Il sogno di volare diventa realtà: disabili imparano a pilotare l’aliante

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In un piccolo aeroporto di Ozzano, nella bassa emiliana, persone con disabilità motorie imparano a librarsi in cielo grazie a un aliante speciale e all’impegno dell’associazione sportiva Giorgio Regazzoni, dedicata alla memoria del grande pilota aeronautico

aliante-150x124OZZANO (Bologna) – “Dopo essere stato pilota per tutta una vita, da quando aveva 16 anni, mio padre si ritrovò su una sedia a ruote. Pochi mesi prima di morire mi raccontò di avere sognato di volare. Volare battendo le braccia come ali, come fosse un uccello. Anni dopo, ci ripensai e mi decisi. Volevo regalare ai disabili motori la possibilità di farlo. L’aliante era il mezzo perfetto: senza motore, così silenzioso”.

Il ricordo è quello di Daniela Regazzoni, figlia del grande pilota aeronautico Giorgio Regazzoni, bergamasco di nascita ma bolognese d’adozione, l’uomo che fece diventare grandi le officine Casaralta. Daniela nel 2011 ha dato vita all’associazione volovelistica che porta il nome del padre (www.voloavelagr.it), che decolla dal piccolo aeroporto ‘Guglielmo Zamboni’ di Ozzano, nella bassa emiliana. L’associazione dispone dell’aliante Ask 21, uno dei 3 in Italia adatto anche alle persone con disabilità motorie. Come? Attraverso un biposto speciale, con il comando modificato che sostituisce alla normale pedaliera di governo del timone in coda una seconda cloche manovrabile con le mani. “In memoria di mio padre ho scelto di regalare ogni anno il corso a una persona con deficit motori agli arti inferiori: il primo ‘prescelto’ è stato Marzio Bossi, 75 anni e una mente talmente attiva da far fatica a stargli dietro”.

“Sono sempre stato un appassionato di aerei, fin da piccolo – ricorda Bossi -. Infatti non perdevo occasione per far volare aeromodellini. Pilotare, però, era un sogno proibito per colpa della mia gamba rigida. Poi ho scoperto la Regazzoni”.

Alla scuola ozzanese di volo a vela oggi ci sono 16 allievi, provenienti da tutto il nord Italia, istruiti dal direttore Piero Fabbri. Due le persone con disabilità motoria agli arti inferiori: Marzio Bossi, appunto, e un giovane veronese senza arti inferiori, persi in un incidente in volo su un deltaplano. Tanti chilometri macinati ogni settimana per rincorrere un sogno. “Ovviamente devono sostenere le visite mediche per dimostrare di non avere altre patologie in corso – spiega Regazzoni – È indispensabile che siano in grado di entrare e uscire autonomamente con le braccia dall’aliante, anche perché hanno sempre un paracadute addosso”. Anche loro, dopo le visite all’Istituto di medicina legale di Milano, sosterranno le 14 ore di volo e i 40 decolli oltre all’esame di teoria per il conseguimento della Glider license, il brevetto di pilota d’aliante. “L’Ask 21 – spiega il direttore Fabbri – una volta sganciato in volo, a 400 metri d’altezza, può planare lentamente coprendo una distanza di 34 chilometri, ma se incontra correnti ascensionali può stare in cielo per ore”.

Recentemente, l’associazione Regazzoni ha instaurato una collaborazione con l’associazione sportiva Baroni Rotti (www.baronirotti.it): “Lavoriamo con persone con deficit motori da 20 anni – racconta Franco Bentenuti, presidente di Baroni Rotti e della Federazione sportiva piloti disabili, nonché 1° pilota disabile di elicotteri al mondo -. Abbiamo cominciato nel 1994 in Toscana, a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo: a Ozzano siamo arrivati solo pochi anni fa, trovando subito una grande risposta”. “Sono stata molto criticata – racconta con rammarico Regazzoni -: mi chiedevano perché proprio il volo, quando i disabili hanno problemi considerati prioritari. Ma io penso che spetti allo Stato garantirli: se i privati si intromettono, non fanno il bene dell’Italia. Io voglio migliorare la loro qualità della vita, e farlo attraverso la solidarietà. Per il volo a vela serve un gruppo: c’è chi mette il traino, chi lo tira, chi controlla le ali. Altro che il volo a motore, volo isolato di chi può permetterselo. E poi il volo è ancora uno sport sano, lontano da giri d’affari sporchi e dal doping: questo è il mio sogno, ed era quello di mio padre”. (ambra notari)

(10 giugno 2014)

http://www.superabile.it/

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