La storia di Ivan: «Io, disabile prigioniero nella vela di Scampia, non perdo la speranza»

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Ivan muove il mento e tocca un comando elettronico che aziona le ruote della sua sedia a rotelle.

20140102_ivanHa uno sguardo sereno e pieno di vita, occhi di chi ha sofferto molto ma non ha mai perso la speranza. La sua sedia fa un dribbling sulla pavimentazione disastrata, evita il tappeto di siringhe della vela gialla di Scampia, dov’è nato e vive da sempre in compagnia dei suoi genitori, all’interno di un appartamento che ha la muffa alle pareti.

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Ivan di cognome fa Grimaldi, ha 19 anni e capelli neri. La sua stanza è dipinta per metà di azzurro perché il Napoli è la sua passione. Quando c’è un gol, però, questo tifoso non può esultare: le mani sono disperatamente immobili sulle ginocchia. A 14 anni giocava sul letto, una capriola è stato l’ultimo evento della sua vita «precedente». Subito dopo ci furono la caduta, l’ospedale, la sentenza: tetraplegico.

«Era l’8 dicembre di cinque anni fa – Ivan parla con un filo di voce, e sul volto si disegna un sorriso amaro-. Per cui il periodo natalizio per me non evoca mai bei ricordi. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Ho girato centri di riabilitazione in tutta Italia, adesso vivo un po’ meglio perché ho un pacemaker. Però mi sento prigioniero nella Vela».

Per Ivan è un inferno la vita in quel gigante di cemento e ferro con muri scalcinati, condotte che sgocciolano, sporcizia, degrado. Potrebbe far finta di niente ma non riesce a evadere: le barriere architettoniche sono insormontabili. Anzi lo erano perché nella vela c’è gente di cuore che s’è tassata per comprare e installare un paio di pedane di ferro: piccoli scivoli sopra le scale che per Ivan rappresentano l’unica strada verso il mondo.

Oggi, però, non sono solo le barriere architettoniche a tormentare Ivan. Adesso nella sua mente c’è soltanto una speranza. L’unica alla quale è riuscito ad aggrapparsi: il metodo Stamina. «Dicono che con l’infusione di cellule staminali entro un anno e mezzo ci sarebbe la possibilità di rimettermi in piedi -racconta Ivan, l’innocenza nel suo corpo immobile – Certo, lo so, non è facile. Ci sono problemi burocratici. E poi ci vogliono soldi. Non posso dire se questo tipo di cura potrà davvero salvarmi, ma al momento è la mia unica e sola speranza».

Una speranza che è anche forza. E di forza, Ivan Grimaldi, ne ha da vendere. Poco prima dell’ingresso alla Vela di Scampia, quel mostro minaccioso che si erge sulla desolazione dell’asfalto, c’è piazza Grandi Eventi. Lì, su alcune colonne, c’è un’iscrizione a opera dell’artista Rosaria Iazzetta. “Quando la felicità non la vedi, cercala dentro”. Un insegnamento che Ivan, in questi anni, ha fatto davvero suo.

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1 commento

  1. «Dicono che con l’infusione di cellule staminali entro un anno e mezzo ci sarebbe la possibilità di rimettermi in piedi”

    CHI dice questo? c’ è UN SOLO malato con lesione midollare che sia stato curato da Stamina? NO! Ieri è comparsa una notizia incoraggiante su un paziente che ha recuperato sensibilità e motilità con cellule della mucosa nasale, prodotet a Londra al London University College. Un posto serio dove gliu studi si fanno con rigore da anni. Se c’ è una speranza può venire forse da lì, non certo da Stamina!