Bimba down, chirurgia plastica sì o no?
Bimba down, chirurgia plastica sì o no?
In Inghilterra divide e fa discutere il caso di Ophelia Kirwan, 2 anni. I suoi genitori vorrebbero sottoporrla a una serie di interventi per migliorarne l'aspetto. Che ne pensi?
Fa discutere in Inghilterra (ma la polemica arriva anche in Italia) la decisione dei genitori della piccola Ophelia Kirwan, due anni, affetta dalla sindrome di Down, di sottoporre la figlia a una serie di interventi di chirurgia estetica La storia di Ophelia è stata raccolta dal Daily Mail, che pubblica la foto della bambina in braccio alla madre Chelsea, la quale si difende: «Non è giusto che mia figlia, e altri nella stessa condizione siano giudicati dalle apparenze e magari scartati per un lavoro che possono svolgere». Secondo la donna, la chirurgia plastica risponde basilarmente a una "questione di autostima": lei ha deciso l'intervento "per la felicità di Ophelia". L'Associazione britannica Sindrome di Down ha duramente criticato l'iniziativa, sottolineando che sottoporre una bambina di due anni a un'operazione di chirurgia plastica è una "violenza" contro un essere umano che non è ancora consapevole della propria condizione.

Anche nella blogosfera si è acceso il dibattito sullo spinoso tema. MrMephisto, nel suo blog, dichiara di essere confuso: Non riesco a farmi un'idea mia su questa decisione... Tutti dovrebbero essere accettati per quello che sono, soprattutto chi non sceglie di essere in un certo modo.Ma la nostra società è sempre più crudele e malvagia, e soprattutto è palese per tutti che le nostre menti, mia compresa, vengono bombardate da un ideale imposto (e non necessariamente da accettare) secondo cui l'aspetto estetico conta più di qualsiasi altra cosa. Per questo non mi viene da condannare i genitori della piccola Ophelia, anche se la loro decisione fa discutere.
Ha idee più chiare, e decisamente critiche, Totentanz, che dice: Sottoporre una bambina down a un intervento chirurgico solo per attenuare le caratteristiche estetiche dell’handicap, invece, è una cosa che va un po’ oltre quel diritto. Ho sempre pensato che di fronte agli handicap, fisici o mentali, è la società che deve adeguarsi, non il disabile. Soprattutto nel caso dei bambini. Invece no. Li si costringe ad affrontare la sala operatoria non per migliorarne lo stato di salute ma perchè “così sarebbe accettata dalla società”.
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Tratto da http://liberoblog.libero.it
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