Weekend tragico in montagna, Reinhold Messner: "Sì alle regole, ma solo nelle piste da sci"
Nella categoria: NEWS 24 ORE
8/2/2010: Redazione Sordionline.com |
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Weekend tragico in montagna, Reinhold Messner: "Sì alle regole, ma solo nelle piste da sci"
di Paolo Salvatore Orrù
Otto morti, otto feriti, un disperso. Non è un bollettino di guerra: è l’amaro epilogo dell’ultimo fine settimana nelle montagne italiane. Proprio per evitare il ripetersi di queste tragedie, il governo - su proposta del Dipartimento della Protezione Civile - ha presentato un emendamento al decreto legge sulle emergenze in discussione al Senato: è previsto il carcere per chi, provocando una valanga, si rende responsabile della morte di altre persone e cinquemila euro di ammenda per chi scia fuori pista o compie escursioni quando i bollettini meteo indicano una situazione di pericolo. “Ben vengano le regole, purché non siano applicate indiscriminatamente. Se c’è un regolamento che vieta il fuori pista in un‘area riservata a slitte e skilift è giusto che chi provoca una valanga sia considerato responsabile per i danni arrecati agli altri”. Reinhold Messner, esploratore, scrittore, da molti considerato il miglior alpinista di sempre, non ha alcun dubbio: sì alle regole purché siano “applicate solo in casi particolari”.
Messner, che cosa intende con “casi particolari”? “Semplice: chi va in montagna in zone selvagge, dove non ci sono né sentieri né piste, deve essere considerato autoresponsabile. E’ sempre stato così da oltre duecento anni, da quando qualcuno ha cominciato a praticare l’alpinismo. Autoresponsabile vuol dire che l’alpinista è responsabile per la propria vita: se due o tre alpinisti vanno sull’Everest o sul Gran Sasso e c’è un imprevisto, ognuno deve essere responsabile per sé. Qui i magistrati non devono entrarci, altrimenti si rischia di intaccare l’essenza del vero alpinismo e si toglie all’uomo l’opportunità di affrontare e di esplorare la natura”.
Insomma, lei vorrebbe creare una zona franca per alpinisti… “Bisogna fare dei distinguo: sulla strada sono responsabile di tutto quello che provoco con la mia auto, se commetto un errore e muore un'altra persona è chiaro che il giudice ha il dovere di condannarmi. Lo stesso deve valere nelle piste: se io vado a sciare in una zona proibita e provoco una valanga è giusto che il giudice dica la sua. Se sono sull’Everest - o dove non faccio correre rischi a nessuno - lì devo potermi muovere liberamente: l’alpinismo inizia là dove finisce il turismo. Dove non ci sono infrastrutture, dove non c’è niente, la legge non deve intervenire: non può essere un giudice a dirmi quando e come scalare una montagna o se devo andare a destra o sinistra “.
Regole sì, ma non per tutti. Ma la montagna ne sta uccidendo tanti… “Le tragedie sono sempre colpa dell’uomo: la natura non è maligna. La natura c’è, preesiste ed è infinitamente più forte del genere umano. Siamo noi che dobbiamo accettare le sue regole. Il che vuol dire che una valanga può cadere su un pendio. La massa non studia, non si fa sconsigliare, non ascolta, quindi non si preoccupa nemmeno minimamente del rischio valanga”.
Ma cosa ne pensa delle valanghe killer? “La valanga non è mai killer: la valanga uccide chi si muove sconsideratamente sotto di lei. Ma questa deve restare una libera scelta. Certo lo Stato ha l’obbligo di garantire la sicurezza di tutti, se però io vado via dalle infrastrutture e mi inoltro in montagna, su un terreno libero, allora devo poter rispondere solo delle mie azioni se dove vado io non posso uccidere nessuno. Insisto: la montagna è rischio, ma senza rischio non ci sarebbe l’alpinismo”.
Una soluzione però bisogna trovarla… “E’ una discussione estremamente importante ed è giusto che alpinisti e giuristi si incontrino su uno stesso tavolo, perché è legittimo che giudici e alpinisti possano fare, ognuno nell’ambito delle proprie competenze, il loro mestiere”.
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