93 milioni di bambini affetti da disabilità

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Bambino disabile

Secondo un’ultima stima dell’UNICEF, sono 93 milioni i bambini sotto i 14 anni che soffrono di una disabilità moderata o grave.

A leggerlo, così freddamente, quella cifra di 93 milioni che l’UNICEF stima come bambini che nel mondo sono interessati da disabilità moderata o grave ci fa quasi rabbrividire. In pratica, per continuare a parlare in termini di numeri, un bambini su venti, nella fascia d’età che va fino ai 14 anni, vive un handicap. Che altro aggiungere: ci troviamo di fronte ad un’Italia e mezza.

È proprio a loro, a quella presenza silenziosa e senza strumenti per far valere i propri diritti, che L’UNICEF ha voluto dedicare il suo ultimo rapporto annuale dal titolo ”La condizione dell’infanzia nel mondo 2013”, presentata a Roma qualche giorno fa. Nell’attento esame dei dati trasmessi dall’UNICEF, appare evidente come nascere in una particolare parte del mondo rispetto ad un’altra faccia una sostanziale differenza. Sono circa 165 milioni, sempre secondo il Rapporto delle Nazioni Unite, i bambini sotto i 5 anni di età con ritardi nella crescita o malnutriti. Ma non solo: tra questi, 500 mila bambini sono a rischio disabilità, con una elevata probabilità di diventare ciechi per mancanza di vitamina A.

Ad aggravare ulteriormente la già precaria condizione dei piccoli, ai tanti fattori umani, si aggiunge poi la povertà e la malnutrizione, che sottraggono ulteriore dignità alla vita dei bambini.
Con il termine povertà, si indica anche l’impossibilità materiale di frequentare la scuola, di accedere a centri sanitari e di poter crescere alla pari nella società. E nell’eventualità che a venire al mondo sia una bambina, la questione si complica ulteriormente. Infatti, le bambine nate con disabilità hanno una ridotta possibilità rispetto ai maschi di ricevere cibo o cure. Quasi fosse una colpa nascere donna. Si viene emarginati, quindi, non solo perché si è disabili, ma a maggior ragione se si è disabili e femmine.

“La discriminazione a causa della disabilità è una forma di violenza” si legge chiaramente nel rapporto. Ed è pura violenza privare qui minori dei propri sogni, di una vita che sia parte integrante di una società che non li veda solo come riceventi di beneficenza ma come soggetti abili ai quali destinare azioni di inserimento attivo. Per un bambino, non avere diritti, significa essere più vulnerabili. I bambini con disabilità corrono rischi quantificabili in tre o quattro volte oltre la media di un coetaneo non disabile. Tutto per il fatto di essere inseriti in istituti dove il rischio di abusi fisici e sessuali aumenta a dismisura.

E cosa fanno i vari i Governi del mondo per questi bambini? Quasi nulla. Un bambino non è nulla, davanti ad un destino infame. Non può chiedere, non può indignarsi. È soltanto obbligato a vivere, quando gli è possibile.
(Fonte foto: Rete Internet)

Autore: Gianluca Di Matola

http://www.ilmediano.it

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