Manos Blancas, la musica diventa gesto ed emozione

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Accanto al coro nato in seno a La Nostra Famiglia i ragazzi delle scuole medie. Tutti uniti da un obiettivo: divertire e divertirsi all’insegna dell’integrazione

di Andrea Sartori

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Le mani, coperte da guanti bianchi, si muovono all’unisono disegnando nell’aria melodie, le note figurate trasmettono sensazioni, grandi emozioni. L’orchestra intona canti natalizi e l’ambone si anima di eleganti coreografie gestuali ispirate alla lingua dei segni, un linguaggio universale che con la musica assume un significato speciale.

SAN VITO AL TAGLIAMENTO – Nel coro di ragazzi c’è un gruppo di diversamente abili. Ognuno si arricchisce delle esperienze, delle capacità, ma anche delle emozioni di chi gli sta accanto, riuscendo a regalare un concerto indimenticabile. E non solo a loro stessi.

È il coro “Manos blancas” del Friuli, progetto unico nel suo genere in Italia, nato sulla scorta di quanto sperimentato da due insegnanti e musicisti in Venezuela ed esportato in varie parti del mondo. Un’esperienza che significa integrazione e socialità.

Progetto allargato. Da un anno il progetto ha allargato i propri confini. Accanto al coro che interpreta la musica col linguaggio gestuale, formatosi nell’ambito del centro di riabilitazione La nostra famiglia di San Vito al Tagliamento, ora c’è la presenza fissa di coro vocale e dell’orchestra della scuola media cittadina.

Un ulteriore passo all’insegna dell’integrazione, lodato dagli stessi ideatori venezuelani del progetto “Manos blancas”. Per salutare l’arrivo di San Nicolò i ragazzi hanno dato appuntamento a San Vito, in duomo. Strapieno. Non ci poteva essere occasione migliore per raccogliere le loro impressioni nel dopo concerto, in un’affollata sala consiliare del palazzo municipale sanvitese.

Per rompere il ghiaccio basta dir loro: “Fate come quando, alla fine di ogni concerto, ci si trova nel bus a parlare di cosa si è provato”. Ed è subito un incrociarsi di stati d’animo, pensieri, emozioni.

La parola ai ragazzi. Inizia Giorgia, del “Manos blancas”. «Ero molto emozionata, ma non solo oggi: questo coro è sempre un’emozione». «In ogni esibizione cerchiamo di dare il massimo – aggiunge Fabio, corista del “Manos blancas” dal 2012 – Il coro si sta allargando sempre più e ciò è positivo, significa che facciamo un bel lavoro, molto utile, e continueremo a farlo in futuro».

La parola passa a Massimo, alunno dell’indirizzo musicale della media sanvitese, componente dell’orchestra Ferruccio Maronese: «Coro gestuale, vocale e orchestra: un’unione che dimostra come la musica abbia più facce e crei qualcosa di meraviglioso.

La musica ci unisce per divertici, avvicina gli altri». Pure Francesca suona nell’orchestra: «Questa esperienza è utile a tutti, per abbattere le differenze che si creano nella nostra mente. Possiamo stare assieme e abbattere i muri tra noi». «Cantiamo in modo diverso, ma è pur sempre cantare – osserva Francesca, che fa parte del coro vocale – Questo progetto ha favorito le nostre amicizie e la possibilità di stringerne altre». E il compagno Claudio aggiunge: «Stiamo insieme essendo diversi, ma comunichiamo la stessa cosa».

Un’esperienza unica. «L’esperienza con “Manos blancas” mi è molto piaciuta, non la dimenticherò mai – a parlare è Margherita – Non pensavo si potesse cantare anche con le mani. Spero che il coro si faccia conoscere in tutto il mondo». «Sono entrata nel “Manos blancas” un anno fa – aggiunge Lucia – Ho fatto numerose amicizie, siamo sempre più uniti».

E Denis e Valerio spiegano come con la musica passi ogni paura. «Ci siamo uniti grazie alla comune passione per la musica» rimarca Bianca, mentre Alice, ex componente del “Manos blancas”, testimonia sul fatto che con i gesti si può fare musica. Jole pone quindi l’accento sui momenti di condivisione tra coristi, musicisti, genitori e insegnanti, definendoli «stupendi» quanto il concerto appena conclusosi.

Infine, Martina (orchestra) e Mirco (“Manos blancas”) rivelano le sensazioni di quando hanno iniziato a partecipare al progetto. Osserva Mirco: «La prima volta non capivo nulla di cosa facevano, col

passare del tempo mi è sempre più piaciuto». Confessa Martina: «All’inizio lo vedevo come un gesto di volontariato. Ho constatato che l’aiuto era reciproco: quando suono e vedo i gesti mi diverto anch’io e ognuno si arricchisce dell’esperienza dell’altro».

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