Oggi è il 1° giorno di agosto, in casa ci sono 30 gradi, sto scrivendo con le persiane completamente abbassate e il ventilatore sparato in faccia. Lo so. Avevamo detto che ci saremmo prese una pausa estiva. Ma quando Anna la settimana scorsa mi ha fatto leggere il suo racconto, ho sentito che dovevo fare un’eccezione.

Il silenzio del mare

Anna

Ho conosciuto Anna durante una giornata (da lei organizzata) a fine settembre a Bassano del GrappaQuesta visita guidata è stata molto speciale per me: un po’ perché ho avuto modo di conoscere meglio la mia città, un po’ perché la visita era rivolta principalmente a persone sorde. Già, perché Anna è sorda dalla nascita e in quel bel pomeriggio di fine settembre, grazie anche all’aiuto di Linda (interprete LIS, Lingua Italiana Segni) e della guida Silvia, ho vissuto una giornata indimenticabile proprio nei luoghi dove vivo da sempre.

“LA NOSTRA DISABILITÀ È DETTA INVISIBILE PERCHÉ DA FUORI NON SI VEDE E NOI PASSIAMO INOSSERVATI” (ANNA MANFREDI, “IL SILENZIO DEL MARE)

Con Anna ci teniamo in contatto da allora. Il nostro è un rapporto che scorre via whatsapp e quando, a metà luglio, mi ha contattata per avvisarmi che un suo scritto era stato selezionato per una raccolta di racconti è iniziato il countdown nell’attesa di leggerlo.

Racconti di Sabaudia

La raccolta in questione è “Racconti di Sabaudia”: il libro viene distribuito gratuitamente nella spiaggia di Sabaudia proprio in questo periodo. Questa iniziativa è un “progetto culturale che promuove l’invito alla lettura come omaggio a quella raffinata tradizione letteraria nata proprio tra le dune del territorio pontino”, comunica la curatrice, Maria Costici. I lettori sono poi invitati a votare il loro racconto preferito in apposite urne.

Racconti di Sabaudia – Edizione 2020

 

“Il silenzio del mare”

È già notte quando leggo “Il silenzio del mare”. Leggo il racconto di Anna, e penso. Penso a concetti alti, o forse in realtà molto semplici, come la comunicazione. Penso a quanta intelligenza, energia e forza di volontà possa contenere un corpo, privato completamente di un senso, per “riemergere” dall’isolamento.

“SENTIVO CHE AL MARE NON IMPORTAVA QUANTO IO FOSSI DIVERSA DALLE ALTRA BAMBINE E CHE IN QUALCHE MODO POTESSE COMPRENDERMI E CULLARMI NELLE SUE ACQUE”. (ANNA MANFREDI, “IL SILENZIO DEL MARE)

Continuo a leggere, non senza commozione, e nella mia testa si profilano i volti delle figure meravigliose che si susseguono nel racconto: la mamma, zio Giovanni, zia Carmela, nonna Giovanna, i commercianti di corso Vittorio Emanuele II… Persone che si prendono cura di Anna e la aiutano nel difficile compito di imparare a comunicare. Ma è il mare che, per primo, sblocca Anna dal suo isolamento. Lei parla del mare e parla con il mare. Ne parla in una prospettiva nuova, simbiotica.

“QUANDO DA BAMBINA ANDAVO SOTT’ACQUA, TRATTENENDO IL RESPIRO, FACEVO LE BOLLE SENTENDONE SOLO LE VIBRAZIONI E PENSAVO CHE FOSSE UN MOMENTO BELLISSIMO” (ANNA MANFREDI, “IL SILENZIO DEL MARE”)

È allora che le quattro facciate scritte da Anna compiono il piccolo miracolo che la lettura sa fare, ovvero portarmi fuori dal luogo e dal momento in cui sono. Scorro le righe del suo racconto e inizio a immaginare i dettagli di tutta una vita, a sentirli sulla mia pelle. Sono dentro alle sue giornate. Immagino luoghi che, in realtà, non ho mai visto. E, soprattutto, mentre leggo, mi sembra di sentire, seduta sul mio divano, il profumo del mare.

 

 

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