fine mese

di Luca Zorloni     

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All’Expo non si possono ancora affittare sedie a rotelle o carrozzine a motore. Se ne parla tra qualche giorno. Segnaletica luminosa e traduzione in lingua dei segni (lis) per le persone sorde: non pervenute. Ed è stata posata solo in parte la pista tattile, ossia il percorso che accompagna i visitatori ciechi, mentre le mappe in braille sono ancora imballate, in attesa di essere montate. Dopo aver doppiato la boa dei primi dieci giorni di attività, sulle scrivanie degli organizzatori dell’Esposizione universale di Milano sono piovute le lamentele, più o meno piccate, dei visitatori disabili, perché al momento la lista dei servizi di cui avrebbero dovuto godere e che invece mancano ancora all’appello è più lunga di quanto già funziona. E, preannunciano gli organizzatori, non saranno al cento per cento prima della fine di maggio.

«Siamo in una fase di rodaggio, stiamo raccogliendo le segnalazioni dei visitatori e lavorando con le associazioni – spiega Fosca Nomis, responsabile dei servizi ai disabili per Expo 2015 –. Verso fine mese faremo un bilancio di questo test e una comunicazione completa». Nei prossimi giorni gli organizzatori si siederanno intorno a un tavolo con Fand e Fish, le due associazioni che rappresentano in Italia le persone con disabilità, per fare il punto sull’offerta di Expo. È già aperto a Cascina Triulza il punto informazioni «Expofacile», gestito da Regione Lombardia. Solo entro metà mese entrerà in funzione il centro mobilità, con carrozzine a disposizione non solo per i disabili, ma anche per gli anziani, visto che da un capo all’altro il parco è lungo 1,5 chilometri. Le mappe tattili sono pronte per l’allestimento. I punti informazioni potranno attivare in diretta una videochat con un interprete della lingua dei segni, per dialogare con i turisti sordi, ma rispetto al «quando» ancora non ci sono dettagli.

I disservizi non solo responsabilità della società guidata dal commissario Giuseppe Sala. Dei problemi nei padiglioni, ad esempio, rispondono i Paesi partecipanti. «Abbiamo indicato loro le leggi italiane», puntualizza Nomis. E se quelle sull’accessibilità motoria sono state grosso modo rispettate, al contrario le norme su quella sensoriale sono state applicate a macchia di leopardo. Nelle conferenze è stata caldeggiata la presenza di interpreti lis, ma non si sa quanti Paesi vi faranno ricorso. Tra le associazioni serpeggia il malumore, tanto che alcune starebbero consigliando ai propri associati di posticipare la visita di qualche settimana. «A chi ci interpella stiamo spiegando come stanno le cose – spiega Nicola Stilla, presidente di Fand Lombardia –. Un po’ di amarezza c’è. D’altronde, se alcuni padiglioni non sono finiti, posso capire che non ci sia la mappa tattile».

«Siamo stati trascurati – incalza Luigi Mattiato, portavoce della sezione milanese dell’Ente nazionale sordi (Ens) –. Faccio un esempio: mentre Regione Lombardia ha chiesto di tradurre i filmati del suo spazio nella lingua dei segni, Expo il 23 marzo ha fatto un bando per individuare il traduttore di 20 filmati per le regioni italiane in otto lingue, senza lis. Noi abbiamo scritto e protestato. Non ci hanno mai risposto». Non solo Expo: oggi negli uffici del Comune di Milano ci sarà un vertice con Ens e Ledha per discutere anche dei nodi dell’accoglienza dei turisti disabili in città.

luca.zorloni@ilgiorno.net
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