Questa vecchia canzone di Enzo Aita & Trio Lescano è un gioioso inno alla vita e alla giovinezza. Briosa e spensierata, evoca momenti di festa. Difficile immaginarla come colonna sonora di un assassinio. Eppure questo è ciò che accade in Tracce dal silenzio (Marsilio Editori, 2019, pp. 334), avvincente thriller di Lorenza Ghinelli.

Tracce dal silenzio – Photo by Tiziana Topa

Nina ha dieci anni ed è diventata sorda in seguito a un incidente. Ella sente attraverso un impianto cocleare appoggiato all’orecchio che toglie quando va a dormire. Una notte, all’una, viene svegliata da una strana musica e, in quello stesso istante, un ragazzo viene ucciso nel parco. Ma Nina non dovrebbe non potrebbe sentire alcun suono! La notte successiva l’episodio si ripete e un altro giovane viene ridotto in fin di vita, alla stessa ora e nello stesso luogo. Inizia così un enigma che vedrà come protagonisti Nina e suo fratello Alfredo. Intanto la bambina ha stretto amicizia con l’anziana vicina di casa, Rebecca. In un susseguirsi di colpi di scena verrà ristabilito l’ordine, anche grazie a Rasha e Nur, due amiche di Alfredo.

S come “sordità”. Ma anche come “silenzio”. Un silenzio che dal giorno maledetto dell’incidente inghiotte Nina e, assordante, si manifesta ogni volta che ella toglie l’audioprocessore. Allora cala il buio; il mondo si dilata e perde i suoi contorni abituali trasformandosi in un mostro che spalanca le fauci e fagocita la bambina, tremendo e terribile. Il cielo smarrisce lo smaltato azzurro di giugno e sbiadisce in un anonimo grigio; nere piume come di corvo si materializzano scricchiolanti sotto i piedi di Nina. Come per un malefico incantesimo la realtà rassicurante in cui vive la piccola assume fattezze ostili e nemiche contro cui ella ingaggia una lotta estenuante.

Abbassò lo sguardo, la nausea le artigliò lo stomaco prima che riuscisse a mettere a fuoco. Sotto i suoi piedi scalzi c’erano piume nere, ricoprivano tutto il pavimento soffocando le piastrelle. Non riuscì neppure a gridare.”

Una cappa di silenzio regna anche tra Marco e Sara, i genitori di Nina. La donna attribuisce al marito la responsabilità dell’incidente della figlia; da quel giorno Sara ha eretto, mattone dopo mattone, un muro alto e spesso dietro cui si trincera, sorda, anch’ella, all’amore del marito. Le parole affettuose e gli approcci fisici dell’uomo non riescono a scalfire quel muro contro cui si spuntano tutte le armi di Marco. E allora la sorda Sara si volge altrove gettandosi tra le braccia di un altro uomo quasi a voler punire Marco della sua negligenza o forse se stessa per non riuscire a perdonarlo. Ma sotto la cenere cova ancora il fuoco del reciproco amore capace di scaldare quel gelido silenzio con nuove frasi che lo dissipano lentamente ma con dolce tenacia. Il pericolo corso dai figli è catartico per la coppia e, forse, su questo matrimonio non è ancora scritta la parola “fine”. Il silenzio notturno del parco è la cornice scelta dal killer per colpire. Nell’atmosfera ovattata e sospesa delle tenebre, quando genitori e figli, nonni e nipoti sono al sicuro nelle loro case, la furia omicida si scatena generando una scia di orrore e di sangue. Senza proferire parola ma con inusitato furorl’assassino colpisce sicuro e preciso, metodico nel suo modus operandi. E, compiuto il suo macabro rituale, fugge inghiottito dalla notte silente.

I Panni sono una famiglia giovane e, all’apparenza, unita e felice. Marco è un uomo mite e dalle spalle larghe: esorcizza il senso di colpa per aver causato l’incidente di Nina con un comportamento da padre presente e premuroso. C’è bisogno di lui e lui c’è. Per tutti. Sara è una rampante donna in carriera; madre giocosa e affettuosa, come moglie inciampa e cade. Ma cerca di rialzarsi. Alfredo ha sedici anni; è un adolescente che vive i turbamenti e le contraddizioni della sua età e le prime pulsioni amorose. Si sente assai responsabile nei confronti di Nina, la coccola e la protegge fino a mettere a repentaglio la propria vita. Nina, la piccola di casa, è una bimba coraggiosa che affronta con forza e dignità la disgrazia che ha subito e le conseguenze irreversibili che essa le ha lasciato. Guarda al mondo con occhi pieni di innocenza e fiducia, una fiducia che le impedisce di vedere il Male, laddove esso si annida.

L’altro grande pilastro della vicenda è Rebecca. Ella porta sulle spalle il fardello di un passato doloroso e cupo ed è un glorioso albero secolare che ha visto la Storia scorrere davanti al suo sguardo. Scabra e ruvida, pure è capace di slanci di affetto e quando incontra Nina per la prima volta la ama immediatamente. Ed è un amore reciproco perché la bimba vede in lei la proiezione dell’adorata nonna Martina. Per una sorta di affinità elettiva le due si scelgono: il virgulto e l’albero, l’alpha e l’omega stringono una tenera amicizia. Eppure quelle mani nodose e adunche che sanno cucinare torte e acconciare in trecce i capelli di Nina hanno anche dimestichezza con il coltello e si intridono di sangue quando uccide i conigli per cibarsene.

Svelò che dietro la vita si acquattava la morte e che in fondo non erano dissimili, entrambe fatte di carne e di sangue.”

Immagine macabra che stride con quella di amorevole nonna putativa. A ben vedere questa anziana donna che odora di dolci e di canfora nasconde una nota stridula e un quid disturbante. E questo albero produrrà un frutto amaro e disgustoso per il palato della giovane Nina che si vedrà investita da un uragano e ferita nei sentimenti.

Un’amicizia turbolenta ma sincera è quella che lega Alfredo a Rasha e Nur, compagne di classe afghane sfuggite alla guerra. Insieme nel viaggio della speranza verso l’Italia, esse hanno due caratteri diversi e complementari: impulsiva e ribelle la prima, obbediente e remissiva la seconda. Faranno quadrato intorno ad Alfredo e, nell’irruenza generosa della loro età, non esitano a gettarsi in una rocambolesca avventura per aiutarlo.

Lorenza Ghinelli entra a gamba tesa sorprendendo il lettore fin dalle prime pagine in cui viene già introdotto il nucleo tematico della vicenda. Il corpo della narrazione segue due piani temporali: il filo del presente si intreccia con quello del passato che rievoca le tormentate peripezie di Rebecca. Quella della Ghinelli è una prosa affilata e tagliente come una lama, una prosa che risuona macabra dietro l’apparente normalità degli eventi narrati. Si direbbe quasi che ella intinga la penna nel sangue tanto è capace di generare nel lettore una sensazione di raccapriccio che trasuda da ogni pagina. Tracce dal silenzio ricorda molto da vicino favole nere quali Hänsel e Gretel, in cui il Male si insinua nel mondo dell’infanzia creando uno straniamento che si percepisce dietro la superficie piana del racconto.

L’azione si dipana in un climax emotivo che, di sorpresa in sorpresa, culmina in un finale al cardiopalmo il quale riecheggia un’atmosfera à la Psycho. La partita si gioca infatti sul piano psicologico; sia i personaggi che il lettore sono impegnati in una guerra dei nervi che rende Tracce dal silenzio un thriller pirotecnico e avvolgente, mai banale, mai scontato.

 

Written by Tiziana Topa

 

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