Vaccini, la Nuvola da deserto a risorsa Fuksas: «Così si pensa al futuro»

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Il Centro congressi trasformato in un hub per inoculare il siero al personale scolastico. L’archistar Massimiliano Fuksas —. Sono molto felice di questa soluzione perché aiuterà la salute di molte persone

La Nuvola dell’Eur ospita uno dei «Centri per vaccinazione anti Covid 19» della Regione, destinato ai docenti e al personale di scuole e università: l’area al piano terra è stata allestita con pareti mobili e percorsi. «Una grande fabbrica di speranza e di fiducia», ha detto mercoledì all’inaugurazione il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. «Il vaccino — ha chiarito — è il modo per salvare l’economia». Da centro congressi a luogo sanitario, l’area ha ospitato dopo il lockdown dell’anno scorso, tra l’altro, i concerti dell’Opera di Roma. «È un’area multifunzionale — riferisce l’autore del progetto, l’archistar Massimiliano Fuksas —. Sono molto felice di questa soluzione perché aiuterà la salute di molte persone».

 

 

A Fuskas fu assegnato il progetto nel 2007 e dopo anni di lavori, l’edificio monumentale fu inaugurato nel 2016. «Per un architetto non c’è niente di peggio di vedere abbandonato l’edificio progettato». E gli esempi di trasformazioni nella storia non mancano. «Il Teatro Marcello è cambiato molte volte – ricorda Fuksas – diventando una cava nel Medioevo, poi fortezza e infine palazzo adibito ad appartamenti». La trasformazione della Nuvola è stata notevole: da luogo di aggregazione a centro sanitario con distanziamenti e mascherine. «I vaccini ci aiuteranno ad abbandonare la paura e pensare al futuro — continua Fuksas —. La mostra d’arte che doveva aprire a breve è solo rimandata e mi hanno detto che già la prossima estate la Nuvola potrebbe ospitare il G20». Intanto l’area al piano terra che ha la superficie di 10mila metri quadrati, il soffitto alto 7 metri e può accogliere 6-7mila persone, è ideale per mantenere i distanziamenti anti-Covid. «La vaccinazione è anche un simbolo di rinascita: l’edificio è diventato così un luogo di risorgimento».

 

Dal desk di accoglienza alla sala per la valutazione clinica fino all’area con le sedie per le somministrazioni del vaccino il percorso è indicato dagli operatori sanitari. «Mi hanno inoculato il siero per riprendere le lezioni in presenza con tranquillità — racconta Marzia Maione 41 anni, laureata in Ingegneria e insegnante di Matematica al liceo scientifico Canizzaro all’Eur –. Gli studenti ora vengono a scuola solo al 60% ed è necessaria maggiore sicurezza, perché il ricambio d’aria a scuola non c’è». Ha sentito dolore con l’iniezione? «No, ho percepito solo una semplice puntura». Laura d’Agostino, 51 anni, insegnante all’Istituto comprensivo largo Columnia all’Appio riferisce che, «si è svolto tutto velocemente, nel giro di un quarto d’ora». L’insegnante tira un sospiro di sollievo: «Ora sono più tranquilla anche per i miei genitori anziani». Flavio Makovec, docente in una scuola media di Acilia, è stato tra i primi a prenotare l’antidoto: «Nel nostro istituto ci sono stati dei casi tra alunni e personale scolastico». Vincenzo Marullo, impiegato in amministrazione alla Sapienza, muove gli occhi in silenzio. «Mio fratello è non udente — riferisce la sorella — e ha avuto un enorme danno perché le mascherine non fanno vedere il labiale quando si parla». Dallo smartworking tornerà saltuariamente in sede: «Finalmente si comincia a vedere una luce in fondo al tunnel».

 

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