Lupano: «Il teatro dei gesti per abbattere le barriere»

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Voce vellutata, tono pacato, la disponibilità a raccontare uno spettacolo con la convinzione che il teatro debba riflettere la società

di Eliana Mogorovich

3 dicembre 2015

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Nel presentare Figli di un Dio minore, spettacolo che stasera approda al Nuovo Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo, Giorgio Lupano sottolinea più volte la parola opportunità.

Perché per i palcoscenici che l’hanno accolto, ospitare un testo che accompagna alle parole la silenziosa gestualità della lingua dei segni non si è rivelato il rischio che lui e il regista Marco Mattolini temevano. Piuttosto, si è trasformato in una scommessa vinta, con un pubblico integrato di gente sorda che finalmente – per la prima volta in Italia – ha varcato la soglia di un teatro e che, altrettanto finalmente, si vede rappresentata.

«È un’opportunità per tutti, anche per il pubblico tradizionale che spesso esce da teatro emozionato, commosso, talvolta persino curioso di imparare a sua volta la lingua dei segni», afferma Lupano, che prosegue: «Personalmente, poi, si è trattato di un vero regalo che mi ha permesso tra l’altro di capire che essere sordi non significa essere depressi o scoraggiati».

Una lezione appresa in parte anche da Rita Mazza, sua partner sulle scene, «una ragazza che al momento in cui ha deciso di diventare attrice è stata costretta a migrare a Berlino perché in Italia non ci sono compagnie che accolgano artisti sordi. Lei porta con sé tutto un suo mondo di immagini ed è dotata di un’espressività molto emozionante».

Mai rappresentato prima nei teatri italiani, primo e finora unico spettacolo per sordi in tutta la Penisola, Figli di un Dio minore è un progetto cullato a lungo nella mente del regista che dopo due anni è riuscito a dargli vita contando pure sulla caparbietà di Lupano che per un anno si è dedicato all’apprendimento della lingua dei segni per fare in modo di evitare le possibili distrazioni portate da eventuali sottotitoli.

Lo spettacolo, che in gennaio tornerà nell’Isontino per toccare il Verdi di Gorizia, secondo l’attore potrebbe o meglio dovrebbe aprire la strada a un teatro impegnato a dar voce alle minoranze.

«Non ci si rende nemmeno conto di quante barriere alziamo verso l’altro che chiede di integrarsi. In questo momento bisogna aprire gli occhi – ne parlavamo anche con Mattolini: oggi la riflessione potrebbe riguardare i cosiddetti migranti. Stiamo vivendo un fenomeno che per noi non è nuovo visto che all’inizio del secolo scorso eravamo noi italiani la minoranza

che cercava l’integrazione. Sono certo – prosegue Lupano – che nei prossimi anni questo tema verrà affrontato anche da diversi testi teatrali: ormai la nostra popolazione è mista, integrata. Bisogna solamente prenderne atto e convivere con questa realtà».

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