Soli come un cane

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Soli come un caneIo ho un cane, si chiama Puma; ma mi accorgo di essermi espresso male, scusate. Intendo dire, in realtà, che dopo un lungo tirocinio e un’esperienza diretta sul campo, un cane ha acconsentito ad adottarmi, e così viviamo insieme, membri della stessa famiglia.

di Bruno Izzo

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Non è stato il primo, e spero davvero che non sarà l’ultimo cane che mi ha onorato elargendomi il suo affetto, me lo auguro per puro e semplice egoistico piacere e interesse personale. Affermo, infatti, con forza, che ne vale la pena, un cane elargisce amore senza limiti. Puntualmente come ogni anno, avvicinandosi il Natale, amici, parenti e semplici conoscenti, al corrente della mia convivenza con Puma, mi chiedono consigli su quale tipo, razza e specie di cucciolo canino suggerisco, da far trovare ai loro bambini che lo reclamano imploranti, come originale regalo sotto l’albero. Malgrado quanto appena affermato a proposito della mia felice convivenza con Puma, però, a tutti costoro rispondo immancabilmente: lasciate stare, non è cosa per voi. Ve lo sconsiglio. Lo sconsiglio con tutto il cuore.

Il semplice fatto che me lo chiedano, solo il particolare che desiderano prendere un cane esclusivamente per fare trovare ai bambini una sorpresa “vivente” sotto l’albero, ebbene già questo è sufficiente per farmi categoricamente affermare: non è cosa tua, senti a me. Perché vedete, il cane non è un giocattolo, richiede da ciascuno di noi un bene che nessuno ha in dotazione in quantità infinita, e perciò ciascuno è restio a dilapidare: il tempo. Un cane richiede tempo, e parecchio. Un cane, infatti, non ha mai letto il galateo, in vita sua. Non è educato.

 

Non nasce ubbidiente e poliglotta: non parla cioè la lingua degli umani, non solo, ma non si vede perché mai debba prontamente ubbidire a qualsiasi strampalata pretesa, come affannarsi ossessivamente a riportare un oggetto che gli è puntualmente rilanciato lontano, proprio non si capisce perché dovrebbe esibirsi a richiesta in capriole, piroette o semplicemente deve stare fermo e fare “il morto”, io non ho mai chiesto a nessuno dei miei simili di fare lo stesso per mio diletto. Credo che se chiedo al mio migliore amico “stai fermo e immobile come un cadavere fin quando lo dico io”, il minimo che posso aspettarmi è essere mandato a quel paese, con il corollario di scaramantici scongiuri. Perciò il cane va educato; e educarlo significa seguirlo, dedicargli pazienza infinita e attenzione, insegnargli un minimo di regole a cui attenersi sempre e comunque, iniziando dai comandi elementari per porlo in sicurezza, sua e degli altri con cui interagisce.

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Il cane inoltre non è un peluche, meno che mai è una soluzione alle proprie carenze affettive; se proprio si soffre di solitudine, è meglio andare a suonare ai citofoni dei testimoni di Geova, lasciate stare il cane. Il cane non è un antistress, compratevi una pallina di gomma allo scopo, può essere piacevole essere accarezzato ogni tanto ma mettere di continuo le mani addosso al cane e spupazzarlo a proprio piacimento non sono un diritto sancito dalla costituzione.

Tutto questo richiede tempo, fosse solo per capirlo! Il cane richiede tempo. Parecchio tempo da elargire a un nuovo arrivato…pensateci. Ma non finisce qui: il cane ha bisogno di spazio, non usa il wc, deve uscire spesso. Qualunque umano ha bisogno di muoversi, e di conseguenza di spazio per muoversi: un cane di zampe ne ha il doppio degli umani, quindi richiede spazi di movimenti doppi. Solo per i carcerati gli spazi vivibili sono tristemente sempre gli stessi, per tutti gli altri gli habitat sono vari e variegati: scordatevi perciò di rinchiudere tranquillamente un cane in una casa, un recinto, o finanche un grande giardino. Il cane ha bisogno di uscire, sempre e comunque, di vedere ed esplorare con calma e minuziosamente posti e facce nuove, incontrare i suoi simili, interagire con loro. Il cane, contrariamente a quanto si crede, ha un alto concetto dell’igiene, non farà mai i propri bisogni dove mangia o dorme, ma negli altri spazi di casa sì; perciò, se non si desidera vivere sgradevoli esperienze, va educato ad adempiere fuori, ad orari stabiliti, più volte al giorno, sempre quando ne necessita, e ovviamente tenendo conto che gli spazi pubblici appartengono a tutti, quindi vanno tenuti puliti, ed il cane non pulisce. Non solo non pulisce dove sporca, ma il cane non si lava: va lavato.

Va lavato, asciugato, vanno controllati denti e unghie; ogni tanto si ammala, va curato, assistito, confortato, coccolato. Va vaccinato, va affidato per le cure necessarie ad un professionista, che si fa giustamente pagare per prestargli le sue cure. Il cane ha un grande spirito di adattamento, non solo, ma poiché è, per definizione, l’emblema della fedeltà, segue il padrone dovunque: il fatto, però è che il cane non può andare dappertutto. Bisogna considerare bene anche questo: ci sono luoghi, negozi, spiagge, mezzi di locomozione, in cui il cane non può andare, piaccia o no. E quindi, occorre considerare la questione con largo anticipo. Il problema non è dove e come sistemarlo, il problema è come sistemare noi insieme a lui. Tenendo presente ben impresso in testa questo dogma: al cane non piace stare da solo. Il cane è un animale sociale, da solo impazzisce. Lasciare solo un cane, magari a lungo, anche se ben provvisto di cibo e acqua, significa creare un disadattato, significa sollevare un problema: chiamerà aiuto, ululerà, cercherà di attirare l’attenzione, abbaierà disperato suscitando l’ira dei vicini e quanto altro. I botti di capodanno, gli estranei, le pensioni per cani, i dog sitter, gli affidi ad altri, per quanto temporanei sono drammi, stress, violenze per il cane. Il cane reagisce al disagio con paura, e la paura genera disperazione, paura e disperazione insieme sono un binomio pericoloso che stimolano a cercare armi e difendersi. La sola arma che ha un cane a disposizione sono denti e zanne, e fanno male. Insomma, il cane richiede tempo, pazienza, attenzione; è un fastidio, una spesa, un ingombro; può diventare un peso, un problema, un pericolo.

Chi ve lo fa fare? Lasciate stare. Magari, invece di un cane, pensiamo a una bella ragazza. Una che ci piace, che ci fa innamorare. Per lei siamo disponibili a elargire il nostro tempo, la nostra pazienza, la nostra attenzione. Un’antica alchimia chimica nata nella notte dei tempi fa sì che la curiamo, siamo affettuosi e premurosi con lei, disponibili: facciamo tutto per lei per avere in cambio il suo amore. Per il cane è lo stesso: essenzialmente, e semplicemente, si sceglie un cane per amore, un cane va preso con sé solo per amore. Esclusivamente per questo. Nessun calcolo che tenga, una semplice questione d’amore. Per dargli amore e, nel caso lo meritiamo, riceverne. Ma vi assicuro che, anche se foste l’ultimo degli uomini, il cane vi amerà sempre. Una ragazza non lo so, e ne dubito fortemente, ma il cane certamente sì, amerà solo voi. Voi e nessun altro. Sempre e soltanto voi. Fedele a voi fino all’ultimo. Vi amerà ancora di più se, anziché prenderlo di razza in un allevamento, per di più lo libererete anche dal carcere, spesso da un lager, gli restituite il bene supremo di un essere vivente, la libertà, prelevandolo da un qualsiasi canile. Vi sarà doppiamente grato. Ma appunto, è una questione d’amore, infine. Una scelta. Dipende dal valore della scelta. Dal valore che attribuiamo alle nostre scelte di vita. Non chiediamo a nessuno se piace la persona di cui siamo innamorati, né come deve essere perché si possa essere certi che sia vero amore, e corrisposto: allora perché chiedere consigli su quale cane prendere “…per i bambini”? Un cane si prende per amore, e l’amore non chiede, agisce. Quindi pensateci; nel caso anche di un minimo dubbio, lasciate in pace i cani. Meglio restare da soli, voi e loro. Soli come un cane.

 

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