Bimbi e disabili in sella superano ogni barriera

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L’attività riabilitativa prevede anche il volteggio terapeutico

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Il ministro con Anna Cavallaro, campionessa che lavora con i disabili

Salire in sella per superare le barriere: quelle architettoniche, ma anche quelle fisiche e quelle psicologiche. E’ l’idea che ha spinto il team dell’Associazione sportiva La Fenice di San Martino Buon Albergo ad aprire le porte a bambini e ragazzi diversamente abili. Gli stessi che fino a qualche anno fa avevano difficoltà relazionali e disturbi della personalità come problemi neuromotori e che ieri erano invece in pista, sotto i riflettori di Fieracavalli, a esibirsi con le loro evoluzioni di volteggio fianco a fianco con Anna Cavallaro, veronese, campionessa del mondo in carica di questa disciplina.
«Il cavallo? Sa essere un ottimo terapeuta», spiega la giovane atleta, che insieme all’istruttore Nelson Vidoni lavora, a San Martino, con una trentina di ragazzi disabili. «Dall’ippoterapia, quando i benefici alla persona sono più passivi come il rilassamento o le stimolazioni, fino alla riabilitazione equestre, quando invece si riesce a condurre in autonomia l’animale, il contatto con il cavallo è benefico per chi soffre di handicap fisici e psichici: trasmette emozioni, aiuta a sviluppare l’autostima e la sicurezza in se stessi, così come lo spirito di squadra e serve a migliorare la tonicità muscolare. Il massimo esempio di attività riabilitativa a cavallo è poi il volteggio terapeutico: i ragazzi lavorano senza sella, solo con una coperta in groppa all’animale, con il quale il contatto è quindi molto stretto: e bastano il suo movimento e il suo calore trasmettere loro effetti benefici».
Si vede innanzitutto da come Chantal, Pargit, Asharaf, Valerio e Manu si divertono alternandosi in evoluzioni singole o di coppia e nelle “pose plastiche” tipiche della ginnastica artistica sul dorso del loro sauro: serenità, grandi sorrisi, soddisfazione e orgoglio di essere veri sportivi.

Perché a cavallo non fa differenza essere sordomuti o affetti da sindrome di Down. «La paura? All’inizio è comune a molti di questi ragazzi, l’animale può fare soggezione», ammette Anna.

«Ma vedere un bambino affetto da paralisi cerebrale infantile che, con pazienza e costanza, dopo anni arriva a saper gestire da solo un cavallo ripaga di tutte le difficoltà».E.PAS.

http://www.larena.it/

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