Ragazzo disabile scrive un libro col mento, una copia a Papa Francesco

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Lucia Vaccaio, la docente che ha curato la traduzione in italiano del libro di Lorenzo Genovese, esalta il valore umano del testo e le capacità artistiche del giovane affetto da distrofia muscolare. “L’uso del dialetto ha dato autenticità ad aspetti nascosti di una società contadina di cui si rischia di perdere le tracce”

459703-150x124PALERMO – Incredula e affascinata da una capacità artistica che per nulla è stata messa in ginocchio dalla grave disabilità del giovane che, da quando aveva tre anni, soffre di una grave forma di distrofia muscolare. Sono state queste le prime sensazioni di Lucia Vaccaro che ha curato la traduzione in lingua italiana di “U latru di ficupali” cioè “Il ladro di Fichidindia”.

“Al di la del valore intrinseco che può avere il libro – spiega -, il valore umano che ha questo testo è ineguagliabile e incommensurabile perché siamo riusciti a dare la giusta visibilità al talento di un giovane che ha una vitalità intensa dal punto di vista mentale. Il giovane ha fatto questo lavoro nel suo tempo libero, che consiste in mezz’ora di pc al giorno, perché tutto il resto della giornata è impiegato nel cercare di adattarsi alla sua malattia”.

“Il giorno in cui Lorenzo, durante una conversazione, mi riferì che stava scrivendo una ‘minchiata’ – racconta Lucia Vaccaro -, restai sorpresa perchè non avevo idea di come una persona con la sua disabilità, immobile da bambino, potesse parlare di ‘scrittura’. Ma mi svelò subito il segreto: la sua passione per la tecnologia informatica lo aveva portato ad utilizzare un sistema per scrivere attraverso una web-cam che capta i movimenti del mento e manda impulsi alla tastiera dello schermo”. “Quello che lessi mi lasciò senza parole: non avrei mai immaginato che un giovane potesse utilizzare il dialetto con una capacità descrittiva come lui aveva fatto – racconta -. Provai un po’ di difficoltà all’inizio a leggere la storia, ma pian pianino la lettura di quello che lui chiamava umilmente ‘minchiata’ mi prendeva sempre di più per il potere evocativo che il dialetto ha in sé e il modo in cui era stato utilizzato”.

“L’uso del dialetto contribuisce, infatti, a dare autenticità ad aspetti nascosti di una società contadina di cui si rischia di perdere le tracce e contribuisce alla rivalutazione del dialetto come patrimonio comune da salvaguardare e trasmettere – continua la docente -. La versione italiana non rende con la stessa forza del dialetto le immagini e le situazioni descritte, ma è stata fortemente voluta dall’autore, per fare conoscere l’opera a tutti quelli che vogliono apprendere di un paese che ancora vive nel rispetto di valori come l’autenticità delle relazioni umane e la coesione sociale”. “Scrive, infatti, in un dialetto di cui si è un poco persa la memoria e per questo può considerarsi un’operazione culturale di alto livello – ribadisce ancora Lucia Vaccaro -. La cosa bella è proprio questa sua grande capacità descrittiva perché, a volte il siciliano, riesce a rendere delle immagini meravigliose. Inoltre la storia è molto teatrale e potrebbe essere resa anche in questa chiave, perché ci sono dei personaggi siciliani, realmente esistiti, descritti in questo modo con una serie di particolari divertenti e anche ironici”.

L’importanza della scelta della traduzione del “testo a fronte” aiuterà, non solo i lettori che non conoscono il dialetto, ma anche coloro che, pur conoscendolo, ne usano solo una parte, peraltro contaminata da locuzioni della lingua italiana. Il libro, con una grande partecipazione di pubblico è stato presentato a Buscemi, nella sala San Giacomo lo scorso 28 dicembre. “Lorenzo, che parla attraverso una cannula respiratoria collegata a una macchinetta mobile – aggiunge la prof.ssa Vaccaro – è anche molto simpatico e ironico e, soprattutto non si piange addosso. E’ un ragazzo molto integrato nella comunità in cui vive e la presentazione del libro è sta ben lontana da una evento di carattere pietistico che lui non avrebbe gradito”.

Una copia del testo è stata mandata a Papa Francesco a cui Lorenzo ha voluto dedicare il libro per la sua sensibilità nei confronti degli ‘ultimi’. “La segreteria vaticana ci ha contattato – dice ancora – e non si esclude che ci possa essere una risposta del Santo Padre nel modo in cui riterrà più opportuno. (set)

(13 gennaio 2014)

http://www.superabile.it

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