La vicenda è nota e ormai giunta a processo

La drammatica Caduta dei Giganti per il docu-film sui sordi del Provolo

Pubblicato: mercoledì 24.4.2013 alle 08:52
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Categoria: Cronaca sordi / Prima pagina

Gli ex bambini abusati nell’istituto veronese sono stati intervistati ieri al Te dalla troupe di T-film L’opera tratta anche i casi di Savona e Salerno. L’ha ordinata una tv iraniana per il mercato mondiale

di M.Antonietta Filippini

provolosordi_contropedofiliLa drammaticità di Giulio Romano nella Sala dei Giganti farà da sfondo al commovente e toccante racconto di alcuni dei sordi, che nella loro infanzia – e alcuni fin nell’adolescenza – furono vittime di abusi sessuali all’istituto Provolo nel Veronese. La vicenda è nota e ormai giunta a processo, dopo lo scoppio dello scandalo grazie a un’inchiesta del settimanale l’Espresso. Ne hanno scritto molti giornali stranieri, tra cui il New York Times e lo spagnolo El Pais. Ieri quei sordi, che hanno testimoniato in tribunale e sono ormai adulti, sono stati intervistati nello scenario splendido ed emotivamente forte di Palazzo Te da una troupe di T-film per un documentario, in corso di realizzazione.

«Il docu-film durerà un’ora e sarà trasmesso in tutto il mondo, Usa, Sudamerica, Asia. Ce lo ha infatti commissionato Press-tv, con sede a Teheran e a Londra, che trasmette in lingua inglese in tutto il mondo sul satellite» ci spiega l’autrice e regista Silvia Luzi, che collabora con Raitre per Report di Milena Gabanellli e Presa diretta di Sergio Iacona, oltre a programmi per Sky. Silvia Luzi è una indipendente che, con i suoi soci di T-film, sta realizzando questo documentario sulla pedofilia in Italia narrando le situazioni che hanno visto il clero sotto accusa. Per questo, insieme all’altro regista Luca Bellino, al direttore della fotografia Adriano Mestichella e al fonico Lorenzo Face, sta girando l’Italia per mettere in luce tre vicende in particolare. «I casi dei bambini sordi del Provolo, di Vallo della Lucania nel Salernitano, e di Savona. I primi due sono particolarmente duri perché hanno riguardato un numero altissimo di vittime. Vorrei specificare che il nostro film non è contro la chiesa, e tantomeno la fede, tanto che si sono fatti intervistare anche vari sacerdoti e alcuni cardinali».

Perchè girare le interviste a Mantova? «I nostri documentari – risponde Luzi – sono molto curati, con una bella fotografia, come i film, le persone parlano distesamente, mai di fretta. Sono approfondimenti e anche lo sfondo deve essere significativo, Qui a Palazzo Te, non c’erano dubbi: la Sala dei Giganti. Un’altra ambientazione è stata la loggia del Giardino segreto, infine abbiamo ripreso il gruppo dei sordi mentre passeggia fuori attorno alla villa dei Gonzaga. Ma c’è un altro motivo: è mantovano, di Porto, Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione dei sordi “Provolo”, che ci ha dato una mano per i permessi. Anzi ringrazio l’amministrazione comunale di Mantova che ha mostrato grande sensibilità. Naturalmente nel documentario saranno citati Palazzo Te e questa bellissima città. Inizialmente avevamo chiesto delle location a Verona, ma dopo averci fatto perdere 15 giorni ci hanno opposto un rifiuto. Ora gireremo anche a Villafranca e Trento».

Ma perché una tv iraniana si interessa alla pedofilia che ha riguardato sacerdoti in Italia? C’è una polemica religiosa?

«Non credo, probabilmente non sarà nemmeno trasmesso in Iran e nel mondo islamico. L’argomento è invece molto seguito in America, in Belgio». «E in Irlanda – interviene Marco Lodi Rizzini, dove il premier intervistato affermò: “Non siamo a Roma, questa è la libera Repubblica d’Irlanda e i preti pedofili finiranno in carcere». Lodi Rizzini sente intensamente questo problema anche perché sua sorella Paola – ieri tra gli intervistati – a 5 anni diventò sorda ed è la moglie del presidente, sordo, dell’associazione Provolo che si è battuta molti anni per arrivare al processo. «Non importa se c’è stata la prescrizione – spiega – già il fatto di trovare il coraggio di denunciare e ottenere giustizia, di essere definiti dai giudici vittime e non visionari, ha ridato serenità a molti sordi che da bambini erano stati abusati e hanno nascosto per una vita il tormento in fondo all’animo». Certo, aggiunge, un docu-film come questo girato a Palazzo Te, in Italia «non si fa». E cita invece il documentario sul caso di padre Murphy, «Mea maxima culpa» di Alex Gibney, considerato il più grande regista di documentari in attività, premio Oscar per “Taxi to the dark side”.

http://gazzettadimantova.gelocal.it/

 

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