“Musei, chiese e mezzi pubblici: Centro ancora vietato ai disabili”

0
1.250 Numero visite

ROMA. «Che giornata infernale! Era meglio se restavo a casa». Un giro nel centro di Roma per un disabile in carrozzina, senza accompagnatore, è un’esperienza da dimenticare.

gtriesteSiamo andati con il presidente di Fiaba, Giuseppe Trieste, per scoprire le difficoltà che incontra chi si muove sulla sedia a rotelle. Le stazioni della metropolitana sono inaccessibili. La maggior parte degli autobus non ha le pedane. I negozi hanno il gradino all’ingresso. I marciapiedi sono stretti, i sampietrini pericolosi, le chiese off-limits.

TRASPORTI. Per arrivare in centro guai a scegliere la linea A della metropolitana. Le stazioni Flaminio, Spagna, Barberini e Repubblica sono inaccessibili per chi è sulla sedia a rotelle. C’è il rischio di rimanere bloccati lì sotto a causa delle scale mobili: mancano gli ascensori. Ci proviamo dalla fermata Spagna. Percorriamo un lungo corridoio in cerca dei tornelli di accesso, ma le scale mobili ci costringono a fare dietrofront. Ecco un ascensore. Non porta sui binari, ma a Trinità dei Monti. Lo prendiamo lo stesso, e all’uscita troviamo una scalinata. «Meno male c’è un montascale» esclama Trieste. Peccato non funzioni. Chiamiamo l’addetto dell’Atac, ma dopo dieci minuti d’attesa è lui stesso ad allargare le braccia: «Dovete rinunciare, non c’è corrente».. L’alternativa alla metro è l’autobus, a condizione che sia dotato della pedana per disabili. Anche in questo caso mission impossible. Quelli che hanno il contrassegno della pedana, in realtà ne sono sprovvisti. «La pedana non funziona» ci dice l’autista dell’89 a piazzale Flaminio. Ci proviamo ancora con il 160 e il 490, ma niente da fare. A poca distanza c’è la linea ferroviaria Roma-Viterbo. Facciamo una prova per vedere se almeno in questo caso abbiamo fortuna. Entriamo senza difficoltà nella stazione Flaminio, timbriamo il biglietto, ma una volta arrivati davanti al trenino per la carrozzina è impossibile salire con tre scalini alti venti centimetri l’uno

MARCIAPIEDI E STRADE. I sampietrini hanno grande valenza storica, ma per una persona sulla sedia a rotelle sono un problema. “Chi è affetto da tetraparesi spastica sarebbe già caduto dalla carrozzina”, dice Trieste sconfortato mentre attraversiamo piazza del Popolo. Impossibile percorrere i marciapiedi su strade come via del Babuino. Troppo stretti.

ESERCIZI COMMERCIALI. Ci consoliamo con lo shopping. Proviamo a entrare nei negozi in piazza di Spagna, via del Corso, via Frattina. La maggior parte, ha uno scalino, spesso molto alto. In un bar di piazzale Flaminio ci invitano persino a fare «attenzione al gradino».

CHIESE. Decidiamo, allora, di visitare qualche chiesa. Proviamo a entrare a Santa Maria dei Miracoli, a piazza del Popolo, ma gli scalini non ce lo permettono. Tentiamo con la gemella Santa Maria in Montesanto, ma anche qui non riusciamo a entrare. Attraversiamo la piazza ( la carrozzina rimane pure incastrata nei sampietrini) e arriviamo a Santa Maria del Popolo. Un’altra scalinata. Nella zona di piazza Navona non siamo più fortunati. Sant’Andrea della Valle, così come San Pantaleo, hanno le scale e non c’è un ingresso alternativo. Rinunciamo.

LUOGHI CULTURALI. I musei principali in centro sono tutti attrezzati per i disabili. Ma pure quelli con ingresso secondario per i portatori di handicap possono presentare dei problemi. Come al Museo Barracco su corso Vittorio Emanuele che si trova in cima a una piccola scalinata. Ci accorgiamo, fortunatamente, della presenza di un ingresso disabili. Si trova in vicolo dell’Aquila, una stradina in salita lastricata di sampietrini. La carrozzina di Trieste rischia di ribaltarsi all’indietro se prontamente non riuscissimo a bloccarne la caduta. Anche all’Archivio di Stato in Corso Rinascimento ci sono delle scale. Lasciamo il nostro compagno di disavventure davanti all’ingresso ed entriamo. Nell’atrio troviamo il portiere che ci risponde: “L’ingresso disabili è sul retro”. Se non ci fossimo stati noi, Trieste non ne sarebbe mai venuto a conoscenza. Sconsolati, decidiamo di tornare a casa. Senza esitare gridiamo: «Taxi!».

Il Tempo del 27-10-2013 (In allegato gli articoli completi)
di Giulia Bianconi

Fiabachannel.org

Newsletter