AREA DEL DISAGIO

Categorizzare le persone rispetto alla disabilità e/o handicap non appartiene alla nostra cultura della solidarietà. Esistono donne e uomini con disabilità sensoriali, motorie, cognitivo/relazionali, che si devono avvalere di strumenti, situazioni e leggi ad hoc finalizzate alle pari opportunità del vivere quotidiano. La conoscenza della morfologia e funzione degli organi dei 5 sensi, permette di individuare percorsi, inventare modalità e strumenti specifici adatti a tutti e tutte, comprese le persone in area di disagio. Le persone con deficit di qualsiasi tipo non amano essere nominati con un NON, ad esempio nei nostri contatti con i ciechi abbiamo assunto il loro desiderio di non essere considerati NON-vedenti, in quanto la frase è in sé negativizzante.

I CINQUE SENSI

VEDERE

La capacità visiva si esplica attraverso un organo sensoriale : l'occhio.

L'occhio è suddiviso internamente in due camere, una anteriore e una posteriore separate da una struttura trasparente a forma lenticolare : il cristallino che è ancorato alla parete interna dell'organo tramite il corpo ciliare, formato da muscolatura liscia, grazie al quale può svolgere la funzione di "messa a fuoco" dell'immagine; anteriormente al cristallino l'iride dai colori variabili in ciascun individuo, con una apertura circolare, la pupilla, posta nella zona centrale; infine la camera anteriore completata dalla cornea. La camera posteriore è ricolma di un tessuto gelatinoso, il corpo vitreo, ed è delimitata esternamente dalla sclera, con funzione protettiva, dalla coroide con funzione trofica e più internamente dallo strato recettoriale e nervoso della retina. Lo strato recettoriale è costituito da due cellule sensoriali, diverse per forma, per struttura chimica, per funzione, i coni e i bastoncelli.

Esistono tre tipi di coni che differiscono per la presenza di tre diversi pigmenti fotosensibili, ciascuno dei quali ha un massimo di assorbimento nella regione del blu, verde e del rosso dello spettro visibile; ad essi spetta la visione diurna che è caratterizzata da una intensa illuminazione, dal riconoscimento dei colori, dei dettagli delle immagini; ai bastoncelli, invece, è legata la visione notturna che può avvenire anche con debolissime illuminazioni. Caratteristica comune ai due tipi cellulari è la presenza del pigmento fotosensibile indispensabile in quanto la sua scissione, risposta ad un impulso luminoso, provoca l'insorgenza di un segnale elettrico, a sua volta in grado di attivare lo strato nervoso, costituito da fibre nervose sensitive che provenienti dalle diverse regioni retiniche convergono a formare il nervo ottico.

L'impulso elettrico si propaga lungo il nervo ottico formato da fibre alcune dette nasali, altre temporali. Le prime fibre di ciascun nervo ottico si incrociano a livello del chiasma ottico, mentre le seconde proseguono omolateralmente fino a giungere ai corpi genicolati laterali; da qui altre fibre portano l'impulso al cervello, nell'area visiva primaria situata nel lobo occipitale che ha il compito di trasformare le informazioni, ricevute dall'occhio, in immagini dotate di significato. Potremmo considerare l'occhio, da un punto di vista fisico, come una camera fotografica dove le strutture sono disposte in modo da ottenere una sequenza di mezzi diottrici convergenti, in grado di formare sulla retina una immagine reale, invertita e rimpicciolita degli oggetti che si trovano nel campo visivo.

Gran parte delle informazioni che si percepiscono dal mondo esterno sono dovute alla vista, si può vedere bene, vedere poco o non vedere affatto. Con il termine di cecità si intende designare sia il grado di acutezza visiva, sia le difficoltà del soggetto che ne è affetto ad adattarsi all'ambiente circostante. In base a questo criterio nel 1944 Henri ha proposto una distinzione evidenziando sei sottocategorie:

a) coloro che non vedono niente o non hanno mai visto;

b) coloro che dopo essere stati per lungo tempo ciechi totali hanno recuperato una parte di vista;

c) coloro che hanno sempre avuto deboli percezioni luminose;

d) colore che, dopo aver avuto una vista perfetta, sono divenuti completamente ciechi;

e) coloro che, dopo aver sempre visto, hanno solo deboli percezioni luminose;

f) coloro che, dopo essere stati demy-voyants, perdono completamente la vista o press'a poco.

Nel 1995 per l'Organizzazione Mondiale della Sanità le "sottocategorie" sono quattro:

a) ciechi totali: coloro che hanno una assenza completa della vista;

b) semiciechi ("near blind"): coloro che hanno una visione minima e mal definibile ("unrealiable");

c) ipovedenti gravi ("severe"): coloro che hanno prestazioni visive ad un livello molto ridotto;

d) ipovedenti profondi ("profound"): coloro che hanno prestazioni visive grossolane e molto difficoltose.

Nel 2001 la nuova classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia cinque definizioni di disabilità visiva:

a) ciechi totali: coloro che sono colpiti da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi, coloro che hanno la mera percezione dell'ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento;

b) ciechi parziali: coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione, coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 10 per cento;

c) ipovedenti gravi: coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione, coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 30 per cento;

d) ipovedenti medio-gravi: coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 2/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione, coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 50 per cento;

e) ipovedenti lievi: coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 3/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione, coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 60 per cento.

Una categoria di disabili della vista, considerata a parte, è quella degli ambliopi cioè coloro che presentano un deficit funzionale ma che con adeguati interventi possono recuperare una visione pressoché normale; un esempio è la cataratta cioè la modificazione della trasparenza del cristallino, tipica dell'età avanzata, dovuta all'agglutinazione delle proteine che lo rendono biancastro e opaco rendendo impossibile la visione distinta; altri gruppi di alterazioni visive sono quelle legate a sindromi genetiche che causano il non riconoscimento dei colori, a causa dell'assenza di uno o più tipi di coni (daltonismo).

Esiste anche un'altra distinzione costituita solo da due sottocategorie: la prima in base all'età in cui la cecità è sorta; la seconda in base all'origine clinica della cecità. Nella prima sottocategoria è necessario considerare separatamente il "cieco nato" dal "cieco tardivo", rispettivamente colui che fin dalla nascita è afflitto da cecità e colui che ha visto abbastanza a lungo da conservare memoria dell'esperienza visiva.

L'età in cui si manifesta il disagio visivo è importante per progettare l'attività educativa, cioè individuare gli obiettivi e i traguardi che il soggetto deve raggiungere per poter svolgere una vita "normale"; infatti il nato cieco non ha la nostra nozione di colori né della prospettiva degli oggetti, ha quindi modelli mentali personali, differenti non solo da quelli del vedente ma anche da quelli della persona che ha perso la vista nel tempo e che ha ricordi visivi legati alla realtà che, se pur soggetti a sbiadire rapidamente, gli sono di grande utilità. Nella seconda categoria, in base all'origine clinica della cecità, è possibile distinguere la cecità sensoria e la cecità cerebrale.

La "cecità sensoria" non compromette il processo delle "supplenze sensoriali" in quanto è dovuta a malattie legate al metabolismo degli zuccheri come il diabete mellito, che causa degenerazioni retiniche, malattie neurovisive dovute a compromissioni del nervo ottico o delle vie ottiche (rottura del nervo ottico, lesioni retiniche). La cecità cerebrale, dovuta a lesioni della corteccia celebrale occipitale o zone limitrofe (ipossia) che possono determinare l'agnosia visiva, cioè l'impossibilità del soggetto a riconoscere le immagini anche se recepite dall'occhio, compromette il processo di "supplenze sensoriali".

Oleron scartò le teorie secondo lui fantastiche che consideravano i non vedenti forniti di particolari poteri, quale ad esempio la capacità di distinguere i colori mediante il tatto, e si soffermò sul significato di "supplenza sensoriale" giungendo alla conclusione che essa obbedisce a meccanismi che regolano ogni tipo di percezione per tutti i sensi e per tutti gli uomini. Tutto ciò che il cieco è in grado di acquisire può essere acquisito anche dal vedente; è la semplice necessità che spinge la persona con handicap alla vista a sviluppare e ad utilizzare al massimo i sensi rimastigli. Questo per raggiungere traguardi quali: traguardi a livello sensoriale (associare suono e movimento, di persone o cose, in modo da determinare una attenzione uditiva), a livello cognitivo (manipolazione di oggetti per evidenziarne le differenze), a livello spaziale (sviluppare la conoscenza della propria immagine corporea nello spazio); questi traguardi permettono di risolvere i grandi problemi dei non vedenti cioè l'orientamento e la percezione degli ostacoli.

Orientarsi è quindi conoscere l'ambiente, inteso come luoghi diversi, naturali e non, è coordinamento fra immaginazione e il gesto controllato e proporzionato, è rapportare l'ambiente a sé, anche se per fare ciò occorrono nozioni diverse, acquisite attraverso sensazioni acustiche, cinestesiche, olfattive, gustative, termiche e tattili.

TOCCARE

Il senso del tatto è dovuto all'integrazione di segnali provenienti da diversi tipi di recettori cutanei, alcuni con una specifica struttura, altri rappresentati da terminazioni libere di fibre nervose; tali recettori rispondono con differenti modalità e velocità agli stimoli meccanici, alcuni si adattano con risposta molto rapida, altri dall'adattamento meno veloce danno risposte più lente. La velocità della risposta allo stimolo è direttamente collegata alla posizione che essi occupano nel derma.

La densità dei recettori determina la sensibilità tattile che è maggiore a livello della mano considerata l'organo privilegiato del tatto. In tutti gli individui questa sensibilità permette di ricevere ulteriori informazioni su forma e dimensione degli oggetti; nei ciechi, insieme all'udito, rappresenta lo strumento specifico per la conoscenza. Infatti è attraverso la palpazione, la manipolazione che essi strutturano immagini su cui si basano i concetti, cioè apprendono la capacità di ragionare e di conoscere, altrimenti imparerebbero semplicemente delle parole vuote di significato, il cosiddetto verbalismo, cioè l'acquisizione di parole che non possono riferirsi alla conoscenza di cose o oggetti.

Le mani con il tocco individuano i diversi particolari che consentono al cieco di farsi una immagine abbastanza precisa dell'oggetto ruvido o liscio, morbido o duro, flessibile o rigido, rugoso o levigato, pesante o leggero, pieno o vuoto in riferimento alle sensazioni bariche; anche le sensazioni termiche sono dovute al tatto e si esplicano attraverso i recettori (terminazioni nervose libere situate nelle papille del derma) termici del caldo e del freddo. I recettori del caldo rispondono con un aumento della loro scarica all'aumentare della temperatura rispetto a quella corporea che per i mammiferi è massima a 40° C, mentre quelli del freddo aumentano la loro frequenza di scarica con il diminuire della temperatura sempre rispetto a quella corporea; attraverso queste sensazioni i non vedenti riescono a percepire, oltre al caldo e al freddo, la materia (legno, plastica, metallo) di cui sono costituiti gli oggetti.

Grazie al tatto per i ciechi è stato possibile imparare a leggere e a scrivere. Il metodo di lettura e scrittura Braille sorge in Francia nel 1825 ad opera di Louis Braille il quale aveva avuto modo di sperimentare la cosiddetta "scrittura notturna" ideata da un militare, Barbier al fine di mettere i suoi uomini in grado di leggere e trasmettere messaggi nella notte. L'alfabeto di questa scrittura era composto da sei punti i cui segni rappresentavano la fonetica del linguaggio e non le lettere. Braille si impegnò a trasformare i segni fonetici di Barbier in lettere, semplificando al massimo il numero di punti, infatti prese quale base del suo alfabeto un segno generatore massimo di sei punti, collocati in due ordini di tre punti in rilievo in senso verticale.

Egli ottenne, dalle possibili combinazioni, 63 segni, 56 dei quali si mostrarono sufficienti a costruire un alfabeto valido per tutte le lingue, la numerazione e la punteggiatura. Il metodo Braille ha sicuramente dei vantaggi ma presenta anche limiti strutturali: il non vedente mentre può leggere un testo in Braille, non ha la possibilità di affrontare testi la cui scrittura sia in nero. Numerosi sono stati i tentativi e gli studi effettuati per cercare di approntare apparecchiature che consentissero di superare tale ostacolo.

Gli sviluppi congiunti della cibernetica e dell'elettronica hanno reso tecnicamente possibile la costruzione di "protesi sensoriali", così è stato progettato uno strumento l'Optacon (Optacon To Tactil Converter) che attraverso una piccolissima telecamera, riprende i caratteri a stampa o presenti su un video e li trasmette su una "stazione" di lettura, costituita da 14 bastoncini in forma vibrante, che possono essere esplorati con il tatto e dar così luogo alla decodifica del testo. Allo scopo di facilitare i processi di comunicazione del cieco il mercato, oggi, offre altri ausili visivi come i terminali Braille che funzionano su computer, consentendo contemporaneamente una scrittura "normale" su video per i vedenti e una in Braille sul terminale per il cieco. Il computer con il terminale in Braille viene infatti collegato sia ad una stampante in "nero" (la funzione abituale), sia in scrittura Braille per il cieco, mentre sul video la scrittura permane secondo le normali procedure per i vedenti.

L'utilità di questa apparecchiatura è grande, perché offre un prodotto, la scrittura, che può essere letta da ciechi e da vedenti, secondo le normali possibilità degli uni e degli altri: il tatto per i ciechi e la vista per i vedenti. Un altro ausilio per i ciechi, collegato al computer, è il "sintetizzatore di voce". Esso consente la presentazione in voce o in sistema Braille di tutto ciò che è presente sul video. Un ausilio informatico utile sia ai ciechi che agli ipovedenti è l'Optical Character Reader (O.C.R.), una apparecchiatura idonea a leggere contemporaneamente i più diversi caratteri a stampa riformulandoli in sistema Braille o in sintesi di voce ma che può funzionare anche come ingranditore per ipovedenti (ingrandisce su schermo sia un testo a stampa, sia i caratteri del video del computer).

Il tatto è supportato da un altro organo di senso: l'udito, che è in grado di fornire al cieco la direzionalità di una fonte sonora, gli permette di riconoscere voci di persone conosciute, di dirigersi verso di loro, di individuarne gli stati d'animo attraverso le introflessioni della voce ma, la maggior parte dei suoni è in grado di evocare immagini sufficientemente corrispondenti alla realtà solo se egli ha precedentemente conosciuto la fonte da cui provengono, solo così può costruirsi una adeguata nozione dell'oggetto in questione.

UDIRE

La percezione dei suoni è affidata alle orecchie che recepiscono onde generate da un corpo animato da un movimento vibratorio od oscillatorio in un mezzo materiale. Le caratteristiche del suono sono l'intensità che dipende dall'ampiezza delle variazioni di pressione associate al movimento oscillatorio delle molecole e viene misurata in decibel (dB) e la frequenza che definisce il tono od altezza del suono che è puro nel caso in cui si seguano le leggi del moto armonico, in caso contrario acquista un timbro.

In ogni orecchio è possibile distinguere un orecchio esterno, un orecchio medio ed un orecchio interno. L'orecchio esterno è formato dal padiglione auricolare che concentra l'energia meccanica vibratoria in un'area più ristretta (il meato acustico) con il conseguente incremento di pressione sonora e dal meato acustico esterno costituito da una parte esterna o fibrocartilaginea ed una interna o ossea separate da un restringimento detto istmo. Il meato acustico esterno funziona come un "risuonatore" elettivo per determinate frequenze: questo effetto di risonanza, sovrapponendosi all'azione esplicata dal padiglione, determina un incremento di pressione sonora a livello della membrana timpanica.

L'orecchio medio ha forma di cavità appiattita ed allungata e si estende dalla faringe al processo mastoideo e può essere suddiviso in tre parti: una anteriore (costituente della Tuba di Eustachio), una media o cavo del timpano ed una postero-laterale o apparato mastoideo. Ai fini della nostra trattazione prenderemo in considerazione solo la parte media o cavo del timpano. La sua parete laterale è formata dalla membrana timpanica costituita da quattro sistemi di fibre: radiate, circolari, paraboliche e trasversali che le conferiscono una notevole resistenza. Collegati alla membrana del timpano sono i tre ossicini martello, incudine e staffa che trasmettono le vibrazioni acustiche all'orecchio interno.

Nell'orecchio interno si trova la chiocciola con l'organo sensoriale dell'udito, organo di Corti che costituisce l'apparato di trasduzione dell'energia meccanica vibratoria in energia nervosa. Sulla membrana basilare, costituita da una serie ordinata di fibre connettivali elastiche disposte radialmente rispetto all'asse della chiocciola, si trova l'organo di Corti formato da una sequenza ordinata di cellule sensoriali cigliate disposte in varie fila. Tali cellule sono disposte ortogonalmente rispetto alla lamina basilare e dal loro polo apicale sporgono le ciglia che attraversano la lamina reticolare e terminano fissandosi ad un'altra lamina che copre tutto l'organo di Corti, la membrana tectoria. Il polo basale forma contatti sinaptici con il prolungamento periferico di cellule bipolari che nel loro insieme vengono a costituire il ganglio spirale del Corti. I prolungamenti centrali delle cellule del gangli dei Corti vanno a formare le fibre afferenti dei nervi acustici che porteranno i segnali ai centri encefalici dell'udito.

I nervi acustici terminano a livello dei nuclei cocleari, da cui partono fibre nervose ascendenti (lemnisco laterale) che connettono un numero elevato di nuclei; questi ultimi incrociandosi giungono ai corpi genicolati mediali da cui partono fibre dirette all'area uditiva primaria nel lobo temporale del cervello, area nella quale vengono riconosciuti i segnali acustici. La compromissione parziale o totale della funzione uditiva viene chiamata sordità o ipoacusia e secondo le indicazioni del BIAP è possibile indicare nella soglia di 20 dB il limite entro il quale la capacità uditiva deve essere considerata normale. Soglie uditive tra 20 e 40 dB possono determinare, nelle normali condizioni di ascolto, una certa difficoltà a capire la parola parlata. A perdite uditive tra i 41 e 70 dB si associano difficoltà a capire la voce di conversazione e/o difficoltà a sentire e capire il significato delle parole. Ipoacusie con livelli di soglia tra i 71 e 90 dB consentono di sentire solo parole ripetute ad alta intensità, quasi sempre senza capirne il significato. Per ultimo, soglie uditive superiori a 90 dB determinano oltre alla mancata acquisizione del linguaggio verbale anche la frequente assenza di reazione sonora a parole di alta intensità.

Molteplici sono le cause che portano alla sordità come le cause ereditarie in cui si verificano sordità definite recessive e dominanti; le prime si manifestano alla nascita, rimangono costanti e sono responsabili delle sordità definite gravi, le seconde si manifestano in età adolescenziale, si modificano lentamente nel tempo e la loro gravità non preclude l'apprendimento della parola; altri casi di sordità possono derivare da malattie infettive, da meningiti, da cause microbiche (tifo), cause tossiche (alcool, barbiturici) da cause parassitarie (toxoplasmosi).

In una classificazione più ampia le ipoacusie possono essere definite di Trasmissione quando è compromessa la trasmissione dei suoni nell'orecchio esterno o medio, per cui i segnali non giungono o giungono troppo attenuati alla chiocciola, ipoacusie cocleari e retrococleari (ipoacusie recettive) quando è alterata la funzione dell'organo sensoriale o delle vie acustiche solo in caso di ipoacusia legata ad alterazioni dei centri corticali si può parlare di ipoacusia di percezione.

Con il termine di anacusia si indica invece la perdita completa ed unilaterale della funzione uditiva mentre la perdita completa bilaterale è definita cofosi. Si definisce sordastro colui che è affetto da grave ipoacusia bilaterale o che possiede scarsi residui uditivi, utilizzabili però a mezzo di opportuni apparecchi protesici.

Sordomuto è invece il soggetto affetto da cofosi congenita: la mancanza dell'udito non consente l'acquisizione del normale patrimonio verbale (mutismo). In passato Aristotele aveva affermato che coloro che erano sordi risultavano pure muti, e poiché "kophoi" (=sordo) e "eneos" (=muto) significavano anche " privo di intelligenza", nelle epoche successive furono forzate le parole del filosofo e interpretate nel senso che i sordomuti erano anche incapaci di ragionare . Per questo vennero esclusi dalla vita sociale e solo nel XVI secolo si registrarono i primi tentativi di un loro inserimento, grazie alla revisione di alcune errate interpretazioni (come quella di Aristotele) e all'interessamento di un monaco benedettino Pedro Ponce de Léon. Dando maggior valore allo stimolo visivo rispetto a quello uditivo, il monaco, associò la parola scritta all'immagine dell'oggetto corrispondente, giungendo così a far pronunciare ad una ad una le lettere, le sillabe ed infine le parole.

Questo metodo conosciuto oggi come orale presenta un limite: l'arricchimento lessicale viene perseguito selezionando i vocaboli in base alla difficoltà di pronuncia, non tenendo conto degli aspetti pragmatici, comunicativi ed affettivi del linguaggio stesso che invece sono importantissimi. La rigida esclusione dei segni e dei gesti dalla comunicazione riduce fortemente la possibilità di interazione tra il sordo e la comunità degli udenti. Nonostante tale limite, il metodo orale è alla base della lettura labiale basata su due principi: il movimento e la forma delle lettere. Con essa il soggetto può "ascoltare" il linguaggio leggendo le labbra ma per farlo è necessario che venga messo nelle migliori condizioni in cui l'interlocutore posizionandosi davanti al soggetto, parla lentamente ed utilizza la mimica facciale come complemento.

In netta contrapposizione è il metodo basato sul linguaggio gestuale, proposto per la prima volta dal francese De L'Epée che elabora una lingua dei segni convenzionale prendendo come nucleo centrale i gesti utilizzati dai suoi allievi e aggiungendo altri segni per designare oggetti, qualità ed eventi. L'obiettivo era insegnare la lingua, nel suo caso il francese, per cui lo studioso creò anche una serie di segni per designare elementi propriamente grammaticali quali il tempo e la persona del verbo, l'articolo, il genere del nome. Il metodo era molto semplice: De L'Epée insegnava i segni corrispondenti ad oggetti od eventi concreti mostrando il segno insieme al referente o a un disegno.

Subito dopo associava il segno alla parola francese scritta insegnando quindi a leggere e a scrivere agli alunni. Seguendo questo metodo in Italia è nata la Lingua Italiana dei Segni (LIS) e sembra dimostrato che l'acquisizione delle lingue dei segni, da parte delle persone ipoacusiche esposte a questo input, segua le stesse modalità dell'acquisizione delle lingue vocali da parte delle persone udenti esposte ad input vocale.

Le persone sorde non hanno quindi problemi ad acquisire un linguaggio. La loro difficoltà consiste nel non essere esposti ad un input linguistico per loro naturalmente fruibile quale la lingua dei segni e nel non poter, d'altra parte, usufruire adeguatamente dell'input linguistico veicolato da modalità acustico-vocali.

Nella lingua dei segni ci sono quattro aspetti componenziali fondamentali in ciascun segno: il "luogo" dove viene eseguito il segno, la "configurazione" delle mani (la forma che assumono nell'esecuzione del segno), il "movimento" delle mani e "l'orientamento" del palmo delle mani. La sincronia di tutte queste componenti garantisce l'espressione di un segno significante e nitido. Attualmente il metodo più conosciuto legato alla LIS, anche se ancora non si può parlare dell'esistenza di vere e proprie scuole, è quello bimodale che ha lo scopo di far raggiungere al sordo una competenza della lingua parlata e scritta il più possibile simile a quella dell'udente, utilizzando la modalità visivo-gestuale: parlando vocalmente e nello stesso tempo accompagnando ciò che viene detto con i segni corrispondenti.

Nell'educazione del sordo viene oggi utilizzato anche il computer che privilegiando il canale visivo integro anziché l'uditivo compromesso, permette di favorire lo sviluppo percettivo e cognitivo usando i messaggi in video in modo interattivo, con la possibilità di fornire un feedback che facilita l'apprendimento linguistico.

ANNUSARE E GUSTARE

I sensi dell'olfatto e del gusto permettono il riconoscimento degli stimoli chimici ambientali che in natura sono fondamentali per la sopravvivenza ed il comportamento dell'individuo nell'ambiente; a stimoli di natura olfattoria è infatti spesso affidato il riconoscimento dei propri simili, quello eterosessuale, e del cibo.

Nell'uomo invece questi sensi vengono considerati "sensi inferiori" perché meno direttamente legati alle funzioni nervose più elevate; in realtà queste sensazioni hanno influenza sul comportamento per il senso di gradevolezza o sgradevolezza ad esse associato. L'organo periferico dell'olfatto è rappresentato dal naso, che comprende a sua volta il naso esterno, formato da una serie di cartilagini (superiore, inferiore, del setto), le fosse nasali, che si estendono dalle narici fino alle coane e sono formate dalla mucosa nasale.

In un'area che nell'uomo occupa circa cinque centimetri quadrati, in tale mucosa si trovano i chemocettori olfattivi costituiti da cellule olfattive di origine nervosa. In esse è possibile distinguere una parte esterna provvista di brevi ciglia e una parte basale dalla quale parte il neurite; tutti i neuriti delle cellule olfattive contraggono sinapsi con le cellule mitrali i cui assoni raggiungono la corteccia cerebrale olfattiva situata anteriormente alla regione ipotalamica. Gli odori che si percepiscono sono dovuti all'attivazione delle cellule olfattive per reazione chimica delle molecole delle sostanze odorose con molecole recettrici situate sulle loro ciglia.

Lesioni che colpiscono l'area olfattiva possono portare a mancanza dell'olfatto (anosmia) o ad una percezione errata degli odori. I recettori del gusto si trovano in strutture dette calici gustativi disposti nell'epitelio delle papille gustative sulla lingua. Ogni calice gustativo è composto da cellule sensoriali con porzione apicale provvista di microtubuli endocellulari e una porzione basale dove si trovano giunzioni sinaptiche con le terminazioni periferiche di fibre nervose gustative che vanno a contrarre sinapsi a livello del talamo ottico, fino a giungere all'area gustativa. Nella percezione del gusto intervengono le sostanze disciolte nella saliva che, combinandosi con i recettori situati nella parte apicale delle cellule gustative, generano l'insorgenza del potenziale del recettore e così lo stimolo, tramite le vie gustative, giunge alla corteccia cerebrale e qui interpretato.

Le modalità gustative fondamentali sono quattro: il salato, il dolce, l'amaro e l'acido (gli altri aromi risultano dalla loro combinazione) ed esiste una diversa distribuzione topografica di essi sulla lingua. Il massimo di sensibilità è sulla parte basale della lingua per l'amaro, sulla punta per il dolce mentre il salato e l'acido occupano posizioni intermedie.

MUOVERSI

La proprietà del muoversi è una caratteristica dei viventi: infatti anche gli organismi più semplici sono dotati di movimento grazie alla presenza di ciglia, flagelli e pseudopodi e questa capacità acquista importanza con l'aumento delle dimensioni e della complessità degli individui. Il crescere delle dimensioni di un organismo riduce il rapporto tra la superficie e il volume ed aumenta di conseguenza l'intensità degli scambi con l'ambiente per cui è essenziale che il mezzo esterno, che si trova a contatto con la superficie corporea, venga continuamente rinnovato per impedire che esso si impoverisca rapidamente di elementi nutritivi e che si accumulino scorie. Tale rinnovamento è facilitato quando l'organismo possiede la capacità di spostarsi nell'ambiente; diventa così indispensabile lo sviluppo di un tessuto altamente differenziato, il tessuto muscolare, costituito da fibre muscolari contrattili.

La contrattilità è una proprietà peculiare della materia vivente ed è dovuta nelle cellule al citoscheletro; negli organismi superiori la funzione viene devoluta a tessuti differenziati che possono essere suddivisi in base alle caratteristiche dei dispositivi contrattili endocellulari, le miofibrille, in tessuto muscolare striato e liscio. A fronte del liscio che appartiene a diversi organi, come intestino, vasi sanguini, utero e vescica, lo striato si localizza nell'apparato scheletrico e nel cuore. Ai fini della elaborazione in oggetto, l'attenzione è rivolta alla muscolatura scheletrica principale fautore del muoversi. Dando per acquisita la acquisizione della struttura e ultrastuttura delle fibre striate si danno alcuni cenni della fisiologia e della funzione.

L'unità motoria (UM) è costituita da una cellula nervosa situata nelle corna anteriori del midollo spinale (motoneurone alfa), comprendente il prolungamento (assone) che entra a far parte di una delle radici anteriori e in seguito di un nervo motore, fino ad un muscolo nel contesto del quale si sfiocca in numerosi filamenti terminali ciascuno dei quali innerva (a livello della placca motrice) una fibra muscolare. La placca motrice comprende la terminazione di una fibra di un nervo motore, contenente acetilcolina, che si pone in rapporto con un recettore coligenico della membrana sarcolemmale (giunzione neuro-muscolare ), in questo modo giunge al muscolo scheletrico la scarica di impulsi nervosi che determina la contrazione, una caratteristica propria delle fibre muscolari.

Una malattia delle giunzioni neuro-muscolari è la miastenia dovuta ad anticorpi che agendo sul recettore acetilcolinico ne provocano una perdita funzionale con conseguente difetto di trasmissione neuro-muscolare, la cui sintomatologia caratteristica è l'esauribilità muscolare dei muscoli scheletrici volontari; un'altra malattia che porta a stanchezza muscolare è la sclerosi multipla, una malattia detta demielinizzante perché porta alla scomparsa della mielina, (guaina che avvolge i nervi), cosicché questi perdono la capacità di trasmettere i messaggi dal cervello ai muscoli.

Queste malattie sono catalogate fra le nervose e tra esse viene descritta anche la Distrofia muscolare, in realtà una malattia intrinseca dei muscoli che determina nell'individuo debolezza, incapacità di muoversi e atrofia muscolare. Il controllo celebrale della mobilità è affidato alla via piramidale, extrapiramidale collegate al cervelletto per una maggiore armonicità dei movimenti; queste vie hanno i loro centri (insieme di nuclei e altre sostanze) distribuiti in tutto il sistema nervoso centrale. Il sistema piramidale controlla i movimenti volontari; i segnali che provengono dall'area somato-motoria della corteccia celebrale, tramite le fibre efferenti determinano le modificazioni del tono muscolare necessarie per consentire la corretta esecuzione dei movimenti volontari.

Nell'uomo lesioni dell'area somato-motoria compromettono, nella metà controlaterale del corpo in quanto le fibre si incrociano, i movimenti volontari che richiedono abilità; quando sono lese anche aree limitrofe a quella suddetta, compaiono disturbi del tono muscolare riflesso sia dei muscoli estensori che di quelli flessori ben presto si ha la completa rigidità degli arti; che possono portare alla spasticità. La via extrapiramidale presiede al controllo dei movimenti involontari e inerenti alla postura, le fibre che la costituiscono partono dalla corteccia celebrale e discendono venendo a contrarre sinapsi in una serie di nuclei situati lungo lo stelo encefalico e emettendo una serie di fibre collaterali che la connettono con la via piramidale formando così un unico sistema motorio.

Il non funzionamento di una di queste strutture, la sostanza nigra, provoca il morbo di Parkinson i cui sintomi sono il tremore e la rigidità; la corea è invece caratterizzata dal continuo manifestarsi di movimenti involontari disordinati e rapidi, soprattutto degli arti e deriva da lesioni dei nuclei del corpo striato.

Molte delle malattie nominate causano nei soggetti colpiti lesioni permanenti che spesso li costringono su una sedia a ruote; dato che non è sempre adattabile alle varie situazioni, causa gli ingombri fissi e le ruote arrestabili, attualmente esistono nuove proposte nella costruzione di sedie flessibili rispetto agli ambienti come quella acquatica, oppure quella dotata di apposite ruote che ne permettono il movimento su terreni sconnessi e ghiaiosi: ad essa può essere attribuito il ruolo di "passaporto" perché è il mezzo che permette al disabile di poter "viaggiare".

SINDROME DI DOWN

Un numero troppo elevato o troppo scarso di coppie di geni può alterare i normali processi dello sviluppo causando delle anomalie tra cui la Sindrome di Down. La causa di questa anomalia rimase un mistero per molto tempo, ma nel 1959 si scoprì che gli individui affetti hanno 47 cromosomi, anziché , dovuti alla presenza in più del cromosoma 21, dando luogo ad una trisomia. L'effetto è il risultato di una non-disgiunzione primaria che ha generato un gamete con due copie del cromosoma 21. I segni fisionomici di portatori di Down sono la bassa statura, a causa del ritardo della maturazione dell'apparato scheletrico ed il tono muscolare scarso; alcuni possono presentare anche difetti cardiaci ed essere particolarmente suscettibili ad infezioni polmonari. Oltre a tali problemi fisici, ci sono anche problemi psichici dovuti ad insufficienze mentali accompagnate da deficit di adattamento.

All'interno della sezione culturale "Eliminiamo le barriere" una singolare esperienza è stata condotta con una classe di 18 ragazze portatrici di trisomia Down, con un percorso all'interno del Museo di Storia Naturale dell'Università a Parma.

In una dimensione di reciprocità in cui il trainer conserva la propria autorevolezza, sono stati forniti strumenti privilegiati al fine di instaurare, attraverso l'uso delle scienze, rapporti di comunicazione e relazione interpersonali. Attraverso una metodologia puntata sull'individualizzazione dell'insegnamento con unità didattiche circoscritte, sono raggiunti obiettivi formativi, cognitivi e sociali. Assumono rilevanza questi ultimi per gestire le emozionalità in modo da indurre piacere, stupore curiosità e interesse sul piano culturale. Tenuto conto della difficoltà presentate in genere dai portatori Down di gestire le istanze emozionali, il percorso è servito a puntualizzare regole e controlli motori all'interno della comunicazione e senso socializzante affettivo.

ANZIANI

Una ricerca riferita alla Regione Emilia Romagna, Provincia di Parma e Comune di Parma, fa emergere una situazione, riferibile a tutta Italia, che vede la popolazione anziana in costante aumento.

Non si può non tenere conto, allora, della condizione anziana o come spesso si dice dei problemi della terza età. Quest'ultima dizione, tanto usata quanto metodologicamente scorretta, attribuisce ad un fatto cronologico (l'età) la capacità/necessità di distinguere i diversi livelli di vita del ciclo umano. Essa si rifà dunque ad una componente biologica per dedurne conseguenze giuridiche (pensionamento) ed esistenziali (la propria inutilità).

Perciò è preferibile usare la prima dizione (condizione anziana) per sottolineare un tratto esistenziale determinato da precisi meccanismi societari e culturali i quali esistono ma potrebbero non esistere in presenza di diverse politiche sociali.

La condizione anziana, oggi, è una condizione che sfugge ai rigidi schematismi e non è più aderente ad una immagine che vuole esclusivamente l'anziano povero, malato e bisognoso di cure e di assistenza (disagi di tipo fisico); ciò che emerge sono le nuove povertà (povertà qualitative) dell'anziano causate da una vita vissuta poco nella collettività, una vita di relazione che si svolge prevalentemente nell'ambito familiare, una vita culturale e di impegno sociale e collettivo (attività politica, sindacale, etc.) marginale.

Disagi quindi derivanti dal sistema economico-sociale-culturale all'interno del quale l'individuo sviluppa la propria esistenza. Dal momento che l'organizzazione della vita sociale si realizza in funzione della produttività e il modello dominante è quello della massima efficienza, la persona che esce dal ciclo produttivo, per collocamento a riposo, viene automaticamente emarginata. Il disagio degli anziani si acuisce in uno dei due generi, ovviamente quello femminile. D'altra parte l'attenzione viene rivolta all'uomo anziano", in quanto considerato il "soggetto" primario, non più produttivo delle situazioni di crisi di disadattamento che scattavano con l'avvento della vecchiaia. Una immediata conseguenza della diversificazione per sesso viene invece considerata da un punto di vista sanitario, infatti le donne che invecchiano sono esposte per cause intrinsecamente ormonali alla osteoporosi che comporta maggior rischio di fratture e di deformazioni dello scheletro, causando gradi di invalidità parziale o totale.

Le donne vivono secondo la media una vita più lunga e quindi una vecchiaia più lunga rispetto all'uomo e sono maggiormente colpite dalla solitudine dovuta soprattutto alla carenza di relazioni interpersonali fuori dalle pareti domestiche. Particolare attenzione è rivolta, nella nostra città alla prevenzione della solitudine e ai possibili disagi psichici e fisici, incentivando con offerte culturali, una vita attiva e di gruppo di donne, uomini in età anziana. Sono nate e cresciute così esperienze quali gli Orti sociali, i Comitati Anziani, le Università della terza età, degli anziani e popolare. Il tempo libero assume un significato particolare dato che nell'età produttiva si intende il tempo di risulta dalle ore lavorative, e nella dimensione anziana invece rappresenta un tempo totale da realizzare al massimo.

Ciò che si modifica in ciascuna persona è così il bioritmo e la consapevolezza di nuove regole, che privilegiano il rapporto fra i due sistemi sociale e ambientale in funzione non più dell'età ma di fattori/valori: il linguaggio, la riproducibilità di stimoli e risposte, la memoria, la comunicazione.

Valore persona Indice Accessibilità e barriere