IL VALORE PERSONA

La Costituzione Italiana, deliberata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 22 dicembre 1947 e proclamata nel 1948, è formata dall'insieme delle norme che regolano la vita sociale e l'ordinamento statale; infatti stabilisce i diritti e i doveri dei cittadini, la struttura e l'organizzazione dello Stato, i rapporti tra i suoi organi, i rapporti tra questi e il cittadino.

Essa nasce come risposta alla politica del regime fascista che esaltava il mito del capo carismatico, "il percussore dell'anima collettiva", colui che parla alle masse durante le parate e che le disprezza.

Al disprezzo per le masse, giudicate incapaci di eroismo e di intelligenza, di bontà e di cattiveria se abbandonate a se stesse, si accompagnava una visione antiegualitaria della società, tanto che fu ridotta al silenzio la stampa di opposizione, furono soppresse le libertà di parola, di riunione, mentre furono concessi particolari privilegi agli iscritti del Partito fascista per ogni sorta di impiego, per il rilascio delle licenze commerciali e artigianali, per gli appalti e le forniture dello Stato. In più il 9 novembre del 1938 furono emanate le "leggi razziali" che limitavano i diritti politici, civili ed economici della comunità ebraica italiana e che prevedevano l'espulsione degli ebrei che si vivevano nel nostro paese, stabilendo così forti discriminazioni politiche e razziali.

Per superare tali discriminazioni l'articolo 3 recita : "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale, che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Tuttavia, non è sufficiente proclamare in termini di principio l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e la pari dignità sociale, cioè uguaglianza formale; affinché esse si realizzino concretamente, la costituzione assegna allo stato il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l'uguaglianza dei cittadini, nella convinzione che solo la libertà dal bisogno rende gli uomini liberi e capaci di esercitare pienamente i propri diritti cioè uguaglianza sostanziale.

Gran parte del dibattito sull'uguaglianza è stato mosso da retorica, mentre i diritti della persona e dei popoli venivano trascurati; infatti nel 1967 a Parigi è stata proclamata la "Dichiarazione del principio di uguaglianza degli uomini e delle donne", per mettere in evidenza che nei confronti delle donne esistevano ed esistono tuttora pregiudizi e discriminazioni.

Ogni persona in quanto individuo, unico, irripetibile e orientato nel tempo, ha esigenze proprie, indipendentemente dall'essere "normodotato e/o handicappato". Ciò che manca, se non del tutto, almeno in parte, sono le OPPORTUNITÀ di uguaglianza e in attesa del raggiungimento di tale diritto costituzionale vanno identificate quelle opportunità per diminuire e quindi annullare le disuguaglianze.

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